Centonovanta anni fa, il 5 febbraio 1820, moriva Benedetto Maria Betti, una delle menti più illuminate della nostra città. Definito da molti studiosi il maggior erudito del tempo, il Betti fu maestro di Gabriele Rossetti, da lui iniziato negli studi medievali e danteschi, e di tutti quei letterati fioriti tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento.
Presso l’Archivio Storico comunale “Casa Rossetti”, sono conservati tutti i suoi volumi di manoscritti autografi e inediti, compresa una monumentale Storia di Vasto, seppur incompiuta. Infatti, il Betti potrebbe vantare il primato di essere lo storico che in assoluto ha scritto di più sulla nostra città, ma che non ha pubblicato nulla se non alcune poesie e una Lettera a D. Michele Torcia sull’iscrizione di Paquio Azmeno.
Luigi Anelli a proposito del Betti scriveva: “ingegno eminentemente versatile,compendiò in sé tutti i rami dell’umana dottrina; onde nei suoi scritti lo vediamo sommo naturalista e pensatore profondo, distinto giureconsulto e filosofo insigne, poeta gentile e dotto archeologo…”, e a buon ragione si permetteva di aggiungere “vero colosso della scienza e delle lettere”.
In realtà la pubblicazione della Storia del Vasto del Betti era in preparazione e l’amico pittore Nicola Tiberii, aveva anche realizzato per l’occasione diverse incisioni in rame di buona fattura .
I volumi lasciati dal Betti sono una fonte inesauribile di notizie a cui tutti gli studiosi non possono esimersi di attingere. Lo stesso Marchesani, per la sua Storia di Vasto, oltre agli scritti del Viti e del De Benedictis, si è servito molto degli studi del Betti. Il volume XVIII dei manoscritti, un corposo volume di 471 fogli, è interamente dedicato agli Annali Frentani, mentre il volume successivo contiene
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