sabato 22 gennaio 2011

Ricordo di Renato Terpolilli poeta giornalista scrittore: il giorno che disse "sì"

di Lino Spadaccini
L’anno scorso, nel decennale della morte, abbiamo cercato di ricordare la figura di Renato Terpolilli, scrittore, giornalista e poeta raffinato della nostra terra. Alla famiglia, che quest’anno ha subito un altro triste lutto, con la prematura scomparsa di Maria Teresa, vogliamo  rendere un piccolo omaggio, ritornando a quell’11 aprile 1953 quando Renato e Maria Spina si sono uniti in matrimonio nella chiesa di S. Maria Maggiore.


L’occasione mi è data da un articolo con due foto apparse sulle pagine dell’Histonium, che ha ripercorso quel giorno memorabile quando don Giuseppe Lattanzio da Larino, ha unito in matrimonio la giovane coppia. “I nostri giovani concittadini hanno realizzato il loro bel sogno d’amore”, si legge sul periodico diretto da Espedito Ferrara, “ bello nella gioia dei loro cuori uniti nella dolce speranza dell’avvenire, bello per il concorso nei numerosi congiunti, che hanno recato il tributo del loro affetto, per il trionfo delle luci, dei fiori, dei canti della Schola Cantorum diretta dal m° Zaccardi, che ha voluto dare per l’occasione al caro Renato una superba manifestazione d’arte…”.
La vostra vicenda”, si legge ancora nell’articolo, “comincia a primavera, tra i fiori della terra. Possa il profumo, la bellezza, la luce di questo giorno fiancheggiare il vostro cammino, festonare la vostra via sempre, in vista d’un lucido orizzonte promesso alla vostra giovinezza, desiderato dalle vostre speranze”.
Un giorno indimenticabile per una unione speciale, per fatale destino interrotta da un tragico incidente, ma che da undici anni si è ricomposta in cielo.
E chiudo proprio con una poesia di Renato Terpolilli dedicata alla moglie, dal titolo “A Maria Spina”, inserita nella raccolta “Quel che resta…” del 1997:
Piovevano rose scarlatte quando
Apristi gli occhi al tuo giorno,
i capelli chiari non ancora flavi
si scioglievano sottili alle carezze.
Ai tuoi occhi la gioia già disegnata
E io non sapevo quale vento di primavera
Seguisse il tuo ventenne incedere.
Eri la grazia veniente: sì, sono Spina,
dicesti, ti piace il mio nome? –
Al mio sguardo l’angoscia di anni
Qualcosa che dagli erebi fioriva.
Tu esci dai miti e ridi al sole
Più viva, lampo di gladio, limpida
Speranza che non può arrestarsi
All’indifferenza del mio invito…
Esploro i tuoi pregi, inerme
Ai tuoi sguardi di romantica luna:
un segnale di calda giovinezza vola
su me e mi consacra al tuo seno
e alle tue labbra di melagrana
socchiuse a soavità arcane.
Deponi nei miei pensieri ali d’oro
Innalzi il caduceo di cristallo
A percuotermi l’anima fino
A spezzare con dolcezza il cuore.
………………………………......
Nel tuo fulgore l’amore mio
Dimora nella tua grazia.

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