Il 24 marzo 1803 il vastese Domenico Rossetti scopriva la Grotta di Monte-calvo nel territorio di Falicon, un piccolo paese nei pressi di Nizza in Provenza. Fino a poco tempo fa, a causa delle scarse notizie sulla vita e le opere del poeta vastese, si era data poca importanza alla scoperta ed al poemetto da lui scritto pubblicato nel 1804.
L’opera del Rossetti è più di un ammasso di parole senza relazione, e senza connessione, scr
iveva un tal Ajuti in merito all’opera del Rossetti, ma alla luce delle ultime acquisizioni, la scoperta del nostro concittadino raggiunge una risonanza più ampia, che la colloca al centro di studi e approfondimenti intorno al mistero della grotta, chiamata anche Aven des Ratapignata (Antro dei pipistrelli), e soprattutto della piramide costruita su di essa, che fanno parlare, discutere e formulare le ipotesi più disparate da oltre duecento anni.
Il Rossetti, nel marzo del 1803, quasi per caso giunge sulla costa nizzarda, scampando ad un naufragio e approfitta di quell’involontario soggiorno per visitare la città di Nizza e i ruderi dell’antica città romana di Cemenulum. Saputo che verso il territorio detto di Gairaut scaturiva una sorgente, denominata dagli antichi Fontana-Santa (Fontaine Sainte), che a detta di alcuni era del genere minerale, Domenico, la mattina del 24 marzo, si dirige sul luogo insieme a due amici, Giovan Battista Debernardi e Giuseppe Pennesi, accompagnati da un certo Gioacchino Vay, allora procuratore ed amministratore dei beni posseduti da Giovan-Giacomo Vinay.
Chiesto a gente del luogo se nei dintorni vi fosse qualche monumento, gli viene indicato che verso la sommità della vicina montagna si vedeva un buco profondissimo dal quale uscivano a gruppi i pipistre
lli. Domenico si reca verso il luogo indicato e giunto all’ingresso della cavità, alle 10,30 del mattino, ha la fortuna di trovarsi proprio nel momento che un raggio di luce penetra perpendicolarmente all’interno della cavità, illuminando una grossa stalattite. Davanti a quella visione straordinaria, Domenico cerca di penetrare nella grotta ma, senza mezzi, adeguati era praticamente impossibile. Trovate scale e corde scende all’interno di una grande sala e ai suoi occhi appare uno splendido scenario di concrezioni calcaree.
Così Domenico la descrive nella prima ottava del Canto secondo del poemetto: Pare l’ampio Edifizio a prima vista / Un bel quadrato; pur, se ben si osserva, / Vario ci si presenta, e in forma mista / Di circolo ed ovato: in se conserva / Quattro colonne, ond’altro aspetto acquista; / Di quelle ognuna è a lui soggetta e serva; / E la lor sommità, che alto si eleva, / D’una parte del Fornice si aggreva.
Nella prima sala salta subito all’occhio una stalagmite alta circa sei metri, a forma vagamente piramidale, che sembra sorreggere il soffitto, con il profilo che ricorda molto le sembianze umane: in effetti, dalle foto visionate, si evince chiaramente la sagoma della bocca, del mento, del naso e l’incavo degli occhi. Probabilmente, anche in questo caso, ci troviamo davanti al caso della natura, ma questi particolari sono stati sufficienti a scatenare la fantasia delle persone, che hanno formulato le ipotesi più disparate. In particolare, lo studioso Maurice Guinguand, parla di un viso “magnifique, grandiose, rigide, d’une divinité inconnue”, che può essere riconducibile al dio Mithra o a qualche altra divinità ligure o italica.
Il Rossetti prosegue nell’esplorazione delle altre sale, ma ad un certo punto deve desistere a causa degli scarsi mezzi a disposizione, ma altre persone dopo di lui hanno effettuato sopralluoghi più approfonditi, alimentando il mistero della Piramide di Falicon. Chi ha costruito la Piramide?
A questa domanda cercheremo di dare una risposta in un prossimo post.
Lino Spadaccini
L’opera del Rossetti è più di un ammasso di parole senza relazione, e senza connessione, scr
Il Rossetti, nel marzo del 1803, quasi per caso giunge sulla costa nizzarda, scampando ad un naufragio e approfitta di quell’involontario soggiorno per visitare la città di Nizza e i ruderi dell’antica città romana di Cemenulum. Saputo che verso il territorio detto di Gairaut scaturiva una sorgente, denominata dagli antichi Fontana-Santa (Fontaine Sainte), che a detta di alcuni era del genere minerale, Domenico, la mattina del 24 marzo, si dirige sul luogo insieme a due amici, Giovan Battista Debernardi e Giuseppe Pennesi, accompagnati da un certo Gioacchino Vay, allora procuratore ed amministratore dei beni posseduti da Giovan-Giacomo Vinay.
Chiesto a gente del luogo se nei dintorni vi fosse qualche monumento, gli viene indicato che verso la sommità della vicina montagna si vedeva un buco profondissimo dal quale uscivano a gruppi i pipistre
lli. Domenico si reca verso il luogo indicato e giunto all’ingresso della cavità, alle 10,30 del mattino, ha la fortuna di trovarsi proprio nel momento che un raggio di luce penetra perpendicolarmente all’interno della cavità, illuminando una grossa stalattite. Davanti a quella visione straordinaria, Domenico cerca di penetrare nella grotta ma, senza mezzi, adeguati era praticamente impossibile. Trovate scale e corde scende all’interno di una grande sala e ai suoi occhi appare uno splendido scenario di concrezioni calcaree.Così Domenico la descrive nella prima ottava del Canto secondo del poemetto: Pare l’ampio Edifizio a prima vista / Un bel quadrato; pur, se ben si osserva, / Vario ci si presenta, e in forma mista / Di circolo ed ovato: in se conserva / Quattro colonne, ond’altro aspetto acquista; / Di quelle ognuna è a lui soggetta e serva; / E la lor sommità, che alto si eleva, / D’una parte del Fornice si aggreva.
Nella prima sala salta subito all’occhio una stalagmite alta circa sei metri, a forma vagamente piramidale, che sembra sorreggere il soffitto, con il profilo che ricorda molto le sembianze umane: in effetti, dalle foto visionate, si evince chiaramente la sagoma della bocca, del mento, del naso e l’incavo degli occhi. Probabilmente, anche in questo caso, ci troviamo davanti al caso della natura, ma questi particolari sono stati sufficienti a scatenare la fantasia delle persone, che hanno formulato le ipotesi più disparate. In particolare, lo studioso Maurice Guinguand, parla di un viso “magnifique, grandiose, rigide, d’une divinité inconnue”, che può essere riconducibile al dio Mithra o a qualche altra divinità ligure o italica.
Il Rossetti prosegue nell’esplorazione delle altre sale, ma ad un certo punto deve desistere a causa degli scarsi mezzi a disposizione, ma altre persone dopo di lui hanno effettuato sopralluoghi più approfonditi, alimentando il mistero della Piramide di Falicon. Chi ha costruito la Piramide?
A questa domanda cercheremo di dare una risposta in un prossimo post.
Lino Spadaccini
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