- SAGGISTA, DEPUTATO.Il 22 febbraio 1956, nello stesso giorno in cui si verificava la frana al Muro delle Lame, moriva a Milano il vastese Ettore Janni. Oltre ad essere stato un grande giornalista, che lo ha portato anche alla conduzione del Corriere della Sera, ed un proficuo saggista con le interessanti biografie su Cristoforo Colombo, l’esploratore Antonio Raimondi, Nicolò Machiavelli, Galileo Galilei, Leonardo e i Savoia, Ettore Janni è stato anche un politico liberale.
Nelle elezioni politiche del 1919 venne inserito in una lista di combattenti e fu eletto deputato al parlamento per la circoscrizione di Chieti. Janni racconterà alcuni anni dopo nel volume Memorie di un deputato il disagio e la sofferenza di quella esperienza parlamentare, che durò soli due anni: amareggiato e deluso dalle attività parlamentari, si dimise dall’incarico, maturando e assumendo una decisa posizione antifascista. Al tempo della sua candidatura politica entrò in stretta amicizia con poeta pescarese Gabriele D’Annunzio insieme al quale lavorò a diverse iniziative letterarie, quali le traduzioni della Pisanella e del Martirio di San Sebastiano. Nella seduta parlamentare del 25 febbraio 1956, il deputato Cesare Degli Occhi, del Partito Nazionale Monarchico, ha ricordato la figura del compianto Ettore Janni: “E’ morto in Milano di questi giorni, l’onorevole Ettore Janni… Egli è stato soprattutto un grande giornalista, perché seppe convogliare tutti i suoi sentimenti e anche, qualche volta, i suoi risentimenti politici in una superba dignità di forma: onde di lui e dei suoi scritti si poteva dire che lucere et ardere perfectum est. Egli è stat
o sempre fedele ai suoi ideali di libertà. Il 25 luglio fu chiamato a dirigere il Corriere della sera, che ricordava indubbiamente i suoi elzeviri dei lunghi anni passati. Immediatamente dopo dovette raggiungere un dignitoso e riservato esilio. Ritornò, divenne direttore del giornale La libertà. Egli seppe mantenere intatta la sua dignità e la sua fierezza, il suo senso di libertà e la sua misura anche nella situazione capovolta. Egli fu anche presidente dell’Associazione del controllo democratico, associazione senza clamori, ma che seppe in ore difficili assumere indirizzi coraggiosi nella generosa illusione di mutare il destino di una storia che non era facile sicuramente mutare. Pur avendo raggiunto una tarda età, era vigile, il suo spirito critico era intatto, anzi si era perfezionata la sua superiore serenità ideale, che gli ispirò una superba pubblicazione francescana: Le vie del Santo…”. Alle parole e al cordoglio espresso dall’onorevole Degli Occhi, si è associato, a nome del Governo, anche il Presidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Segni (futuro Presidente della Repubblica). E chiudo con un brano di Ettore Janni tratto da Rapsodia Abruzzese, pubblicato nel 1935, con un ricordo della sua città natale: “Cara Vasto, amore di terra lontana, alta sul mare, assorta, madre di poeti del verso e del colore, non immemore, nell’intima finezza che ha la tua gente dal rude parlare, del primo sangue ellenico; con la tua aria di signora decaduta, in una dimora logora ma con una terrazza su quello splendore della terra del mare del cielo che scalda il sangue e illumina l’anima; cara Vasto sognatrice e battagliera, benedetta per quel fermento d’indocilità che è tuo come i carciofini prelibati, l’olio degno d’Olimpia, il sapore della tua verdura, il profumo delle tue frutta, l’onore delle tue vigne, e di tutti gli alimenti è il più puro e si porta con sè nei climi più avversi e non vuol morire”.
Lino Spadaccini
Nessun commento:
Posta un commento