giovedì 25 agosto 2011

Un nuovo interessante studio su Padre Serafino Razzi

Uno studio della ricercatrice e professore d’orchestra Barbara Betti ricorda la figura di Padre Serafino Razzi a quattrocento anni dalla morte.

Lo scorso maggio, presso il Centro Studi Campaniani di Marradi, comune in provincia di Firenze,
si è svolto un interessante convegno sulla figura di Padre Razzi, a cura di Barbara Betti, Giacomo de Simonis e Carlo Causa, al quale è seguito l’inaugurazione della mostra “Serafino Razzi Dottore Teologo”, con l’esposizione di documenti a partire dal 1542.
Una manifestazione lontano dalla nostra città, ma che ci riguarda molto da vicino, in quanto padre Serafino Razzi, nato il 13 dicembre 1531 casualmente a Rocca San Casciano, ma cittadino marradese a tutti gli effetti, è stato priore del Convento dell’Annunziata a Portanuova per due anni.
Grazie al pregevole lavoro realizzato dalla ricercatrice toscana, oggi abbiamo la possibilità di approfondire la figura di questo uomo che ricoprì la più alta carica possibile di insegnamento dell’Ordine Domenicano, ma anche di riscoprire il musicista autore di numerose Laudi, e l’uomo di cultura che ci ha lasciato degli straordinari appunti di viaggio, dove è ben descritto il periodo vastese.
La brillante ricerca condotta dalla ricercatrice toscana tra l’Italia, la Croazia e la Francia, basata sui documenti autografi, le opere a stampa “Cinquecentine” e gli atti degli archivi storici dei conventi dell’ordine, hanno fatto riemergere un uomo straordinario. “Serafino Razzi fu uno dei più illustri rappresentanti dell’Ordine Domenicano del suo tempo”, scrive Barbara  Betti, “la fama di studioso, insegnante teologo, storico, poeta, biografo perdurò per tutto il XVII secolo. Come molti che godettero di straordinaria fama in vita , sul finire del 1600 il ricordo di lui andò lentamente scemando, relegandolo al ruolo generico di compositore di Laudi Spirituali. La storia raccontata nel libro Fra’ Serafino Razzi OP Dottore Teologo Marradese è incentrata principalmente alla parte della sua vita relativa al Regno di Napoli e in Croazia, oltre naturalmente alla produzione poetica legata ai libri di Laudi e Poesie Spirituali”.
La parte che ci riguarda più da vicino è ovviamente la parte del priorato a Vasto, dove sono riportate anche le trascrizioni di due lettere molto interessanti di p. Serafino Bresciano, in merito alla nomina a priore ed una lettera dell’Abate del Vasto Padre Navarra.
Diversi sono i testi sul viaggio in Abruzzo di Serafino Razzi arrivati a noi in questi ultimi anni (vedi edizioni Adelmo Polla o l’edizione del 1968 curata da Benedetto Carderi), ma la prima trascrizione, almeno per le pagine riguardanti il soggiorno a Vasto, è stata effettuata dallo storico Luigi Anelli, e pubblicata nel 1906 con il titolo F. Serafino Razzi: appunti di storia vastese 1576-1577. Una trascrizione del testo è presente manoscritta nell’Archivio Storico di Casa Rossetti.

Nel maggio del 1576 fra Serafino Razzi giunge da Penne a Vasto per ricoprire la carica di priore e questa è la descrizione della città che si presenta ai suoi occhi: Il Vasto: Terra deliziosa, che già era chiamata una picciola Napoli, risiede in sito basso, rispetto a gli alti monti che gli stanno alle spalle: ma alto però e rilevato in comparazione al mare che gli sta davanti, e vicino circa mezzo miglio. La figura sua è quasi ovale: il circuito è di un miglio incirca. Al catasto egli fa 800 fuochi: ma nel vero, come dicono, arriva a mille. Abonda questa Terra di ogni bene, di pane, di carne, di pesce, e d’uova. Et il vino ci è in tanta copia che ciaschedun’anno se ne caricano assai barche per Ischiavonia, per Vinezia e per altri luoghi. E con tutto che siano vini preciosi, sono nondimeno per lo più del tempo a bonissimo mercato… Abonda ancora il Vasto di olio, di aranci, tenendone negli boschetti d’ogni intorno, e massimamente verso la marina. Insomma si dice quasi per proverbio tra la plebe, questo paese essere come una cuccagna, in cui sempre si beve e si magna”.
Mentre questa è la descrizione fatta dal domenicano del convento dell’Annunziata: “Il convento nostro detto la Nunziata, tiene un chiostro solo con una ottima cisterna. Un dormitorio di dieci celle, con bella loggia, in vista della marina; ha un poco di orticello, cantina, refettorio e cucina, ma non capitolo, né hospizio, né infermeria, né scuola, e sarà difficile il farci queste officine per la strettezza del luogo, essendo edificato su le mura della Terra, et accanto alla porta nuova che va al mare”.

Lino Spadaccini

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