
Il 13 gennaio del 1986 muore nella sua città natale il pittore Filandro Lattanzio, uno dei grandi artisti del Novecento vastese.“Filandro Lattanzio è stato un pittore dotato di grande umiltà, ma di immensa personalità e sentimento mistico”, scrive Giuseppe Catania nel
Come per altri artisti locali, anche per Filandro la passione per l’arte pittorica nasce quasi casualmente. All’età di dieci anni, conseguita la licenza elementare, il padre lo mette in bottega da un fabbro ferraio. Problemi di salute non gli permettono più di eseguire lavori pesanti e qui avviene la svolta per il giovane Filandro, incoraggiato a coltivare la passione per il disegno.
Nel 1925 realizza il suo primo quadro dal titolo “Scogliera di Scaramuzza”, venduto per 50 lire alla marchesa Pignatelli di Napoli. Seguono anni di intensa attività pittorica e mostre in varie parti d’Italia.
Nel
Negli anni ’70 torna definitivamente a Vasto e torna dipingere gli angoli e i colori della propria terra, ma anche nature morte e ritratti. Infine si dedica ai temi religiosi e realizza due importanti opere “Madonna dei Sette Dolori” (1982) e “Sant’Anna” (1984), per le omonime chiesette (nella foto).
Nel marzo del 1988, due anni dopo la morte del marito, la signora Hélèn Castex ha donato al comune di Vasto venti opere che abbracciano tutta la vita artistica di Filandro Lattanzio, dall’Autoritratto del 1933, fino al nudo cubista, passando per alcuni ritratti e nature morte.
Al luglio del 1996 risale l’ultima grande mostra antologica in omaggio al maestro vastese. L’anno prossimo ricorrerà il venticinquesimo dalla morte. Speriamo che l’Amministrazione Comunale si attivi per organizzare una mostra degna del valore dell’artista, magari esponendo nuovi quadri provenienti da collezioni private.
Chiudo con un frammento di un articolo di Carlo Piantoni, scritto qualche hanno fa sulle pagine di Vasto Domani: “L’artista scandisce di volta in volta il suo discorso componendo raffinatissime sinfonie cromatiche ricche di umori e di sottigliezze attorno a uno o a due colori chiave. Ogni quadro ha un suo filo conduttore, una sua profonda musicalità tonale fatta di accordi e ritmi ricorrenti… Lattanzio infatti non colora le forme, disegna, costruisce, modella nel colore riallacciandosi così alla migliore tradizione pittorica dell’Ottocento”.
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