Il nome di Angelo Pasquale Gravinese a molti sicuramente non dirà nulla, ma quando si parla del monumento a Gabriele Rossetti, del Politeama Ruzzi, della Fontana della Piazza, della facciata della cattedrale di S. Giuseppe e di alcune importanti tombe gentilizie, allora ci troviamo di fronte ad un nome importante che ha lasciato il segno nella nostra città per circa un trentennio, dal 1925 fino al 9 novembre del 1955 giorno della sua morte.
Il marmista decoratore Pasquale Gravinese, nativo di Bitonto, era conservatore dei restauri antichi e insegnante di disegno e plastica nella scuola “F. Spinelli” della sua città, ed è stato chiamato a Vasto nel 1925 dallo scultore Filippo Cifariello, per realizzare il monumento sul quale poi è stata collocata la statua bronzea realizzata dall’artista napoletano. Il Gravinese, vero maestro con lo scalpellino, ha creato una vera e propria opera d’arte lavorando e decorando tutto il basamento e la stele del monumento in pietra proveniente da Gioia del Colle, compresa la bella immagine di Dante visibile nella parte posteriore.
Questo lavoro, mirabilmente eseguito, è stato il biglietto da visita non solo di un vero artista, ma anche di un uomo umile, modesto e simpatico che ha saputo farsi amare dalla gente.
Subito dopo aver lavorato per il monumento a Gabriele Rossetti, si susseguono le richieste per la realizzazione di importanti lavori. In occasione della “ricomposizione” della Fontana della Piazza, dal piazzale antistante S. Giuseppe a Piazza Barbacani, davanti il Castello Caldoresco, Pasquale Gravinese invia al Podestà di Vasto una interessante lettera, datata 6 luglio 1927, dove oltre al lato lavorativo, esce fuori anche il rapporto umano e schietto tra l’artista e la nostra città. Il Gravinese chiede di prorogare i tempi del lavoro, fino a quando “mi metterò in condizione almeno di salire e scendere il treno”. Questo a causa della frattura del malleolo interno di un piede che lo costringe a subire un delicato intervento: “Curato da 5 chirurgi l’operazione è riuscita tanto bene che sono lasciato storpiato”.
La lettera e anche l’occasione per parlare della riconsegna di quattro sedili in marmo da collocare intorno al monumento a Rossetti e l’artigiano annuncia l’arrivo non dei quattro previsti, ma ben dodici sedili da posizionare secondo uno schizzo disegnato sulla lettera, che poi è la disposizione che vediamo ancora oggi a Piazza Rossetti.
Il Gravinese spiega che l’aumento dei sedili è dovuto anche ad una convenienza economica per quanto riguarda il trasporto e “per dare al popolo un lavoro completo ed anche di grande utilità. Ritengo perciò che V. S. Ill.ma gradirà la sorpresa”, prosegue lo scultore pugliese, “e non le dispiacerà la spesa consistente il lire 2400 che per un Comune costituisce nulla, e poi? Poi c’è il nobile tesoriere Celano signor Michele il quale con i suoi modi umili ed affabili accontenta a tutto in ispecial modo a me che mi chiamava Rapinese”.
Di questo periodo è anche il pregevole restauro della facciata della cattedrale di S. Giuseppe, con la riparazione dell’architrave spezzato, delle due colonnine pensili ai lati estremi della facciata e soprattutto la ricostruzione del bellissimo rosone a dodici raggi, su motivo di quello della facciata della chiesa di Sant’Agnese a L’Aquila. “Esecutore dei restauri”, scrive Luigi Anelli sul Vastese d’Oltre Oceano in data 3 aprile 1928, “è stato Pasquale Gravinese di Bitonto… un modesto ma valente artista che anche questa volta ha saputo con genialità e perizia assolvere il compito affidatogli, raccogliendo gli unanimi consensi della cittadinanza”.
Stabilitosi definitivamente a Vasto con tutta la famiglia (ancora oggi sono presenti dei discendenti), il Gravinese ha lasciato un’impronta artistica notevole: la facciata del Politeama Ruzzi (su progetto dell’ing. Antonio Izzi), la balaustra della chiesa dell’Orfanotrofio Genova- Rulli, le belle cappelle gentilizie di Gelsomino Zaccagnini, della famiglia Palmieri, del cav. Salvatore Cieri, del Cav. Ruzzi e molte altre tombe e lapidi artistiche, tra le quali voglio ricordare quella per il pilota vastese Francesco Della Guardia, morto nella sciagura aerea dell’11 maggio 1951 nel rione S. Michele, con la realizzazione della lapide dove si scorge la sagoma dell’aereo Lightning P-38 avvolto dalle fiamme.
Lino Spadaccini
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