venerdì 4 febbraio 2011

Convento di S. Onofrio: qui visse gli ultimi giorni della sua vita il Beato Giacomo Petrucci vescovo di Larino


Il 4 febbraio del 1550 moriva nel Convento di S. Onofrio il Beato Giacomo Petrucci.
Molti sono i frati che hanno dimorato e sono passati a miglior vita nel convento vastese, molti dei quali vissuti anche in odore di santità. Tra questi Giacomo Petrucci, la cui presenza assume un significato particolare, in quanto prima di terminare i suoi giorni a Vasto, è stato Vescovo di Larino.
Nelle Memorie storiche della Città e Diocesi di Larino di Giovanni Andra Treia, già Vescovo di Larino, pubblicate nel 1744, si legge: “F. Jacobus de Petrutiis Minorum Patritius Neapolitanus circa annum 1504. Alexandro VI. Pontefice D. Pardum Civitatis, & Dioecesis Larinen. Patronum eligi curavit insignis Philosophus & Theologus, & integerriæ famæ, ut creditur ejus Corpus tumulatum in Ecclesia S. Honuphrii Civitatis Vasti ex Fratribus ejusdem Ordinis in cujus Martyrologio SS. Fastis describitur”.
Come spesso accade per i personaggi vissuti in tempi molto lontani, anche per il beato Giacomo le notizie sono piuttosto confuse e spesso in contraddizione tra loro. Ma grazie ad alcuni testi fondamentali sulle cronache francescane ed al Vescovo Treia, è stato possibile ricostruire almeno in parte la sua vita.
Nato a Teano, figlio di Antonello segretario del Re Ferrante, Giacomo Petrucci è stato professore di Teologia presso l’Università partenopea. Il Petrucci viene ricordato come uomo dottissimo autore anche di molti testi di teologia e filosofia, però probabilmente uno solo è arrivato fino ai giorni nostri dal titolo “Philoponi Fatris Jacobi de Petrutiis Partenopei Ordinis Minorum Episcopi Larini Augustini Suessani Discipuli Pomerrediana murroniana”.
Religioso francescano fu fatto Vescovo di Larino nel maggio del 1503, quando suo fratello, Giovan Battista, era Arcivescovo di Taranto (versione questa fornita dal Wadding, ma contestata da altri). Sicuramente nel 1523 era ancora Vescovo a Larino, come testimoniato da un’iscrizione posta sulla torre della Cattedrale. Successivamente, ma non sappiamo quando, probabilmente a causa della salute cagionevole, è giunto al Convento di Sant’Onofrio. Infatti, il convento vastese, anche per la sua posizione amena, e per essere dotata di una ricca farmacia, utile sia per la cura  dei frati infermi, ma anche a disposizione della cittadinanza in caso di necessità, era stato destinato a infermeria della provincia. Secondo altri il Petrucci, prevedendo l’ora della sua morte, si trasferì nel convento vastese per passare i suoi ultimi giorni. Qui il beato Petrucci visse in santità di vita ed in estrema povertà e profetizzò il giorno e l’ora della sua morte.
Fu sepolto nella fossa comune riservata ai frati e, dopo molti anni, il suo corpo fu trovato ancora intatto: “Corpus post multos annos apparuit incorruptum, in testimonium illibatæ Virginitatis luculento Confessarii testimonio comprobatæ.
Di lui si legge nel Martirologio: “Histonii in Aprutio Teatino, Beati Iacobi de Petrutiis Loriensis Episcopi, qui virginatem illibatam perpetuo servavit, et paupertate, abstinentia, charitate ac humilitate resplenduit”.

Lino Spadaccini
 

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