sabato 12 marzo 2011

150°: (4) IL PLEBISCITO A VASTO


PLEBISCITO A VASTO
Piazza Plebiscito, una delle belle e famose piazze di Napoli, è chiamata così in seguito al plebiscito del 21 ottobre 1860, con il quale il Regno delle Due Sicilie veniva annesso al Regno di Sardegna. Anche Vasto ha ricordato questa data storica chiamando Corso Plebiscito la strada che dal Teatro Rossetti porta fino alla Chiesa del Carmine, dove si trova Palazzo Ciccarone, uno dei simboli del Risorgimento vastese.

PALAZZO CICCARONE, CORSO PLEBISCITO
Dopo il fatti del 4 settembre, con la liberazione di Vasto e la creazione del Governo provvisorio, le truppe borboniche cominciarono a riorganizzandosi, sfruttando l’ignoranza del popolino, sottomesso ancora ai privilegi feudali. Il giorno 19 settembre la Guardia Nazionale del Distretto di Vasto, comandato dal Maggiore Silvio Ciccarone, ricevette ordine di mettersi in movimento verso l’entroterra per sedare ogni tentativo di restaurazione borbonica.
Durante l’assenza della Guardia Nazionale, a Vasto la situazione era piuttosto tranquilla e non si registrarono tentativi di rovesciamento del Governo provvisorio. In un clima di entusiasmo patriottico venne accolto a Vasto, il 14 ottobre 1860, Salvatore Pes, marchese di Villamarina, ambasciatore del Piemonte presso il Re di Napoli.
Proveniente dalla città partenopea, il marchese di Villamarina era diretto a Giulianova per incontrare Vittorio Emanuele, che si apprestava ad entrare negli Abruzzi. Fermatosi a Vasto, il marchese venne ospitato nella casa di Silvio Ciccarone. Appena sparsa la notizia, tutte le case vennero addobbate con il tricolore, arazzi e coperte pregiate. Tutti gli uomini del corteo avevano ornato i loro cappelli con fogli su cui erano scritti a caratteri cubitali “SI”, manifestando apertamente le loro intenzioni di voto per il plebiscito fissato per il 21 ottobre. Fu un vero tripudio.
Il Barone Bellelli, direttore generale delle Poste, che si trovava al seguito del Villamarina, così ne dava notizia al Cavour a Torino ed a Luigi Carlo Farini a Grottammare: “Tutta la popolazione di Vasto d’ogni classe con un SI al cappello ha chiamato il marchese al balcone, applaudendo fragorosamente al re Vittorio Emmanuele ed al suo ministro Cavour”.
Il 21 ottobre si tennero le tanto attese votazioni per l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno di Sardegna. La domanda a cui erano stati chiamati i cittadini maschi, che avevano compiuto il ventunesimo anno di età e che non avevano riportato condanne penali, era il seguente: “Il popolo vuole l’Italia una e indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale e i suoi legittimi discendenti?”. Nel Distretto di Vasto, su una popolazione di 108.513 abitanti, gli aventi diritto al voto furono 24.603. Votò il 77,32% di cui 18.369, pari al 96,55% per il SI, e 655, pari al 3,45%, per il NO. Le operazioni di voto lasciarono alquanto a desiderare: non fu garantita la segretezza, molti furono “sollecitati” a votare per il SI, e per non correre rischi, vennero effettuati anche degli “aggiustamenti”.
Ma come scrisse Giovanni Peluzzo nel 1961 in Vasto per l’Unità d’Italia: “Ciò che avvenne poi nel plebiscito ufficiale fu solo una formalità burocratica. Per Vasto e per i vastesi del tempo, il regno d’Italia era ormai una realtà storica non più discutibile ed il loro SI di adesione fu espresso nella forma più spontanea e più genuina sfilando uniti sotto la casa di Ciccarone per quella via che di poi, e fino a qualche anno fa, fu chiamata CORSO PLEBISCITO”.
Lino Spadaccini

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