Un’educativa e toccante cerimonia presso l’Oratorio Salesiano. Celebrazione della Professione Perpetua di Francesco P. Giovanni Galante. Una Comunità parrocchiale e generalmente ecclesiale, di Vasto e da altri luoghi convenuta, assai partecipe e commossa.
Vasto, 17 settembre
Ne sono stato testimone, quasi per caso. Un’insolita occasione sociale, insieme religiosa e civile. In un Oratorio dell’Istituto Salesiano di Vasto, affollato e festante per un suo giovane che ha scelto per la vita di rispondere a una vocazione spirituale, per divenire educatore di giovani in crescita e formazione.
Il novello don Francesco Paolo Galante ha scelto di “servire Dio per tutta la vita”. Una risposta di rito, semplice nella formulazione ma densa di significati, data a una domanda dell’Ordinante: “Che cosa domandi a Dio e alla sua Chiesa”? Nella sua adesione “alla chiamata al servizio” – ha osservato il celebrante, don Alberto Lorenzelli, Ispettore dell’Ordine per il Centro dell’Italia – c’è “un disegno di Dio che attraverso ciascuno di noi può raggiungere tanti altri”, “e il dono dato a Francesco di poter consacrare la sua vita è un dono per l’utilità di tutti”.
Il novello don Francesco Paolo Galante ha scelto di “servire Dio per tutta la vita”. Una risposta di rito, semplice nella formulazione ma densa di significati, data a una domanda dell’Ordinante: “Che cosa domandi a Dio e alla sua Chiesa”? Nella sua adesione “alla chiamata al servizio” – ha osservato il celebrante, don Alberto Lorenzelli, Ispettore dell’Ordine per il Centro dell’Italia – c’è “un disegno di Dio che attraverso ciascuno di noi può raggiungere tanti altri”, “e il dono dato a Francesco di poter consacrare la sua vita è un dono per l’utilità di tutti”.
Nell’occasione, nel corale raccogliersi in preghiere e canti, in molti c’è parso di cogliere il prezioso “bene” che alla società intera è dato dal ‘sacrificio’ di se stesso di chi che sceglie di dedicarsi agli altri, e - nel caso di un “salesiano” - in particolare ai tanti giovani che incontrerà, educando e amando, sulla sua strada. Per un laico è un credere non solo nel Vangelo di Cristo, un messaggio che vuol dire soprattutto “carità”, fraternità, solidarietà fra gli uomini, ma un avvalorare concretamente principi e valori non solo religiosi, ma fondamentali e fondanti anche di una Comunità civica e sociale in genere. Un dare perché tutti ricevano.
Per la collettività vastese è stata e deve essere un’occasione di apprezzare al dono che Dio ha voluto darle: una “Congregazione” che ai giovani del luogo, adulti e cittadini del domani, da decenni dona non solo formazione e didattica professionale ma anche principi ‘buoni’, e direi necessari, per una sana vita familiare e civile.
Nelle parole ultime del giovane don Francesco - al termine dei numerosi (e commossi) “Grazie” che ha voluto rivolgere a chi lo ha generato, educato, poi a quanti lo hanno indirizzato, sostenuto e confortato nella sua scelta di vita - particolarmente toccante per i presenti è stato il sentire che non solo “Dio è tra noi”, ma che …“ nei vostri volti io vedo il volto di Dio”! Parole che parrebbero mistiche, e in certo modo lo sono, ma che in realtà – come leggo nell’Omelia del celebrante – rivelano che il giovane religioso (e non ancora consacrato sacerdote) ha assimilato e fatto propria “un’esigenza fondamentale dell’uomo: aprire il cuore all’altro”. Ciò che è nell’insegnamento vocazionale dato al suo Ordine, e penserei a una società che vuol dirsi autenticamente umana e cristiana, dal Santo Giovanni Bosco. Un sentire buono per l’anima dei credenti, assai produttiva per la vita, …anche politica, di un luogo. A volerlo condividere e far proprio, anche da parte di non ha e non professa una fede religiosa, ne avremmo un sicuro beneficio, tutti.
G. F. Pollutri

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