| Il relatore prof. Rebellato |
| Dirigente Scolastico Letizia Daniele |
In occasione dell’iniziativa “Scuola Aperta”, una interessante conferenza sul tema della scelta formativa pertinente e su come affrontare le sfide della complessità nella società che cambia è stata tenuta, Sabato 5 febbraio, presso il Liceo Statale “Romualdo Pantini” dal prof. Franco Rebellato di Bassano del Grappa (Vi), Dirigente scolastico dal 1985, valente formatore, esperto in Valutazione della Qualità, membro del Comitato Tecnico Scientifico di Alma Diploma (Bologna) e direttore responsabile della rivista “Storia e Cultura”.A presentare l’illustre oratore è stata la prof.ssa Letizia Daniele, Dirigente Scolastico del Liceo, la quale ha tenuto anche a precisare che l’Istituto “Pantini” ha recepito la riforma scolastica per l’anno 2010-2011 con i seguenti percorsi formativi: Liceo Linguistico e Liceo delle scienze umane (opzione base e opzione economico-sociale), mantenendo per scorrimento i tre precedenti indirizzi liceali con corsi di studi quinquennali: Liceo socio-psico-pedagogico, Liceo Linguistico e Liceo delle Scienze Sociali.
Il prof. Rebellato ha iniziato il suo intervento, con l’utilizzo di alcune slide, dicendo che oggi bisogna guardare alla scelta non più con i parametri di tempo, ma tenendo conto dei cambiamenti. Per cui bisogna essere attenti al nuovo, cioè: la riforma Gelmini, la rivisitazione del rapporto con la famiglia e con il territorio, i requisiti di accesso.“I nostri figli – ha continuato il prof. Rebellato – sono i ragazzi… dello zaino e i nativi… digitali. Una generazione, quindi, diversa dai ragazzi “narciso” degli anni ’80 (con riflusso nel privato), seguita, poi, dai ragazzi “Peter Pan” (con infantilismo prolungato) e dai ragazzi invisibili (con soggettività nascosta)”.Di qui l’importanza di conoscere le difficoltà e la inadeguatezza in cui si trovano oggi la famiglia e la scuola e di sapere cosa (più che come) si vuole dare ai figli.Scendendo sul piano concretamente scolastico, il prof. Rebellato ha sottolineato quattro idee-forza che devono essere tenute presenti: il nuovo obbligo di istruzione (competenze di base comune fino a 16 anni; formative fino a 18); basta con gli accumuli e gli appesantimenti dell’orario (massimo 30 ore settimanali); l’autonomia; l’aggancio tra tradizione e modernità, puntando soprattutto sul metodo sperimentale.“Che mondo sarà nel 2020, quando i nostri figli dovranno costruirsi una vita lavorativa?” si è chiesto a questo punto il prof. Rebellato. Ecco la sua risposta: si prevede una forte carenza di competenze elevate e intermedie legate ai nuovi lavori, come si prevede un forte disallineamento complessivo dell’offerta formativa rispetto alle richieste del mercato di lavoro. Su cosa, allora, bisogna puntare? Su prospettive che semplifichino i percorsi di studio e siano indirizzate a una maggiore occupabilità.Di qui l’importanza della formazione di tipo liceale che apre al futuro, perché non è specialistica, insegna ad imparare e punta sulla persona. Certamente la sfida, ha concluso il prof. Rebellato, sta nell’impegno della scuola di interfacciarsi sempre di più col territorio e di realizzare nuove competenze per nuovi lavori, in particolare quelli socio-culturali, tecnici e manageriali.
LUIGI MEDEA
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