| Il Carnevale è la gioia dei bambini, da sempre. |
di LINO SPADACCINI
L’apertura del Carnevale solitamente coincide con la festa di Sant’Antonio Abate, che ricorre il 17 gennaio. Nel passato, memorabili erano le grandi “ouverture carnevalesche”, organizzate a casa Cordella. Tantissima gente partecipava in quest’occasione non tanto mondana, anche se vi partecipava tutta la società bene vastese, quanto una grande festa per far divertire i bambini. “Tra grandi e piccini, se ne contano circa duecentocinquanta”, scriveva l’anonimo cronista sulle pagine dell’Istonio del gennaio 1895, “Oltre cinquanta i bambini, tutti mascherati nelle fogge più varie e fantastiche. Le signore e le signorine, in proporzione; belle, eleganti e specialmente amabili; animate da una gioia nuova e grande, quella di madri, di nonne, e di sorelle che rispecchiano la felicità dei loro piccini. Perché bisognava
vederli quei piccoli pierrots, quei bébés, quei paggetti, quelle zingare, quelle ballerine, da due a tredici anni, gridare, animarsi, ficcarsi tra gamba e gamba de’ grandi, con aria da padroni…”.
A far gli onori di casa donna Isabella Celano, con i figli Tommaso, apprezzato dottore, ed Emilio, grande esploratore, che morirà in terra d’Africa.
Inizio della festa era fissato per le ore 19 con il tradizionale canto in onore di Sant’Antonio Abate, eseguito da un coro di bambini, accompagnati al pianoforte dall’avvocato Betti. Giulietta Laccetti, da ballerina, andava a tentare il Santo anacoreta, impersonato da Peppino Miscione, che si era ritirato nel deserto proprio “per fuggir la tentazione del diavolo birbone”.
Ancora recite, poesie e la grande lotteria molto attesa dai bambini: “Ognuno aveva il suo numero, e quindi ognuno ebbe la sua bambola, il suo ombrellino, il suo panierino, la sua trottola”. Con il ballo della quadriglia, improvvisata dai bambini, sotto il comando di Giulia Laccetti, terminava il programma dedicato ai bambini e si dava inizio alle danze per gli adulti fino alle 4 del mattino “senza che la bella festa perdesse la vivacità sua caratteristica”.
Altre feste venivano organizzate durante tutto il periodo di carnevale nelle migliori famiglie, ma anche balli pubblici e feste all’interno del Teatro Rossetti.
Lino Spadaccini
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