Passeggiando presso il cimitero vastese, si può ancora oggi ammirare la bella tomba monumentale che custodisce il corpo di Gelsomino Zaccagnini, un grande uomo, amato per la sua bontà e generosità, che ha passato gran parte della sua vita a promuovere iniziative mirabili per il progresso della città.
Nato a Vasto il 28 luglio 1857 da Gioacchino e Maria Di Cintio, Gelsomino, dopo aver intrapreso i primi studi classici, all’età di 17 anni entrò nella Regia Scuola Militare e divenne in poco tempo ufficiale di Fanteria. Dopo aver preso congedo ed aver prestato servizio come impiegato presso alcuni uffici pubblici, a causa di una malattia, decise di tornare definitivamente nella sua città natale. L’8 aprile 1897 prese in sposa Irma Anelli (1859-1944), infaticabile maestra, da cui ebbe una sola figlia, Maria, prematuramente scomparsa.
Nel 1902 Gelsomino Zaccagnini fondò la Società Nazionale del Tiro a Segno, creando un centro di aggregazione e formazione civile e patriottica. Tra le iniziative culturali più importanti possiamo ricordare la ricorrenza del cinquantenario della morte del poeta vastese Gabriele Rossetti (16 aprile 1904), mentre nel 1907, in occasione del centenario della nascita di Giuseppe Garibaldi, la Società promosse l’apposizione di una lapide dedicata ai concittadini Gaetano Marchesani, Giuseppe dei Conti Ricci e Antonio Bosco.
Non molta fortuna ebbe in politica: dopo varie cariche, prima come consigliere comunale e successivamente come assessore, nella primavera del 1919 fu eletto Sindaco. Ecco come la rivista “Il Fuoco” di Lanciano commentò la notizia: “Che succede a Vasto? Mistero! Questo solo sappiamo di certo: che è stato eletto Sindaco del Comune il cav. Gelsomino Zaccagnini che è un’ottima persona per nobiltà di animo e per intelligenza”.
La sua presenza in Comune si fece presto sentire: subito dopo il primo conflitto mondiale, la sede civica era diventato luogo di “corruzione”, dove gli impiegati non erano mai al loro posto e per ottenere delle pratiche bisognava avere le giuste conoscenze. Zaccagnini instaurò la disciplina, il rispetto dell’orario di lavoro e, soprattutto, l’onestà.
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| Zaccagnini mentre saluta il principe Umberto |
La sua vita politica fu alquanto breve: poco ambizioso e forse troppo buono e rispettabile, gli mancava la giusta cattiveria e intraprendenza per stare in mezzo ad un branco di lupi, che non esitava ad usare qualsiasi mezzo per scalare il potere. “Era un uomo pieno di coraggio”, ricordava Francesco Ciccarone, più volte deputato del collegio di Vasto, “intraprendente, attivo, di generosi impulsi, e di probità esemplare, ma di scarsa cultura e di intensa ambizione. Egli era sorprendente per escogitare espedienti adatti a sormontare ostacoli e difficoltà, per organizzare, per preparare, per eseguire, ma non avrebbe mai potuto concepire un piano, un sistema di riforma e svolgerlo nella sua particolarità, tenendo il dovuto conto delle leggi, degli usi, della convenienza economica e dell’estetica”. Nel novembre dello stesso anno dalla sua elezione a Sindaco si dimise.
Lasciata la vita pubblica, due desideri l’attendevano, due opere memorabili che ancora oggi, quando vengono nominate, non le si può prescindere dal nome della persona che le ha fortemente volute: l’acquedotto del Sinello e il monumento a Gabriele Rossetti.
Già nel 1914 esistevano due progetti approvati dal Genio Civile e dall’Ufficio Sanitario e finanziati con un unico decreto del dicembre 1917, uno per il comune di Vasto ed uno per il comune di Casalbordino. Ma, piuttosto che effettuare due realizzazioni distinte, si pensò di creare un consorzio con altri dieci comuni del circondario. Come presidente del consorzio fu eletto Gelsomino Zaccagnini, quando era ancora Sindaco della Città. I lavori ebbero inizio il 12 agosto 1919 e si trattava di convogliare ai dodici comuni interessati le acque pure della sorgente del Sinello, a più di mille metri sul livello del mare. Seguirono anni difficili di battaglie e contrasti per ottenere autorizzazioni e finanziamenti ingenti per portare avanti il progetto.
Per l’altra sua grande iniziativa, Gelsomino Zaccagnini si adoperò con vigore per la raccolta dei fondi per la realizzazione del monumento al Tirteo d’Italia, fece dichiarare monumento nazionale la casa dove nacque il poeta vastese, e provvide all’acquisto della stessa da parte del Comune.
Il giorno più bello della sua vita è stato senz’altro il 12 settembre 1926 quando, alla presenza del Principe Ereditario Umberto di Savoia, furono inaugurati l’acquedotto ed il monumento a Gabriele Rossetti, le due opere per le quali aveva speso parte della sua vita.
Morì il 15 agosto 1929 all’età di settantadue anni colpito da un male improvviso. Tanti i messaggi di cordoglio giunti alla moglie Irma, successivamente raccolti in un volume commemorativo, che ci aiutano a capire la grandezza di questo personaggio. “Gelsomino Zaccagnini fu un benefattore nel vero senso della parola”, scriveva il prof. Alfonso Sautto, “e, come tale, tutti i vastesi devono nutrire per Lui gratitudine profonda!”. “Il suo cuore fu miniera di bontà sconfinata”, scriveva Francesco Consalvo, “e di inesauribili energie, tanto che alla terra che lo vide nascere diede intera la sua vita attiva e ogni suo avere”. “Chi non l’ha conosciuto, non può immaginare quello che egli fu”, ricordava Nicola D’Alosio, “La sua straordinaria attività non si raccolse, non si disciplinò in un unico sforzo. Essa fiorì, scintillò, campeggiò, si diffuse in una quantità d’impulsi, di slanci, di desideri, di attitudini”. Lo storico Luigi Anelli così commentò la scomparsa: “Il tuo nome, o Gelsomino Zaccagnini, resterà scolpito a caratteri d’oro negli annali della nostra città, perché unico scopo della tua vita, che tanti dolori ti diede, fu il progresso ed il bene della tua cara patria, Vasto”.
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| caricatura di Alfredo Anelli |
Per iniziativa della Società “L.V.Pudente” di New York, e della Società “F. Palizzi” di Philadelfia, venne costituito un comitato e iniziata una raccolta fondi per la realizzazione di un busto in marmo o bronzo “perché perduri nei secoli la memoria del Gr. Uff. Gelsomino Zaccagnini benemerito concittadino” ma, nonostante le iniziali autorizzazioni, non se ne fece nulla.
Lino Spadaccini



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