domenica 21 marzo 2010

Venerdì prossimo, la Sacra Spina, la festa più cara ai Vastesi

Stasera, domenica 21 marzo, inizia la "quintena" in onore della Sacra Spina.

Quest'anno le "riflessioni" saranno tenute da mons. Decio D’Angelo, parroco emerito di S. Maria Maggiore, mons. Pietro Santoro, vescovo di Avezzano, mons. Giancarlo Maria Brigantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano, mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e don Antonio Bevilacqua, parroco di S. Lorenzo.



Approfittiamo per rifare un po’ di storia di una delle feste più attese e sentite dai vastesi.

Secondo la tradizione cristiana si vuole che la corona di Gesù Cristo sia stata recuperata da Luigi IX di Francia e poi da lui donata alla Cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Da questo oggetto, nel corso dei secoli, furono tolte numerose spine per essere donate a chiese e santuari.
Le Sacre Spine sparse nel mondo sono davvero tante, alcune sopra presenti anche in Abruzzo come all’Aquila, Sulmona, Lanciano e naturalmente a Vasto. “Fra tutti i centri abruzzesi”, scriveva Padre Donatangelo Lupinetti nella sua preziosa pubblicazione La Sanda Passione (1967), “Vasto si distingue sia per la devozione alla S. Spina e sia per la maggiore garanzia di autenticità, data la documentazione storica che essa è in grado di offrire alla critica”.
La prima notizia sulla Sacra Spina le troviamo sul manoscritto Memoria dell’antichità del Vasto di Nicola Alfonso Viti: “Solo in tal giorno apparisce in cima a questa reliquia, come un fiore di certa materia, che par lanugine bianca; ond’è che non può dubitarsi, che sia altro una di quelle benedette spine…”. Ma le informazioni più complete le possiamo leggere in un piccolo libricino stampato nel 1786, ristampato nel 1886 dalla Tipografia Masciangelo (vedi foto), dove sono riportate oltre ad informazioni storiche utili, anche alcune testimonianze dirette vissute da alcuni personaggi e dall’autore stesso del testo: “È questa una Spina intiera lunga oncie tre ed un minuto di palmo architettonico Romano, aspersa nella punta del divin Sangue; graziosamente conceduto dal Pontefice Pio IV al famoso D. Ferdinando Davalos Governatore di Milano, e Delegato al Concilio di Trento come Ambasciatore del Re di Spagna Filippo II, dopo la di cui morte, fu ella da D. Alfonso Davalos di lui erede, trasportata a Vasto, e decentemente situata nella Chiesa Parrocchiale, oggi Real Collegiata insigne di S. Maria Maggiore, dove presentemente si venera”.
Nel 1647 il Marchese D. Diego D’Avalos, per un maggior decoro fece erigere una “maestosa Cappella”, e i suoi successori D. Cesare e D. Ippolita la arricchirono con ricche suppellettili sacre. Oggi la Sacra Spina si conserva nell’omonima cappella realizzata nel 1921 su progetto (1890) del giovane architetto vastese Roberto Benedetti.
Le testimonianze dirette, riportate sul menzionato libricino sono quelle degli storici Nicola Alfonso Viti, di cui abbiamo già riferito, di Tommaso Palma, autore della prima storia di Vasto data alle stampe (1690), dove si legge “Che queste sia veramente una di quelle, si comprova con evidenza dal prodigioso fiorire”, ed ancora Padre Federico Sardeschi, predicatore, che nel 1748 osservò sulla “Spina una goccia di sangue lucida, e risplendente, la quale dopo un quarto d’ora a poco a poco svanì”, e lo stesso autore del libricino, che il Venerdì Santo del 1743 vide “spuntar dal gambo alcuni piccoli steli, che prima non si vedevano, né si videro dopo”.
Molti sono anche i prodigi attribuiti alla Sacra Spina, ma di questo ne parleremo in altre occasioni.
Lino Spadaccini


sul blog le foto dello scorso anno

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