Nel gennaio 1812 Domenico Rossetti, fratello di Gabriele, viene chiamato alla direzione del Giornale del Taro (oggi Gazzetta di Parma). Il prestigioso nuovo incarico arriva al culmine della popolarità del Rossetti, che ormai aveva stabilito la sua dimora a Parma sin dalla primavera del 1804. La scelta ricaduta sul letterato vastese è stata dettata dalla consapevolezza di aver trovato un uomo colto, ben visto negli ambienti letterati del dipartimento e, soprattutto, fedele al governo francese, che si era insediato in città dal 1796. Inoltre, i suoi illuminati discorsi pubblici, la brillante attività forense e le numerose pubblicazioni poetiche gli hanno fatto raggiungere un livello di notorietà mai toccato prima. La collaborazione del Rossetti con il Giornale del Taro comincia già con il numero del 1° febbraio, ma la sua prima firma, sotto la voce “del compilatore” è del 7 marzo successivo. Il giornale è bilingue, italiano e francese, si pubblica due volte a settimana il martedì ed il sabato, ed è stampato in 300 copie. L’impaginazione, il formato ed il contenuto segue in linea di massima quello degli altri giornali pubblicati nello stesso periodo. Nella prima pagina vengono riportati gli atti amministrativi del Dipartimento del Taro, seguito dai decreti imperiali. Poi vengono riportate le notizie di maggior interesse, come le informazioni politiche e di guerra,
tratte da altri giornali quali il Moniteur ed il Journal de l’Empire in primis, seguiti da una serie di giornali stranieri ed italiani quali Gazzetta di Genova, The Times, la Gazzetta di Francoforte ed il Monitore italiano. Uno spazio rilevante è occupato dal Varietà, dalle notizie letterarie, come la pubblicazione di poesie, sonetti, cronache di feste mondane, recensioni di libri, curiosità scientifiche ed ancora, indovinelli, sciarade e le lettere al compilatore, con il quale i lettori partecipano direttamente ai dibattiti culturali Sotto la guida del Rossetti risultano di particolare interesse gli articoli letterali, artistici e di teatro, molti dei quali portano la sua stessa firma. Quasi in ogni numero di giornale possiamo trovare lunghi articoli caratterizzati da un’attenta e puntuale esposizione degli spettacoli assistiti, con frequenti citazioni erudite, e commenti personalizzati che coprono tutte le parti interessate: dall’autore del libretto al maestro compositore, dall’argomento trattato nel testo alla passionalità dell’opera, dal primo fino all’ultimo attore o ballerino che calcava la scena. Per le opere più importanti, le parole usate dal Rossetti sono carichi di passionalità ed enfasi. Di fronte ad eccelse interpretazioni il poeta-giornalista esalta gli attori, come ad esempio per la prima attrice Anna Maria Bazzi: “...nata per offrirci quadri teatrali, che ci mostrano in lei un genio drammatico”. Ma il Rossetti si permette anche di bacchettarli o dargli qualche utile consiglio “...di non coprirsi il volto colle mani nelle scene d’orrore, e di non mordersi le dita nel trasporto dell’ira”.Non mancano alcune recensioni redatte direttamente in lingua francese, come ad esempio quello dell’ottobre 1812, in occasione della rappresentazione messa in scena dalla compagnia francese diretta da Madamoiselle Raucourt, “Le Dissipateur, comédie en cinq actes, et en vers d Detouches”.Uno spazio importante nelle pagine del giornale è rappresentato dalla pubblicazione di poesie, molte delle quali dello stesso Domenico Rossetti. Nei primi mesi di direzione del giornale, Domenico pubblica anche tre poesie del fratello Gabriele. Nel 1814 la situazione politica è in continuo cambiamento: Napoleone viene deposto e sul trono di Francia viene insediato Luigi XVIII di Borbone, a Parma arrivano gli austriaci. L’ultimo numero del Giornale del Taro esce l’8 febbraio 1814, e con il numero del 15 febbraio il giornale riprende l’antico nome di Gazzetta di Parma. L’ultimo numero del giornale diretto dal Rossetti è il n. 24, o forse il successivo del 2 aprile, ma sul Supplemento al n. 24, il poeta vastese firma il suo ultimo articolo: Il Compilatore Avvocato Domenico Rossetti Napoletano.
Lino Spadaccini
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