Come fu costruita la "galleria drenante"
Concludiamo il nostro viaggio di approfondimento sulla tremenda frana del 1956 analizzando i rimedi attuati non solo arginare momentaneamente il problema, ma risolverlo definitivamente.
In seguito al sopralluogo di tecnici, con l’intervento del Ministro Romita e dell’On. Giuseppe Spataro, dopo aver appurato le cause della frana, si è giunti alle conclusioni ed agli interventi da attuare.
Per la parte a valle, si decise la costruzione di un cunicolo drenante per l’intercettazione delle acque di falda e la sistemazione generale superficiale della zona sconvolta. Per la parte a picco, furono avanzate varie proposte, tra cui la realizzazione di un muro di sostegno di altezza non superiore a quello delle sabbie asciutte, oppure un muro di sostegno con sistemazione a scarpa di tutto il fronte. Alla fine il Consiglio Superiore dei LL.PP. decise per la semplice sagomatura della scarpata e la realizzazione di un sistema drenante profondo.
Il primo lotto dei lavori, appaltato all’Impresa I.CO.RI. di Roma, prevedeva la realizzazione di un cunicolo drenante semincassato nelle argille compatte e un cunicolo di eduzione destinato alla raccolta e all’allontanamento delle acque di drenaggio. Notevoli le difficoltà incontrate per la realizzazione delle opere e diverse anche le modifiche apportate in corso d’opera, proprio per gli ostacoli incontrati. Furono realizzati anche tre pozzi di ispezione e drenanti, ancora oggi ben visibili (vedi foto) a chi si reca nella pista di atletica.
Il secondo lotto dei lavori, appaltati sempre alla stessa impresa di Roma, si svolsero contemporaneamente a quelli del primo lotto e prevedevano la sistemazione del fosso Tubello, al quale mediante una canalizzazione, erano state portate le acque della galleria.
Un terzo lotto di lavori riguardava il completamento delle opere a valle e la sistemazione della parete a picco.
Ultimato l’intervento nella frana di valle si poterono trarre le prime conclusioni sulle opere appena realizzate e sulla risposta di tutta la zona. I risultati furono incoraggianti e le acque che fuoriuscivano dalle gallerie realizzate era della portata di 5-6 litri al secondo, come era stato previsto dal sopralluogo iniziale.
Tutta la zona si andò via via stabilizzando e il movimento franoso si arrestò completamente dopo qualche tempo. Ad oggi, dopo oltre cinquanta anni dalla realizzazione delle opere, possiamo dire che è stato fatto un ottimo lavoro, anche se tutta la zona, dalle Lame fino a Via Lota, va continuamente monitorata e tenuta sotto controllo, soprattutto per quanto riguarda le nuove costruzioni, in quanto il rischio di ulteriori frane è sempre molto elevato.
Lino Spadaccini
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| sezione del pozzo di ispezione della galleria |
| Pozzo di ispezione della galleria |
| un'uscita della galleria |
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| sezione della galleria |
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| fori drenanti |



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