venerdì 26 febbraio 2010

FRANA 1956: LE DRAMMATICHE LETTERE DI QUEI GIORNI


A causa dei limitati mezzi di comunicazione e di informazione del tempo, come la mancanza dei telegiornali e dei telefoni, i molti vastesi , parenti o amici sparsi per l’Italia hanno appreso le notizie della frana direttamente dai quotidiani nazionali, dal cinegiornale La Settimana Incom del primo marzo (trasmesso nelle sale cinematografiche), oppure dalla corrispondenza postale.

In alcuni documenti in mio possesso, mi sono capitate alcune lettere scritte tra la fine di febbraio e gli inizi del marzo, che parlano della frana, e sono interessanti soprattutto perché ci fanno capire lo stato d’animo delle persone interessate dalla tragedia.

In una lettera prima lettera, senza data, ma presumibilmente scritta prima di fine febbraio, si legge: “Cara Lisa, ieri dopo tanta attesa e trepidazione abbiamo ricevuta la tua lettera, non puoi credere con quale ansia attendevamo vostre care notizie. Per noi fu un gran colpo quando, mentre ero in cucina a fare da mangiare, sentii un urlo di Franco: corsi e vedendo le fotografie di Vasto in macerie tutto il muro delle lame sentendo poi la chiesa di S. Pietro urlai subito Lisa, c’è Lisa. Non posso proprio pensarci quale sorte è toccata alla nostra cara Vasto, e tutti i giorni, anche stamane la frana avanza inesorabile, stando così le cose penso che cadrà tutta… Immagino il tuo grande dolore dover lasciare la tua casa, spero che avrete portato tutto via, avrei voluto una tua lettera più dettagliata per sapere se è caduto il palazzo delle poste vicino a te e il palazzo di Nasci… Vi raccomando andate lontano, a Scerni se lì è sicuro, portate via la roba perché stando così la frana dove arriverà? Non trovo parole cara Lisa per farti coraggio come pure a Peppino, fatevi forza e sopportate con fede questo grande dolore, lo so che è grande ma Dio vi darà forza e rassegnazione… Solo coraggio posso dirti cara Lisa, il destino a volte è tanto crudele ed avverso, sono tanto lontana ma sempre a voi vicina e la mattina ben presto corro a prendere il giornale per sapere notizie, ma piango, piango e urlo quando sento che la frana continua…”.

In un altro foglio si legge ancora: “Quando vorrei volare per venire a rivedervi e vedere Vasto. Come fanno ad andare a Vasto Marina se la strada non c’è più? Che pensiero, mi segno in tutte le ore… E la roba della chiesa di S. Peltro dove l’hanno portata?”.

In un’altra lettera datata 7 marzo, scritta da un’altra persona, ma al medesimo destinatario del precedente, si legge: “Carissimi, appena ricevuto la vostra lettera, mi sono preoccupato di rispondere subito… Con le lacrime agli occhi ho letto la lettera scritta da…, non immaginate il dispiacere che provai nel sentire che la bella veduta del Lungo Mare è quasi distrutta, compreso la strada che porta al Mare ecc. ecc. Dai giornali avevo letto quello che a Vasto succedeva, ma nel leggere una lettera da chi abita è tutto differente. Speriamo che queste frane cessino, altrimenti, io non so capacitarmi di quello che ne sarà di Vasto… Preghiamo N. Signore che possa mettere un riparo, e fermare tutto il male che è in corso, così tutta la popolazione possa riprendere il suo corso normale, e ritornare la tranquillità in tutte le case e in tutte le famiglie”.

Lino Spadaccini

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