DA VINCENZO APOLLONIO RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Se solo per gioco si dovesse stilare una classifica dei Santi più popolari a Vasto e in Abruzzo certamente un posto di rilievo spetterebbe a S. Biagio, che la Chiesa Cattolica celebra il 3 febbraio, mentre in Oriente si festeggia il giorno 11 successivo. S. Biagio, vescovo di Sebaste in Armenia, a causa della sua fede venne imprigionato dai Romani; durante il processo rifiutò di rinnegare il cristianesimo e per punizione fu straziato ccon i pettini di ferro, quelli che si usavano per cardare la lana. Morì decapitato nel 316 ai tempi dell'imperatore Licinio. Tarde leggende raccontano che egli liberasse miracolosamente un bimbo da una spina incastratasi in gola, per cui è invocato contro i mali di gola.
Una leggenda riguardante il Santo fu descritta da Antonio De Nino, l'illustre demologo nato a Pratola Peligna nel 1831 e morto a Sulmona nel 1907, in “Usi e costumi abruzzesi” ,importante raccolta in 6 volumi pubblicati negli ultimi anni dell'Ottocento ( Gabriele D'annunzio per “La figlia di Jorio” e la “Fiaccola sotto il moggio” trasse spunto proprio dai racconti del De Nino).
Eccola riproposta integralmente:
San Biagio (Leggenda Abruzzese)
Biagio era un pover'uomo e aveva un cuore ricco di sentimenti caritatevoli. Quando andava alla Chiesa, diceva a Gesù Cristo:
“Gesù Cristo mio, perchè non mi dai un po' di roba? Vorrei aiutare la povera gente”.
Questa preghiera si ripeteva tutti i giorni. Ai 3 di febbraio andò alla Chiesa a fare la solita preghiera; e non appena l'ebbe finita gli comparve Gesù Cristo, che stese la mano e allungò l'indice e glielo strisciò alla gola. Poi scomparve.
Ritornando a casa, per via intese un lamento. Biagio disse fra sè: “Voglio vedere che sarà”. Entra in una casetta e trova una bambina malata di gola, che non poteva quasi più respirare. Biagio volle tastare la gola col dito... La bambina gettò un grido di allegrezza... Era guarita!
Biagio così fece tanto bene alla povera gente.
Quando morì, fu santificato e divenne il protettore dei malati di gola.
Il divoto di San Biagio può fare da medico. Suole perciò andare al letto del malato di gola, gli prende il polso della mano diritta, e con l'indice e il pollice della mano propria, strisciando su e giù, gli dice: “Gliutte, Gliutte!” E l'infermo fa per inghiottire, mentre il divoto medico col solo pollice gli segna nel polso una gran quantità di croci. E poi glielo torna a strisciare col pollice e l'indice, premendo forte, e dice:
Sante Biasce, de nove fratelle,
E da nove remaste a otto,
E da otto remaste a sette,
E da sette remaste a sei,
E da sei remaste a cinche,
E da cinche remaste a quattre,
E da quattre remaste a tre,
E da tre remaste a due,
E da due remaste a une:
Sante Biasce, squaglie ste cagliune! (ghiandole ).
L'operazione si ripete per nove volte, e si conchiude:
ji te segne e Die te sane.

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