di Lino Spadaccini
S.Valentino festa degli innamorati e…del consumismo.
Questa festa fu istituita un paio di secoli dopo la morte di San Valentino nel 496, quando papa Gelasio I decise di sostituire alla festività pagana della fertilità, una ispirata al messaggio d’amore diffuso dall’opera di San Valentino.
Oggi è diventata più una festa del consumismo, noi invece vogliamo rendere omaggio a tutti gli innamorati con i versi passionali, sensuali e carichi d’amore di alcuni poeti vastesi.
Cominciamo con un bell’inno amore dal titolo Sinfonia di giovinezza di Dante Gabriele Rossetti, nella versione italiana di Romualdo Pantini: “Io ti amo o cara: come potrai tu sapere / Quanto io ti amo?” “Ed io amo egualmente / E lo so bene”. “O cara, tu non puoi sapere / Quanto sei bella”. “ Se sono bella a bastanza per dominare / L’amore tuo, il mio amore non chiede altro”. / “Il mio amore cresce di ora in ora, o cara”. “E il mio troppo cresce / Benché dopo tante ore mi sembrasse perfetto!” / Così parlano gli amanti finché i baci reclamano i loro diritti. / Oh! Felici quelli a cui parole come queste ! Servirono di linguaggio nella giovinezza per tutto il giorno, / Un’ora dopo un’altra, lungi dallo strepito del mondo / E dai suoi lavori, dalle sue lotte, dalla gloria, dalle necessità collegate alla vita, / Mentre l’amore sospirava silenzioso, / In due anime unite, un lieve canto di estasi.
Qualche anno fa Anna Stivaletta Artese ha scritto questi versi per la “Notte di San Valentino”: Canto d’amore / si innalza alle stelle / nella notte di luna. / Si dilegua / nello spazio siderale, / magico eco / si rincorre. / Ombre lontane / smarrite / riflettono la luna / chiara. / Luce folgorante / le avvolge / frementi d’amore / e all’infinito risuona / l’eterno canto / della vita.
Voluttà gentile è il titolo di un poesia molto passionale scritta da Romualdo Pantini: O petali di rose/ lievi coppe di baci, / un amor vi compose / e un amor vi sfoglia / per una vaga voglia / di assaporare l’orme dei suoi baci. / O petali di rose / ch’ella infuse di baci, / dolcemente per gioco / vi sfoglio a poco a poco, / e voi tutto rendete / alla mia viva sete / l’alito ed il fervore dei suoi baci! / Lievi coppe di baci, / or tutte separate / voi siete e palpitate a’ miei respiri: / vi ribacio e dispongo in vaghi giri. / Ecco: ho scritto il suo nome! / E l’occhio mi si vela, e non so come, / forse per la dolcezza che mi date!
E chiudiamo con una poesia dialettale di Antonio Rossetti conservato manoscritto nell’Archivio Comunale e trascritto da Gianni Oliva ne Le frontiere invisibili:
Cand’è bille chi ssucchie, ‘Ngurnata mèjje,
Cand’è belle ‘ssa facce, core di fate!
Vurrija sta ‘na nott’accande a ttéjje
Come du picciungille a fiate a fiate.
Ji crete ca’ si fijje di cacche rrejje
Ca fèmmena nin zi, ma si ‘na fate;
Tu a lu lette, a lu siréne j’ejje;
Tu te stire e ji more de friniscejje!
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