
Don Vincenzo Pomponio, prete e grande animatore “politico”
Cinquanta anni fa, il 27 febbraio del 1960, moriva don Vincenzo Pomponio, per tanti anni cappellano del cimitero. 
Era nato a Vasto il 22 gennaio del 1880. Ordinato il 19 dicembre del 1903, dal 12 ottobre 1909 fu mansionario del Capitolo della cattedrale di S. Giuseppe e fu promosso canonico il 29 aprile 1915.
Don Vincenzo era molto alto e piuttosto magro, molti lo ricordano come un prete semplice, un prete della povera gente. “Strillava sempre”, ricorda chi lo ha conosciuto, gesticolava molto e si “batteva sempre in petto”. Col suo carattere forte e con la sua parlantina sapeva calamitare l’attenzione della gente e animava i dibattiti cittadini soprattutto quelli… politici, ma era sempre disponibile con tutti e fedele ai suoi compiti: tutti i mesi, anche con mezzo metro di neve per terra, si recava alla cappella del cimitero per dire la messa per i defunti caduti in guerra.
Don Vincenzo Pomponio ha vissuto in pieno l’avvento fascista. A tal proposito voglio ricordare un episodio citato da Giuseppe Libertoscioli nel suo volume Nicola Monterisi Arcivescovo di Chieti e Vasto. Nel maggio del 1924 veniva richiamato il clero ad astenersi dal prendere parte a festeggiamenti politici, specialmente con funzioni o significazioni di carattere religioso, ma non sono mancati qua e là in diocesi sacerdoti o parroci, i quali hanno sottoscritto manifesti elettorali, hanno preso parte a cortei o banchetti, c’è chi ha partecipato a comizi e chi ha fatto suonare le campane del paese. Vi furono ancora richiami da parte della diocesi dall’astenersi alle contesi di partito, di qualunque partito essi fossero. Ci furono addirittura alcuni preti candidati dal fascio a Podestà del paese, mentre a Vasto veniva chiesto di ammonire, e se avessero continuato di punire i preti Vincenzo Pomponio, Pio Pomponio, Giustino Cianci e Domenico Suriani “per aver inviato l’obolo al giornale Il Popolo salutando Peppino Spataro ed il maestro Luigi Sturzo e inneggiando alla nobile battaglia del Popolo”.
Un altro episodio che lo vede ancora coinvolto politicamente è accaduto qualche anno prima, il 25 aprile 1920, quando, in occasione di un comizio socialista a Vasto, un battibecco con i popolari guidati dall’avvocato Mayo e da Vincenzo Pomponio, sfociò in una baruffa generale, a seguito della quale tre socialisti vennero arrestati.
Lino Spadaccini
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