di Lino Spadaccini
Particolarmente importanti durante il periodo risorgimentale, furono gli scritti e le memorie di ispirazione politica e la lirica patriottica. Il loro obiettivo era quello di cantare l’amore per la libertà e l’odio per gli oppressori, con una tale forza da scuotere gli animi dei giovani e renderli pronti al sacrificio, anche con la vita, per il raggiungimento della libertà e dell’Unità d’Italia.
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| Gabriele Rossetti |
Un ruolo importante l’hanno avuto personaggi come Silvio Pellico, autore de “Le mie prigioni”, Massimo D’Azeglio, il Guerrazzi e Luigi Settembrini, autore de “Le ricordanze della mia vita”, ma anche la nostra città, durante il Risorgimento, ha dato un contributo notevole alla lirica patriottica. Molti i versi scritti da Gabriele Rossetti, il Tirteo d’Italia, personaggio scomodo e pericoloso costretto all’esilio londinese. I suoi versi rappresentarono veri e propri inni di guerra come Unità e Libertà, musicata da Gioacchino Rossini: Minaccioso / l’arcangel di guerra / già passeggia per l’italia terra / Lo precede la bellica tromba / Che dal sonno l’Italia svegliò: / L’Appennino per lungo rimbomba / e dal Liri va l’eco sul Po. / Tutta l’Italia pare / Rimescolato mare: / E voce va tonando / Per campo e per città / - Giuriam giuriam sul brando / O morte o libertà!...
Da non tralasciare anche i poeti minori di casa nostra come Antonio Rossetti che nel Diesilla scrisse: Ed i nostri governanti / Son mangioni tutti quanti; / Basta ch’essi stanno bene / Non si curan delle pene / Che noi tutti poi soffriamo / Ed assassinati siamo. / Die illa, dies irae! / Quando, o Dio, vorrà finire?
Il canonico don Niccolò Suriani, durante i moti del 1821, scrisse tre sonetti intitolati “Fede”, “Speranza” e “Carità”, con i quali inneggiava ai tre colori della bandiera nazionale. Camillo Del Greco, in occasione del giuramento della Costituzione nel 1948, compose un inno molto bello dal titolo “Il giuramento sulle ossa del soldato italiano”. Ecco alcuni passi: “Or che libera è questa contrada, / Or che Italia fa tregua al suo pianto, / Sciolga il Bardo la voce del canto / Che mi spira celeste piacere; / E deposti l’usbergo e la spada, / Li riposi lo stanco guerriere. /… Benedetto quel grido di guerra / Ch’esce fuori da libero petto! / Maledetto, per Dio, maledetto / Chi nemico della Patria servì! / Non ricopra un sol pugno di terra / Ei se stesso e la Patria tradì. /… Viva Italia che l’alma difende / Dagli artigli del tristo e dell’empio, / Come vive per tutti l’esempio / Che produce le mille virtù: / Da quell’urna che tanto risplende / Libertade si scriva e non più / Evocate le innumeri schiere / Dalla voce possente di Dio, / E quest’urna, coll’ultimo addio, / Faccia giuro di eterna amistà; / Ed all’ombra di cento bandiere / S’alzi un canto che sempre vivrà…”. Con il ritiro della Costituzione da parte del Re Ferdinando II, proprio per aver scritto e declamato in pubblico questa lirica, il giovane Del Greco venne arrestato e incarcerato.
Per riconoscenza a Roberto Betti, che aveva fatto clamorosamente assolvere tutti i giovani vastesi affiliati alla Giovine Italia, arrestati e processati a Napoli nel 1845, molte furono le composizioni poetiche a lui dedicate, conservate manoscritte nell’Archivio Storico di Casa Rossetti. Giuseppe Della Guardia, fedelissimo di Silvio Ciccarone scrisse: “A te, Roberto, onor primiero e vanto / Di quest’alma cittade avventurosa; / A te, gentil, cui della patria il santo / Amore adempia l’alma generosa; / La Patria io dico, cui giovasti tanto, / E più bella rendesti e più gloriosa; / A te ben dovrebbe un monumento / Di grato affetto splendido argomento…”.
Michele Genova, valente epigrammista, scrisse: “Lunga stagion di guerra e di sventura / La bella Istonio in fosca notte avvolse: / Sperò, ma indarno, dalla nebbia oscura / Ritorla il Padre tuo, chè morte il colse. / Pur non sia vano per l’età futura / L’ampio tesoro ch’egli in pria raccolse; / A splender tornerà per la tua cura, / Poi che alla Patria il tuo pensier si volse. / E mentre al vanto tuo natio paese / Crescer vedevi una novella gloria, / Sursero ad appugnarla aspre contese. / Se la patria per Te n’ebbe vittoria, / E l’onor della mitra a lei si rese, / Ti il subbietto sarai di nuova istoria”.
“La Patria ” è il titolo della composizione di Stanislao Pietrocola: “Il pensier de la Padria è sommo, è caro, / Il pensier de la Padria è qual favilla / ch’eccita, informa, e l’uom fa ecceso e chiaro. / Tale pensiero in fronte di favilla / Di te, o Roberto, e tal t’incendia il cuore, / che vai sublime da l’umana arzilla…”. Molte altre sono le composizioni che meriterebbero di essere citate, ma le tralasciamo per brevità. Chiudiamo con l’Inno di Guerra scritto da Giuseppe Ricci nel 1860, ispirato alle imprese del Generale Giuseppe Garibaldi:
Sorgiamo, o fratelli: - dall’Alpi ai tre mari.
Su, tutti frementi – snudiamo gli acciari;
Su, tutti animosi – corriamo al Po.
Sia fine al selvaggio – di Marco il Lione,
Oppresso e non domo – dal fiero Teutòne,
Tremendo ruggito – dal petto mandò.
A l’armi, o fratelli – giuriamo pugnar;
Divampi la guerra – per terra e per mar!


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