martedì 1 marzo 2011

Verso il Carnevale (4): gli avvenimenti dell'anno tra satira e ironia nelle "Storie" di Fernando D'Annunzio

Ultimo interprete de “La Štorie” è il poeta Fernando D’Annunzio. Spinto dall’amico Carmine D’Ermilio, dal 1995 ha raccolto il testimone della tradizione carnascialesca vastese, riproponendo ogni anno, e sempre con maggiore successo, una sintesi dei principali avvenimenti dell’anno appena trascorso, partendo da quelli a livello mondiale e nazionale, fino a giungere a quelli locali, attingendo soprattutto dalla classe politica, che non manca mai ogni anno di fornire spunti interessanti, condito con po’ di spezie per rendere il piatto più gradevole e saporito. «Il canto della “Štorie”», afferma il poeta vastese, «è un canto tradizionale nato anticamente per dare l’occasione al popolo, allora “suddito”, di approfittare del Carnevale per prendersela, con versi più o meno garbati e spesso burleschi e satirici, con quelli che erano i “signori/padroni” che all’epoca comandavano. Ora che i “signori/padroni” vecchio stampo non ci dovrebbero più essere, i bersagli della satira e delle burle diventano spesso i politici, specialmente quelli che al momento governano, indipendentemente dal loro colore politico, insomma... a ch’attocch’ attocche e chi  té’ la cote di pajje... se l’abbrusce. “La Štorie”», prosegue Fernando D’Annunzio, «viene riscritta ogni anno e gli argomenti trattati sono scelti tra quelli di pubblico dominio, da quella che é la voce del popolo: critiche, lamentele, battute,... che si sentono ogni giorno e che riguardano fatti e personaggi che hanno dominato la scena, durante l’anno trascorso. Chi scrive, spesso deve anche provvedere ad addolcire le troppo colorite espressioni e le invettive che escono spontanee dalla bocca di gente sempre più scontenta e a volte esasperata».     

Il dialetto usato è volutamente scritto in modo da essere comprensibile anche ai lettori che non conoscono il vastese, pur mantenendo la possibilità di leggere le strofe con pronuncia e accenti tipici del dialetto prettamente vastese.
Con l’edizione 2011 sono sedici le Štorie scritte dall’amico Fernando D’Annunzio. I testi delle prime dieci edizioni sono già state raccolte in un unico volume dal titolo “Ogne anne ‘na Štorie”, pubblicato nel 2004 dalla Tipografia Histonium. Al raggiungimento delle venti edizioni, è intenzione dell’autore dare alle stampe l’intera raccolta, arricchita da notizie storiche, testimonianze ed eventuali immagini e frammenti di Štorie antiche.
Nei testi proposti fino ad oggi, possiamo davvero trovare uno spaccato del nostro Paese, dal terremoto provocato da Tangentopoli, alle dimissioni da magistrato di Di Pietro (E Di Pitre avè tanàte / Tutti chille ch’à rrubbàte, / ma ‘rruvàte a li cucciulùne / à ‘vuta da’ li dimissiùne), a Bettino Craxi che dall’Italia se n’à scappàte, ai Presidenti del Consiglio che si sono avvicendati, al Giubileo del 2000, all’introduzione dell’euro e ai tanti problemi che hanno afflitto in questi anni l’Italia, senza tralasciare la politica internazionale come l’attentato dell’11 settembre 2001 e la huerre all’Irakène. Come ogni Štorie che si rispetti, non possono mancare i riferimenti alle vicende locali, dove la politica la fa da padrone, attraverso le amministrazioni Tagliente, Pietrocola e Lapenna. Tanti i problemi vecchi, ma spesso ancora molto attuali, come ad esempio per la carenza d’acqua (E intande passe l’anne, / n’ zi po’ fa’ manghe li panne, / li cazzette e li mutande / l’allavàme a “Acqualande”). Ma tra i gustosi ottonari prodotti dalla vena poetica di Fernando D’Annunzio possiamo trovare avvenimenti piccoli e grandi che hanno fatto anche un po’ la storia della nostra città, come ad esempio la bufala delle famose scimmie che raccoglievano le olive, finita addirittura in televiosione nella trasmissione di Giancarlo Magalli (Pur’ a la štampe hanne mess’ a ddindenne ca quattre scìmmie la live jave cujjenne), oppure  la realizzazione del lungo tunnel ferroviario sotto la nostra città, un’opera che sembrava non trovare mai fine (Sott’ a lu Uašte passe na cavùte / che fin’ a mo ancòre s’è finùte, / cì’adà passà’ lu trene, ma chi sa / se nnu’ ‘i li putém’ aricurdà); ed ancora, la riapertura de lu ciardìne a D’Avaloss’, l’inaugurazione della Circonvallazione Istoniense (mo, da la “Prete” fin’ a lu “Pianete”, / è finalmende tutte ‘na tiràte), la chiusura dell’Università  che Ere nu vante pe’ chišta città, ma N’ z’è sapùte com’è jùte… / N’ z’è putùte o n’ z’è vulùte… / ma ‘na cose ch’ere bbone / oramàje s’è pirdùte. Inevitabili i riferimenti al calcio, gioie e dolori di tanti sportivi, come per il 1996 quando grazie al Presidente Scoppellitti la squadre di pallone s’è sfaciate, oppure al film girato a Vasto con Michele Placido, Silvio Orlando e Paola Cortellesi, ed ancora i Palazzi Scolastici dipinti di colore celeste, la nomina di Bruno Forte a pastore della diocesi di Chieti-Vasto, la nomina a Vescovo di Don Piero Santoro, fino ad arrivare allo scorso anno con le vittorie del centauro vastese Andrea Iannone ed il restauro della statua di Gabriele Rossetti.
E allora dopo questa lunga carrellata sulle Štorie vastesi, immergiamoci nel clima carnascialesco e godiamoci insieme le venti strofe che anche quest’anno il poeta Fernando D’Annunzio ci ha regalato.

Lino Spadaccini

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