mercoledì 7 luglio 2010

Quando a Vasto si rievocava la "Cavalleria"


Rievocazioni storiche d’altri tempi.
Oltre alla più recente rievocazione della collazione del Toson d’Oro al principe Fabrizio Colonna, e la “caccia del toro”, citato dallo storico Luigi Marchesani, fino alla fine degli anni ’20, veniva saltuariamente proposta nel periodo di carnevale una rievocazione storica, dagli intenti sicuramente positivi, ma dai risultati alquanto discutibili.
Sto parlando della Cavalleria, tradizionale mascherata a cavallo dei vetturali vastesi, in ricordo delle incursioni turchesche sulle nostre coste dal XVI al XVIII secolo.
“In origine, la mascherata consisteva in un corteo di cavalieri dalla pelle nera”, si legge in un articolo pubblicato sul Vastese d’Oltre Oceano diretto da Luigi Anelli, “che per prima coppia aveva un Pascià a lato di una fanciulla bianca, vestita di candidi veli. Oltre alla magnificenza dei vestiti, la mascherata si distingueva per la ricchezza dei turbanti e dei fez dei cavalieri della mezzaluna, letteralmente ricoperti di fiammanti collane di oro”.
Con il passare degli anni anche la rievocazione ha perso il significato e il suo fascino iniziale: i costumi turchi sono passati di moda e la caratteristica mascherata della Cavalleria si è trasformata in un corteo reale con la coppia coronata seguita dal corteo di “cavalieri bianchi dai serici vestiti, dalle sgargianti gualdrappe dei loro destrieri ed armati di innocue sciabole di legno inargentato”. Innocue sciabole non direi proprio visto l’utilizzo che se ne faceva. Ma andiamo per ordine.
Alle ore 10, dal cortile di palazzo d’Avalos, lo squillo di trombe annuncia l’uscita della sfilata. Apre il corteo il Capitano delle Guardie (Pietro Molino), seguito dal 1° trombettiere (Michele Molino); segue la coppia reale formata dal Re (Vincenzo Cicchini), che cavalca un superbo baio dorato, con corona e collare del Toson d’Oro al collo, e indossa un manto di velluto rosso, cappa di ermellino, abito di velluto nero e gambali di pelle. Alla sua destra, su un bel morello, cavalca la sua sposa (Nicola Tana), tutta vestita di bianco. Seguono il 2° trombettiere (Michele Aucone) e 30 cavalieri.
E qui veniamo alla parte alquanto discutibile di tutta la rievocazione. Per le strade era uso appendere lungo un filo tra case o tra balconi, innocenti galline vive con il corpo in giù. I polli erano il bersaglio dei cavalieri, i quali con le loro sciabole di legno colpivano ripetutamente i poveri volatili fino ad ucciderli. “Cinquanta le galline sacrificate”, precisa il cronista, “che la sera di domenica furono servite nel lieto simposio di quanti presero parte alla mascherata. Non è stato possibile però poter precisare il numero delle bottiglie che furono tracannate per poter accompagnare nello stomaco quegl’innocenti volatili”.

Lino Spadaccini

1 commento:

Francescopaolo D'Adamo ha detto...

... e va bene (disse donna "Lene")! Vasto è diventato il paese dei "pollai" ma da quando le galline sono "volatili"?