lunedì 12 luglio 2010

Alla scoperta della nostra storia: Gaetano Nirico, capitano







Il 12 luglio del 1837 moriva di colera a Marineo, in Sicilia, il vastese Gaetano Nirico. Nato il 26 marzo del 1790 da Cosimo e Rosa Rinaldi, sin da ragazzo Gaetano si appassionò alle armi e iniziata la carriera militare, da soldato semplice, arrivò ben presto al grado di capitano.
Fornito d’ingegno meraviglioso e di larga dottrina”, scrive Luigi Anelli nei Ricordi di Storia Vastese, “a più alti gradi sarebbe asceso se i suoi sentimenti liberali e l’amor di patria, che ardentemente nutriva, non gli avessero procurate le antipatie del governo borbonico”.
Infatti, al comando di alcuni ufficiali, con un colpo di mano, voleva sorprendere Ferdinando I per costringerlo a mantenere la costituzione giurata del 1820. Scoperta la trama poco prima di entrare in azione, il Ministro Del Carretto, si recò da Gaetano Nirico (suo amico fraterno e per questo nel napoletano girarono alcune voci di tradimento da parte del nostro concittadino) e, offrendo una decorazione, cercò di strappare al vastese i nomi dei suoi complici. Sdegnato per la proposta, il Nirico gettò a terra la decorazione e per questo venne arrestato. Giudicato da una commissione militare, venne sentenziata la sua liberazione il giorno 19 maggio 1825.
Mente illuminata e grande esperto di scienze militari, il Nirico pubblicò diversi saggi di notevole spessore, che gli accrebbero la fama in Italia e all’estero. Tra i titoli manoscritti o stampati ricordiamo: “Sulla rivoluzione di Napoli nel 1820, vol.VI, Cause dei rovesciamenti degli eserciti napoletani in varie epoche, Esame alle Osservazioni sulle ritirate eccentriche e concentriche secondo il sistema ed i precetti di diversi autori militari (Palermo, 1836) e Considerazioni sopra alcuni giudizii di Montesquieu e del Maresciallo Puysegur intorno a Carlo XII e Leonida (Napoli, 1826).
“Eccoci qui a dare un primo saggio dell’impegno di rivendicare i pregi di quell’immacolato Eroe”, scriveva Gaetano Nirico nella dedica alla valorosa armata di Svezia comandata dal suo Re Carlo XII, grande stratega militare, che agli inizi del 1700 si trovò ad affrontare l’attacco della Danimarca, della Sassonia e della Russia, “e mostrarlo impareggiabile nell’altezza dell’anima, ed a niumo secondo nella magnificenza dell’ingegno. La quale opera, che avremmo desiderato condegna all’egregio e lodato uomo, a te consacriamo, inclita e probissima Armata, erede della sua gloria, imitatrice del suo valore, fedele osservante di quella stupenda disciplina”.
Sul saggio del Nirico, l’abruzzese Raffaele d’Ortensio nel 1832, per la Tipografia Grandoniana di Chieti, ha pubblicato una Lettera Filologico – Critica, in segno di ringraziamento per un’opera di alto livello. “Stimatissimo Sig. Capitano”, si legge nella pubblicazione di oltre 60 pagine, “Venutomi a mano, non ha guari di tempo, un volume, che porta il titolo di Considerazioni intorno Carlo XII, e Leonida, eminente lavoro, da tutte parti perfetto, onde il grave vostro ingegno di questi ultimi tempi ha presentato la letteraria Repubblica; e confortato a farne lettura quinci dal subietto, ad ogni uomo, che alto intenda, carissimo”, e chiude “Fatene pertanto, se il mio pregare non è superbo, cortese dono di altre cose, chè al fermo in mulla vi potrà fallire la lena, al modo stesso che scrivendo quelle sublimi Considerazioni, le quali ben sento che dureranno lungamente dopo Voi, avete porto amplissimo testimonio alla Repubblica delle lettere di animo colto, e gentile, di bella e vigorosa eloquenza, di franca e libera filosofia. Di che a nome di tutti i buoni, che hanno uso, e intelletto di lettere, vi riferisco come che in rozzo stile, e con pensamenti comunali, e bassi, grazie infinite di così egregio, e profondo lavoro, al tempo che rendendovi nuovamente salute, vi prego a vivere consolato, e felice”. Di parere completamente opposto un tal R. L. che su Il Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti, critica sia l’opera del Nirico che la Lettera del d’Ortensio.
Alcuni documenti manoscritti sono conservati anche presso l’Archivio Storico Casa Rossetti, come una lettera datata 21 marzo 1837, pochi mesi prima della morte, scritta da Palermo e indirizzata al cognato Gioacchino Vassetta, e Cenni Biografici del Dr. Fisico Francesco Paolo Nirico, una interessante e ragionata biografia del fratello maggiore.

Lino Spadaccini

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