martedì 9 febbraio 2010

"LA POLITICA DEVE PRODURRE FATTI CONCRETI CHE DIANO RISPOSTE AI BISOGNI DELLA GENTE"

A MARGINE DEL CONVEGNO DI POLIS, DA FRANCESCOPAOLO (Cicco) SPADACCINI riceviamo e pubblichiamo
Da forestiero, vastese non residente, sono abbligato ad essere prudente nei giudizi diretti, ma ciò non toglie che possa fare considerazioni di carattere generale.
Mi riferisco al confronto politico che si è aperto di recente e che ha tutta l’aria di essere la copia in scala ridotta del clima nazionale.
Secondo me non giova più di tanto alla credibilità di un progetto politico né l’atteggiamento ieratico e pensoso di qualche protagonista, né la sfilata delle vecchie glorie.
Ormai i cittadini sanno pesare i fatti e non le parole; anche se sopravvive qualcuno che si lascia affascinare dalla coreografia.
Quello che interessa alla gente è cosa intendi fare e, altrettanto importante, come pensi di farlo; cioè con quali soldi, quali strumenti e in quanto tempo.
Quando in un’azienda che si rispetti si fa un programma, si inizia definendo quello che sarà lo scopo ispiratore cioè la “mission”. Poi si elencano alcuni punti, le linee guida, che si devono perseguire per raggiungere quell’obiettivo indicandone le tempistiche. In parallelo si elabora il budget finanziario del programma; in altri termini, con quali soldi e quali mezzi si seguiranno quelle linee guida che portano al raggiungimento dell’obiettivo aziendale.
Il budget alla fine diventa il moderatore severo degli obiettivi. Leggasi: se non hai soldi e mezzi, adegua gli obiettivi a quello che hai e alle capacità che possiedi, altrimenti non sei credibile e fallirai la mission.
Immagino che qualcuno storca il muso leggendo l’accostamento tra concetti aziendalisti e la politica. Saranno i soliti cresciuti nella retorica de “la politica è ben altro”, oppure “nella politica c’è più etica che profitto”. Balle!
La politica deve produrre fatti concreti che diano risposte ai bisogni della gente. E questo è tanto più vero quanto più ci si avvicina alle realtà locali. Mi riferisco alle città, ai paesi, alle piccole comunità.
Se da una parte è importante sapere con quale nazione si allei la propria o a quale scuola economica si ispiri il ministro delle finanze, per il cittadino comune è forse più importante sapere del suo lavoro, di come arrivarci ogni mattina, dove lasciare i bimbi, a chi affidare gli anziani genitori, che scuole avranno i figli, se possono passeggiare sicuri per le vie della città, se l’aria che respirano e il cibo che mangiano siano salubri, se saranno assistiti adeguatamente nella malattia.
Come per un progetto aziendale, anche quello politico è credibile se i punti sono pochi, chiari, condivisi e raggiungibili.
Mi piacerebbe leggere un programma che inizi elencando tutti i problemi della città, in modo da far capire che chi l’ha scritto ha parlato con la gente e ha girato per le strade.
Poi fra tutti i problemi indicare quelli che si intendono risolvere e come. Meno sono, più credibile è il programma. Indicare con onestà quei problemi che dovranno necessariamente attendere una soluzione e spiegare i motivi che hanno determinato la sospensione.
Per azzeccare quei pochi punti che di più incidono sulla vita delle persone bisogna fare quello che fanno le imprese quando cercano di capire i fabbisogni del mercato: rivolgersi alla gente direttamente.
Invece di volantini con faccioni sorridenti dei candidati, è meglio infilare nella cassetta della posta un bel questionario chiedendo ai cittadini di mettere una crocetta affianco ai primi 3 problemi che sentono di più sulla sua pelle. Mandare qualcuno a ritirarli, leggere i risultati, pubblicarli e scrivere il programma secondo le indicazioni ricevute adottando i top 3 o top 5, secondo le reali possibilità e senza aggiungere astrattismi.
Mi sembra già di sentire le obiezioni di chi crede che sia troppo semplice, perché amministrare una città è ben altra cosa. Balle!
Sono le solite persone che vogliono ingigantire ad arte il problema per coprire e giustificare la propria incapacità o perpetuare i propri interessi nella confusione.
Sono convinto che alla maggior parte dei cittadini non interessa un fico secco se tizio si allea con caio o con sempronio. Gli interessa sapere se tizio caio e sempronio sono capaci di risolvergli i problemi.

1 commento:

NICOLA D'ADAMO ha detto...

da ENZO LAVERGHETTA RICEVIAMO UN COMMENTO ALL'ARTICOLO DI CICCO,CHE VOLENTIERI PUBBLICHIAMO.
IL TITOLO è "MISSION IMPOSSIBLE":
"Fra' che te serve" famosa frase di Andreotti a Franco Evangelisti.
Purtroppo quei tempi sono finiti e ci hanno lasciato una montagna di debiti che i vari governi non riescono ancora a ripianare.
La cancellazione dell'Ici ha ridotto gli introiti dei comuni, che già si lamentavano delle scarse risorse finanziarie. Il costume di fare interventi per risolvere i problemi cittadini solo previo finanziamento è diventato una regola, l'autofinanziamento non è nel vocabolario delle nostre realtà pubbliche locali.
Il questionario proposto da FRANCESCOPAOLO (Cicco) SPADACCINI, sarebbe il libro dei desideri dei cittadini, molti dei quali irrealizzabili perchè "bambole non c'è una lira" e quindi lo scontento cittadino aumenterebbe.
Il Capo dello Stato da un paio di anni sta dando il buon esempio riducendo le spese di gestione ordinaria ma non è riuscito a trascinare nessun ente pubblico in questa via virtuosa
Per il Comune non resta , che indire una caccia agli sperperi per ridurre le spese correnti e trasferire le risorse recuperate negli investimenti.
Chi ha delle ambizioni di "Driver di Vasto" si potrebbe cimentare in questa "mission" spero non ippossible, che gli potrebbe dare una visibilità e fargli acquisire nuovi voti.
Enzo La Verghetta