sabato 1 maggio 2010

Ancora sulla Scuola

Il reclutamento e lo stato giuridico dei docenti: nonostante tutte le anomalie la categoria "regge" ancora bene

di Nicolangelo D'ADAMO

Ha provocato interventi interessanti il mio precedente articolo sullo stesso tema, Oggi ci torno perché al di là della notizia da cui prende spunto l’articolo (la sospensione di un docente per due mesi da parte della Magistratura per presunti reati), le riflessioni dei lettori mi spingono ad approfondire il tema del reclutamento del personale docente e dello stato giuridico della categoria.


Prima anomalia. Oggi chi vuole insegnare nelle scuole pubbliche italiane deve essere in posizione utile in una delle tre graduatorie provinciali che vengono formate in base alle cosiddette “fasce” (la prima per i laureati, la seconda per gli abilitati, la terza per gli abilitati che hanno già diversi anni di servizio e aspettano la nomina a tempo indeterminato). In base alla classe di concorso i tempi di attesa possono arrivare anche a 20 anni e oltre. Nel frattempo se nascesse un Dante Alighieri o un Galileo Galilei entrerebbe in terza fascia e lì rimarrebbe per gli anni necessari. In quale parte del mondo succede questo?
Seconda anomalia. Il docente con contratto a tempo indeterminato ha il diritto di scegliersi la sede. E se sceglie un posto che risulta libero vi viene trasferito a condizione che il suo punteggio sia superiore a quello degli altri eventuali richiedenti. Dopo di che la sua “carriera” è finita e può rimanere in quella scuola fino alla pensione, senza alcuna valutazione del servizio prestato. “Chi e come si valuta il servizio di insegnamento?” amano ripetere i sindacati. Ogni lavoratore viene valutato dal titolare dell’azienda che lo paga e ogni professionista viene valutato dai clienti che lo scelgono e lo pagano. Non così a scuola.
Terza anomalia. L’aggiornamento è definito dal contratto un “diritto-dovere”……praticamente non è obbligatorio e visto che a decidere un eventuale corso di aggiornamento è il Collegio dei Docenti…. se non lo decide, non si fa. Neppure la riforma degli ordinamenti ha comportato l’obbligatorietà dell’aggiornamento. Del resto se un docente si aggiorna, magari a proprie spese, non è che guadagni un euro in più….
Quarta anomalia. Lo Stato consente ad un discreto contingente annuale di docenti di frequentare master si specializzazione all’Università sottraendo all’insegnamento 150 ore di attività, oppure spende centinaia di migliaia di euro per permettere ai docenti richiedenti il distacco triennale per frequentare un “Dottorato di Ricerca”, sostituendolo con un supplente. Il titolare che frequenta il dottorato può scegliere (se ha vinto un posto di dottorato con la borsa di studio) di utilizzare la borsa di studio o lo stipendio come docente. Visto che l’importo mensile della Borsa (Euro 1050 circa) è inferiore allo stipendio da insegnante, chi si trova in queste condizioni prende regolarmente lo stipendio senza insegnare. Convengo che sarebbe un ottimo investimento specializzare un certo numero di insegnanti. A condizione però che questa specializzazione venga riconosciuta. Invece al ritorno dal Dottorato il Docente continuerà a percepire lo stipendio di prima e i colleghi possono anche non accorgersi dei suoi miglioramenti scientifici.
Quinta anomalia. Non essendoci alcuna valutazione nella scuola, si fa “carriera” per diritti di……anagrafe….ovvero prende di più chi è più anziano, a prescindere dalle sue capacità, attitudini, rendimento e magari anche della sua produzione scientifica.
Mi fermo per rispetto della scuola pubblica e per non infierire sui sindacati. Ma vi invito a provare sentimenti di riconoscenza nei confronti dei Docenti della Scuola Pubblica che nonostante vivano queste condizioni reggono ancora bene e dai nostri Licei si “maturano” ancora ottimi ragazzi.

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