venerdì 12 febbraio 2010

Personaggi: Romualdo Pantini, poeta, drammaturgo, critico d'arte, traduttore


PANTINI, UN VASTESE DA RISCOPRIRE

di Lino Spadaccini
Il 12 febbraio 1945 moriva nella sua città natale Romualdo Pantini.
Giornalista, critico d’arte, traduttore e drammaturgo, Romualdo Pantini è stata una delle figure letterarie meno conosciute e sottovalutate, riscoperta solo negli ultimi anni grazie agli studi mirabilmente svolti dal prof. Gianni Oliva, docente della Facoltà di Lettere Moderne dell’Università G. D’Annunzio di Chieti.
Romualdo Pantini nacque a Vasto il 22 febbraio 1877 da Michele ed Elisabetta Cardone. La famiglia Pantini, originaria di Bergamo, si stabilì a Vasto nel 1690.
Il padre di Romualdo fu adottato dallo zio Antonino Celano, per cui la famiglia dal 1876 prese il cognome Pantini-Celano, anche se Romualdo si rifiutò di usare il secondo cognome.
Dopo aver compiuto i primi studi tra Vasto, Lanciano e Napoli, dove dimostrò una particolare predisposizione per le lettere, ottenendo anche lodevoli riconoscimenti, si trasferì a Firenze per frequentare l’Ateneo fiorentino.
Nel 1899 conseguì la laurea discutendo la tesi sull’opera poetica di Dante Gabriele Rossetti.
Già da qualche anno aveva cominciato a scrivere poesie e, nel 1895, pubblicò i sonetti del Torquato Tasso, riscotendo consensi negli ambienti letterari.
In questo periodo cominciano a nascere le prime collaborazioni con altri giovani intellettuali, che rifiutavano gli schemi tradizionali e insegnavano nell’università fiorentina per manifestare un nuovo fervore di idee tramite una nuova rivista letteraria, il Marzocco, tra cui il Pantini fu tra i più convinti animatori.
Per le sue collaborazioni letterarie, frequenti erano i viaggi in Italia e all’estero, tanto da dissipare in breve tempo un considerevole patrimonio lasciatogli dal padre in eredità.
Oltre al già citato Marzocco, il Pantini collaborò anche con La Critica Letteraria ed Artistica, l’Illustrazione Italiana, La Nuova Antologia, Il Corriere della Sera, La Gazzetta del Popolo, La Stampa ed il Mattino.
Nella poesia, oltre al Torquato Tasso, pubblicò Un epitalamio di Saffio ricostruito (1897), Canti (1901), Antifonario (1905) e Canti di Vita (1910).
Tre sono le poesie dialettali scritte dal Pantini: Notte d’amore e A maggio, oltre a Li Ritajule (le lavoratrici di reti), apparso su Il Vastese d’Oltre Oceano nel luglio del 1931.
Il Pantini si cimentò anche nel teatro drammatico affermandosi nel 1912 con il Tiberio Gracco, tragedia in cinque atti, scritto due anni prima, rappresentato per la prima volta nel prestigioso Teatro Argentina a Roma dalla Compagnia Paladini. Notevoli furono i consensi da parte dei maggiori critici dell’epoca. In particolare, il critico Domenico Oliva definì l’opera tumultuosa ed esuberante, con una concezione teatrale originalissima.
Altro successo ottenne la tragedia La notte di S. Giuliano, rappresentato al Teatro Valle di Roma l’11 giugno 1914 dalla Compagnia del Teatro Indipendente.
Tiepida accoglienza di critica e di pubblico incontrò la Schiavona, rappresentato al Teatro Manzoni di Milano il 15 febbraio 1915. Le altre opere teatrali, mai rappresentate sono: Passione (1916), Amazzone (1917) e Dramma Antico (1921).
Una pagina molto importante della letteratura pantiniana è rappresentata dalle traduzioni. Buon conoscitore delle lingue classiche e moderne, il Pantini riuscì a tradurre in maniera fedele i testi, anche reinventando e reinterpretando, se necessario, gli stessi versi, cercando di mantenere il più possibile le emozioni espressive del testo originale.
Fu tra i primi a tradurre in italiano i sonetti di Dante Gabriele Rossetti, contribuendo alla diffusione del poeta in Italia: La Casa di Vita (1921) e Ballate(1922), entrambe pubblicate per l’editore Le Monnier di Firenze.
Romualdo Pantini trascorse una vita in continuo vagabondare tra una città e l’altra, per soddisfare il suo impellente bisogno di dover cambiare continuamente, rifiutando la società e le persone che lo circondavano. Aveva pochissimi amici, a causa del suo carattere schivo e riservato che non gli permetteva di stringere rapporti duraturi con chi gli era vicino.
Morì nella sua città natale in assoluta povertà
.

Nessun commento: