di Lino Spadaccini
L’11 luglio del 1893 moriva a Vasto Giacomo Tommasi, canonico cantore del Capitolo Cattedrale di S. Giuseppe, autore della prima biografia di Luigi Marchesani, edita a Napoli nel 1879, nove anni dopo la morte dello storico vastese. Alla sua morte, lasciò erede della casa in via Lago, l’Istituto delle Figlie della Croce. L’edificio fu adibito a scuola ed educandato, fino a che nel 1956 venne completamente demolito a causa della frana.
Sul n.21 del 1893 dell’Istonio, così viene dato l’annuncio della morte del canonico: “D. Giacomo Tommasi, Arcidiacono della
Cattedrale, cessava di vivere ieri mattina. Fu un tipo, e noi pur avendo del sacerdote un ideale ben diverso, preferiamo il suo clericalismo intransigente ed ostinato a quello che si nasconde pauroso ed insidioso sotto la maschera del liberale. Da lui non era difficile guardarsi. Ebbe impegno non comune, tenace volontà, ambizione irrequieta e tendenza a dominare. Così, se le sue opinioni lo separarono recisamente dai liberali, le sue qualità personali gli alienarono finanche le simpatie de’ correligionari e, se riuscì ad avere il clero vastese soggetto, non lo ebbe mai amico e quando più parve circondato di devoti, più fu isolato. Ormai la malattia ne aveva fiaccato il corpo e le delusioni ne avevano amareggiato l’animo. La morte gli dà pace e riposo”.
Giacomo Tommasi era nato a Vasto il 30 dicembre 1817 da coniugi Diego e Maddalena Giacomucci. Sua fratello Giuseppe, esercitò l’avvocatura a Napoli ed è benemerito del patrio ospedale, in quanto il 21 marzo 1850 diede una rendita di 70 ducati annui. Giuseppe scrisse varie Allegazioni, tra le quali Difesa per D. Carlo e D. Teresa Heigelin (moglie di Filoteo d’Ippolito), Napoli 1840; Difesa per D. Michelangelo Piscicelli, Napoli 1840; Difesa pe’ coniugi diversi e Prete contro la Banca fruttuaria nella terza Camera della Gran Corte Civile di Napoli. Napoli 1841.
Ma torniamo al canonico vastese. Nel 1888, per i tipi di N. de Arcangelis di Casalbordino, Giacomo Tommasi pubblicò nel maggio del 1888, all’età di 71 anni, Saggio di Iscrizioni latine ed italiane, dove raccolse tutte le iscrizioni, epigrafi ed epitaffi dettati negli anni passati, di cui molti ancora oggi si possono leggere in varie nostre chiese. Come l’autore stesso tiene a precisare le epigrafi sono nate “non mai per propria esercitazione e diletto, né dopo appositi studii. A questa maniera di scrittura io mi credeva non del tutto disacconcio, perché amante del dir conciso, vibrato, epigrafico, e però ammirator spassionato di Sallustio e di Tacito”. Il Tommasi, da lui stessa ammissione preferiva la lingua latina e “a mala voglia mi piegava a dettarle in Italiano, perché non trovava per tal genere di scrittura ancor bambina, né precetti limpidi, né esemplari troppo imitabili. Le scrissi sol per far piacere a chi voleva fossero intese da tutti”.
La tomba di famiglia è ancora visibile presso il nostro cimitero e sulla lapide si legge: GIUSEPPE TOMMASI / BENEMERITO DEL PATRIO OSPEDALE / STATO AVVOCATO IN NAPOLI / MORI’ NOVILUSTRE IL DI 1° SETTEMBRE MDCCCLI / MARITO SENZA FIGLIUOLI / DOPO QUASI CINQUE ANNI DI DOLORE / L’UNICO SUO GERMANO GIACOMO CAN. CANTORE / COMPONEVA QUI CON ESSO / LA SPOGLIA DELLA MADRE / MADDALENA GIACOMUCCI / VISSUTA MEGLIO CHE 76 ANNI / OPEROSA E PIA / VEDOVA DI DIEGO CHIUSO IN ALTRA FOSSA / IN TANTA AMARITUDINE / RIMANGONO SOLO CONFORTO AL SUPERSTITE /
TRE SACRE VERGINI SORELLE / E LA SPERANZA DI RICONGIUNGERSI / UNA CON ESSE A SUOI CARI / IN CIELO
Cattedrale, cessava di vivere ieri mattina. Fu un tipo, e noi pur avendo del sacerdote un ideale ben diverso, preferiamo il suo clericalismo intransigente ed ostinato a quello che si nasconde pauroso ed insidioso sotto la maschera del liberale. Da lui non era difficile guardarsi. Ebbe impegno non comune, tenace volontà, ambizione irrequieta e tendenza a dominare. Così, se le sue opinioni lo separarono recisamente dai liberali, le sue qualità personali gli alienarono finanche le simpatie de’ correligionari e, se riuscì ad avere il clero vastese soggetto, non lo ebbe mai amico e quando più parve circondato di devoti, più fu isolato. Ormai la malattia ne aveva fiaccato il corpo e le delusioni ne avevano amareggiato l’animo. La morte gli dà pace e riposo”.
Giacomo Tommasi era nato a Vasto il 30 dicembre 1817 da coniugi Diego e Maddalena Giacomucci. Sua fratello Giuseppe, esercitò l’avvocatura a Napoli ed è benemerito del patrio ospedale, in quanto il 21 marzo 1850 diede una rendita di 70 ducati annui. Giuseppe scrisse varie Allegazioni, tra le quali Difesa per D. Carlo e D. Teresa Heigelin (moglie di Filoteo d’Ippolito), Napoli 1840; Difesa per D. Michelangelo Piscicelli, Napoli 1840; Difesa pe’ coniugi diversi e Prete contro la Banca fruttuaria nella terza Camera della Gran Corte Civile di Napoli. Napoli 1841.
Ma torniamo al canonico vastese. Nel 1888, per i tipi di N. de Arcangelis di Casalbordino, Giacomo Tommasi pubblicò nel maggio del 1888, all’età di 71 anni, Saggio di Iscrizioni latine ed italiane, dove raccolse tutte le iscrizioni, epigrafi ed epitaffi dettati negli anni passati, di cui molti ancora oggi si possono leggere in varie nostre chiese. Come l’autore stesso tiene a precisare le epigrafi sono nate “non mai per propria esercitazione e diletto, né dopo appositi studii. A questa maniera di scrittura io mi credeva non del tutto disacconcio, perché amante del dir conciso, vibrato, epigrafico, e però ammirator spassionato di Sallustio e di Tacito”. Il Tommasi, da lui stessa ammissione preferiva la lingua latina e “a mala voglia mi piegava a dettarle in Italiano, perché non trovava per tal genere di scrittura ancor bambina, né precetti limpidi, né esemplari troppo imitabili. Le scrissi sol per far piacere a chi voleva fossero intese da tutti”.
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