mercoledì 26 ottobre 2011

Storia: come "Via degli Scarpari" divenne "corso de Parma"


Corso De Parma (via degli Scarpari) fino ad inizio '900 era
una stradina molto stretta. Invisibile la torre di S. Giuseppe.

Dopo l'abbattimento di una fila di case
e la ricostruzione del nuovo palazzo
Il corso oggi
Spesso sui giornali o sul web viene riproposto il problema dei locali pubblici che occupano, debitamente autorizzati, porzioni di strade e piazze, spesso in punti strategici e maggiormente frequentati. Uno di questi è sicuramente Corso de Parma, una delle principali strade del passeggio, piuttosto stretta e parzialmente ostruita dalle strutture mobili, con annessi tavolini e sedie, di proprietà di un bar vicino. Soltanto in occasione di alcune processioni importanti, la struttura viene smontata e il Corso, almeno per alcune ore, torna ad essere completamente e liberamente fruibile da chi passeggia.
Fino agli inizi del ‘900 il Corso, denominato “Via degli Scarpari” e successivamente “Corsea”, era più stretto di come lo vediamo oggi. Aiutandoci con la bella cartolina d’epoca tratta dalla collezione di Ida Candeloro, possiamo notare verso la chiesa di San Giuseppe la strada molto stretta che ostruisce parzialmente la visuale della Cattedrale. Agli amministratori locali del tempo venne la brillante idea, quanto sofferta decisione per molte famiglie che avevano le case affacciate sul corso, di abbattere tutta la fila di case sulla sinistra, per allineare gli edifici di Piazza Diomede (Palazzo Pietrocola) a quelli di Piazza Lucio Valerio Pudente (Palazzo Ritucci Chinni). Purtroppo un consigliere comunale dell’epoca, per aumentare la superficie della propria abitazione, di notte costruì abusivamente  la sua casa più in avanti, costringendo in tal modo tutti gli altri proprietari ad allinearsi.
I marciapiedi e la pavimentazione a blocchi di lava del Vesuvio, venne realizzata solo alcuni anni più tardi e completata a ridosso del primo conflitto mondiale, non senza polemiche, denunce e un gran lavoro di avvocati.
Nei primi decenni del secolo”, ricordava il compianto Giuseppe Pietrocola, “vi erano alcune botteghe molto caratteristiche. Una era quella del tabaccaio Guglielmo Marcone che aveva sul banco un apparecchio a ghigliottina per tagliare i sigari toscani ed un bilancino per pesare il tabacco da pipa… Più sopra la bottega di D. Luigi Sargiacomo, specialista in lumi a petrolio e fornitore di pezzi di ricambio per gli stessi… C’era la bottega di tessuti di D. Vincenzo Perrozzi, persona molto amena e scherzosa e quello di D. Angiolino Miscione che vendev cordami, articoli di cuoio, fertilizzanti, zolfo, ecc.: era l’uomo più grasso di Vasto ed anche lui era di carattere gioviale ed allegro. Di fronte alla casa d’Ettorre c’era il Bar Martone: il locale chic della città gestito dai fratelli D. Gaetano e D. Ferdinando. Fu il primo bar vastese ad avere la macchina per il caffè espresso e che vendeva gelati nelle grandi occasioni… Proprio al fianco del bar c’era il portone di casa Mattioli nel cui androne avevano sistemato un gabbiotto di vetro che serviva da ufficio di navigazione… Di fronte vi erano due negozi molto cari ai vecchi vastesi: quello dei fratelli Napoleone e Vincenzo Cieri e la puteche di Pasticce… una vera e propria istituzione cittadina. Era gestita da D. Peppino Reale e dalla moglie donna Mariannina. Vi si vendeva di tutto dalla cartoleria ai filati, dalle mercerie ai francobolli. D. Peppino, soprannominato Pasticce, era un soggetto veramente originale e, per i suoi tempi, colto ed informato: scriveva le lettere agli emigranti, confezionava pacchi soprattutto per l’estero, con abili combinazioni di spago, timbri e ceralacche”.
Sono tanti i personaggi che hanno animato questa strada e tante le storie ad essi legati. Il tempo passa ed anche i negozi inevitabilmente aprono e chiudono: ci sono quelli storici che resistono da tanti anni e quelli che non fanno in tempo ad aprire che già chiudono. Ognuno di essi ci lascia dei ricordi, delle sensazioni, che ci portiamo dietro. Il mio personale ricordo va a Fiore, il negozio di giocattoli, fino a quello più recente legato al sorriso di Marilena De Fazio, storica edicolante di Corso De Parma, prematuramente scomparsa.

Lino Spadaccini

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