di Lino Spadaccini
S.Valentino festa degli innamorati e…del consumismo.
Questa festa fu istituita un paio di secoli dopo la morte di San Valentino nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità, una ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera di San Valentino.
Oggi è diventata più una festa del
consumismo, mentre noi vogliamo rendere omaggio a tutti gli innamorati con i versi passionali, sensuali e carichi d’amore di alcuni poeti vastesi.
Tutti hanno bisogno d’amore, perché nessuno può fare a meno d’amare. Per innamorarsi basta anche un semplice sguardo: uno sguardo profondo che non può essere spiegato e soprattutto che non ha bisogno di parole, perché nello sguardo c’è tutto, c’è anche il vero amore, così come ci racconta Gaetano Murolo, nella poesia dal titolo “Perché ti guardo?”, pubblicata nel 1891 per i tipi Anelli & Manzitti:
Se vuoi sapere perché ti guardo, o bella,
dimmi perché l’olezzo han le viole;
perché vola pe ‘l ciel la rondinella
e splende il sole.
Perché ti guardo? chiedilo a ‘l tuo core;
chiedilo a ‘l mesto fior che ti donai;
chiedilo a ‘l tuo pensiero, a ‘l dì che muore
e lo saprai!
Lo sguardo non è solo capirsi al volo e saper leggere il silenzio dell’altro, ma è anche intuire quello che l’altro sta pensando o che desidera in quel momento. Lo sguardo è la chiave dell’amore…
“Io non ti conoscea” è la poesia scritta nel 1914 da Ettore De Pompeis:
Io non ti conoscea,
ma t’incontrai un dì e ti guardai;
lo sguardo tuo avea
le fiamme dell’amore ed io t’amai.
Del labbro tuo l’accento
ferimmi il core e mi sentii felice,
se me lo rechi il vento
adesso attendo giù dalla pendice.
Il tuo gentil sorriso
avea quel dì del lampo lo splendor,
ed ora in ogni viso
cerco il bel riso e non lo trovo ancor.
Nella notte gioconda
sogno, fanciulla, tua gentil sembianza,
quanto disio m’inonda,
quanti dolci pensieri, quanta speranza.
Motore essenziale dell’amore è il cuore, il vero custode delle nostre emozioni, delle sensazioni, ma anche delle sofferenze, dei pianti, delle gioie e dei nostri silenzi. Ed allora leggiamo questa bella poesia scritta da Carlo Palmili dal titolo “Cuore”:
Cuore, / perché non sveli ad una nuova / donna / l’amor segreto ch’ài nel petto? / Tu finger ben sai, ma non ti scuoti. / E baci pur se ‘l bacio / t’è donato. / Nell’ora del piacer, tu, fortemente / sentisti
la volutta della donna, / ma non parlasti, / mentr’ella, a te, chiedeva affetto!... / Oh! come aspramente frenasti / gl’impeti arcani, / del tuo sangue ardente, / per restare fedele al primo amore!... / Cuore! / troppo pianto e grande angoscia / nutristi di sangue / per il tuo amore antico /
che richiami... / nell’ora triste del tuo pianto amaro!...
Se c’è vero amore, l’unione con l’altro è il coronamento di un sogno, proprio come avviene nelle favole, quando il principe azzurro accoglie tra le proprie braccia la donna che ha sempre cercato e desiderato. Chiudiamo con una bella poesia di Federigo Genova, scritto nel luglio del 1889, in occasione delle nozze di Elisa D’Ippolito con il Barone Oscar Genova:
E l’amor mio m’ha dato questa rosa
Il dì ch’ei disse a me: Sarai mia sposa
E poi mi disse: Ne levai le spine
Perché t’amo d’amor senza confine
Puro, come rugiada che lo stelo
Bacia il profumo ch’esso manda al cielo.
La rosa io mi son messa in cima al petto
Dolce emblema d’amor del mio diletto,
E la voglio portar sera e mattina
La rosa del mio amor che non ha spina.

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