martedì 23 febbraio 2010

Frana 1956:ecco cosa è scritto negli atti parlamentari


Uno degli aspetti poco approfonditi in merito alla frana del 1956 è sicuramente quello politico. Attraverso la rilettura degli atti parlamentari delle sedute nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, possiamo trovare alcune notizie interessanti e un quadro della situazione più completo, con le dichiarazione di chi era al potere e le sollecitazioni dei deputati di sinistra.

Nella seduta parlamentare del 28 febbraio, il deputato comunista Pietro Ingrao, in quel periodo anche direttore del quotidiano l’Unità, davanti all’assemblea, parlando dei numerosi danni causati dal maltempo, si sofferma su quanto accaduto nella nostra città: “Siamo convinti che è un errore considerare che adesso vi sia solo da aspettare, vi sia solo da fare degli esorcismi come è stato fatto in quel di Vasto quando si racconta che la frana è avvenuta non so per quale penitenza che dovrebbe fare la popolazione di Vasto, in sconto dei suoi peccati, non so se morali o politici”. “Si tratta di una frana secolare!”, interviene il Ministro dell’interno Tambroni, e Ingrao risponde “Siamo d’accordo. Però, mentre ella parla in questo modo, vi sono altri… i quali parlano in altro modo a Vasto: parlano di orazioni pubbliche, di processioni, che si tratterebbe di una penitenza da fare per peccati commessi”.

Nella seduta del giorno successivo il socialista Ubaldo Leopardi, torna sulla questione: “Io mi sono recato a Vasto allorché ho saputo che la città andava franando, e al riguardo non posso condividere l’opinione espressa dal parroco di Vasto. Infatti, questi, di fronte alla frana che minacciava di far crollare tutto l’abitato, ha ritenuto di indire una precessione, , dietro la quale ha sfilato il gonfalone del comune ed alla quale ha partecipato ufficialmente lo stesso sindaco. In quell’occasione il parroco, nella chiesa, ha fatto una predica alla popolazione che gremiva anche la piazza antistante affermando che quanto si verificava era da attribuirsi ai peccati che quella popolazione aveva commesso, e che la frana che minaccia la città era dovuto al fatto che la gente non si avvicina spesso alla comunione ed alla confessione. Ciò avrebbe provocato l’ira divina… Quella tragedia”, prosegue il deputato Leopardi, “secondo il parroco, era provocata dal fatto che molti si sarebbero allontanati dalla religione, per seguire le ideologie dei partiti di sinistra. Parimenti, non possiamo condividere l’opinione del sindaco, che parlando alla popolazione dalla chiesa, la invitava alla rassegnazione e ad avere fiducia (cito le sue parole testuali) , ponendo la provvidenza divina e l’onorevole Spataro sullo stesso livello”.

Il deputato poi sposta l’attenzione verso le cause della frana e su quello che non si è fatto, soprattutto dopo i crolli del 1941 e del 1946, quando non si fece altro che riparare i muraglioni piuttosto che affrontare il problema alla radice: “Se oggi parte di Vasto cade, la ragione fondamentale è questa: di non aver provveduto ad affrontare tempestivamente il problema”. E il deputato Lopardi di questo accusa l’onorevole Spataro “il quale per essere nato a Vasto, per essere cittadino di Vasto, ha voluto, ad esempio, la costruzione di un porto, costato oltre un miliardo e mezzo (di un porto che forse non è servito a nulla e che mai servirà), ha voluto quest’opera che poteva essere per lo meno differita e non ha pensato invece alle necessità primordiali dei cittadini di Vasto, a far compiere cioè quelle opere pubbliche necessarie, per evitare che la città crollasse, come sta crollando, se non si provvederà immediatamente ai lavori necessari”. Alle accuse su Spataro risponde prontamente l’onorevole Rocchetti (autore insieme a Spataro ed altri di una mozione), il quale respinge le accuse al mittente definendo una “polemica spicciola” quella che si è voluta fare contro il politico vastese, perché “voi stessi ben sapete… che non si sarebbero mai potute adoperare le somme occorse per il porto di Vasto per fare il muraglione”.

E passiamo alla seduta del 6 marzo successivo, con l’intervento di Romita, Ministro dei Lavori Pubblici, che illustra all’assemblea la gravità della situazione: “…la frana ha dato oggi preoccupanti disastrose manifestazioni. Sul posto vigilano in permanenza i tecnici. Io stesso ho presieduto una riunione di tecnici e di geologi per vedere il da farsi”. Il Ministro prosegue con l’illustrazione dei provvedimenti e degli stanziamenti immediati dei fondi: “A Vasto il 29 febbraio abbiamo già appaltato le prime case da sostituire a quelle franate dai pescatori… ho già stanziato ed inviato 130 milioni… perché le case franate sono proprio quelle della povera gente, dei pescatori, che stanno sull’orlo del precipizio”.

E chiudo con un piccolo battibecco tra il Ministro Romita e il battagliero deputato Lopardi. Alla domanda del deputato di minoranza “Cosa avete deciso per Vasto?”, Romita risponde: “Questa domanda dimostra la sua incompetenza; perché, quando i professori del politecnico stanno ancora studiando, trovare la causa non è opera né di un quarto d’ora né di due giorni”. E Lopardi. “Ma dal 1816 ad oggi ci si poteva pensare!”. “La frana si era fermata, tanto che non v’era alcun pericolo”, risponde Romita, ma le altre frane avvenute nell’Ottocento e quelle recenti del 1941 e del 1946, avevano dato segnali ben precisi che puntualmente si sono verificati.

Lino Spadaccini

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