Il Consiglio comunale di Vasto oggi ha detto no – all’unanimità – al progetto di realizzare una cava sottomarina al largo della spiaggia di Punta Penna.
La cava servirebbe al prelevamento di una ingente quantità di sabbia da utilizzare per il cosiddetto 'ripascimento' dell'arenile di Casalbordino, tra i più soggetti, negli ultimi anni, al fenomeno dell'erosione costiera.
In una lunga discussione anche il centro destra ha dovuto ammettere la preoccupazione su possibili conseguenze negative per lo stato dei luoghi della spiaggia di Punta Penna e di Punta Aderci. Alla fine della discussione - in una sala mai vista così gremita - i capigruppo e il sindaco hanno ascoltato le posizioni di Arci, Wwf, Fai, Amici di Punta Aderci, ed hanno concordato una posizione comune poi votata all’unanimità.
In sostanza il Comune di Vasto chiede alla Regione il blocco delle procedure autorizzatorie in attesa di ricevere la documentazione ufficiale dei progetti e dei pareri dei vari enti.
Documentazione che neanche il centro destra - che pur governa
Ambientalisti sul piede di guerra, metteranno in campo varie iniziative.
nda
5 commenti:
IL punto di vista di Paolo nel suo blog
http://francescopaolodadamo.blogspot.com/2010/01/lacqua-va-dove-va-laltra-acqua.html
Certo che siamo proprio masochisti. Le cave, quindi i ripascimenti, fanno parte di un progetto articolato, e purtroppo insufficiente, per proteggere o tentare di proteggere alcuni tratti di costa maggiormente a rischio erosione. Tra questi interventi c'è anche quello che riguarda 500 metri della nostra scogliera che tutti noi vediamo ogni anno sfaldarsi inesorabilmente. Opporsi alla cava, che rappresenta un'inezia rispetto ai ben altri danni che si devono evitare, si rischia di bloccare l'intero programma di risanamento.
A Jesolo col ripascimento si sono rifatti una spiaggia nuova di pacca che sembra Ipanema, moltiplicando le presenze turistiche in pochi anni, e senza terremoti e smottamenti.
http://www.mantovani-group.it/settori/lavori/ripascimenti_J.html
Sappiamo come ricoprire rapidamente di cemento la terraferma e tardiamo a proteggere la nostra costa bloccati da incubi di mostri che emergono dal mare.
Io non sottovaluterei le preoccupazioni in merito al "ripascimento" e soprattutto non paragonerei due realtà ambientali diverse come Punta Penna e Jesolo. Un prelievo considerevole di sabbia in un luogo può avere degli effetti, in un altro può averne degli altri. Le variabili che sono in gioco sono infatti molteplici e una considerazione che vuole ambire ad essere il più possibile scientifica non può non tenerne conto.
Il fatto che siano riusciti in Giappone a realizzare un aeroporto (Osaka) costruendo un'isola artificiale ad-hoc, che negli Emirate stanno realizzando promontori artificiale (Palm Island) movimentando miliardi di m3 di sabbia, non significa fare stupidi paragoni. Significa invece prendere atto che ci sono conoscenze ed esperienze a disposizione che se hanno consentito di spianare una montagna in Cina saranno utili per capire come spianare una collina in Mozambico. Ho citato Jesolo, ma potevo dire della costa romagnola o di quella pugliese, o di quella toscana. Non è che Vasto sia l'eccezione mondiale. Certo che se vai a togliere la sabbia a 10 metri dalla riva l'effetto bordo lo senti, ed è quello che fa il mare sistematicamente. Ma se lo fai a distanza giusta, come fanno in tutto il mondo, nemmeno te ne accorgi. Il porto si riempiva periodicamente di sabbia prima che costruissero il prolungamento del braccio a settentrione. Le stesse spiagge di Punta Penna e d'Erce sono il risultato di depositi che ci arrivano proprio da quelle spiagge che si sono impoverite a monte. Altrimenti dove stanno questi fiumi che le hanno alimentate? Mi viene da dire che più che donare dovremmo restituire la sabbia che abbiamo ricevuto. Però caro Alessandro qui si continua a non prendere decisioni di nessun tipo aspettando chissà quali profeti; intanto non si valuta, non si sottovaluta e non si sopravvaluta. Se qualche anno fa' avessimo pensato di ripascere la zona sotto la punta d'Erce quello scoglio non si sarebbe spaccato perchè avrebbe avuto il rincalzo della base. Molte volte è più utile consultare un ortolano che un agronomo.
Caro Cicco, mi dispiace ma non è con l'aneddotica che si può fare un discorso che possa avvalorare un'opera complessa e dagli incerti esiti come una cava sottomarina. Ti propongo di leggere l'intervento del prof. Stoppa che pone dei dubbi circa la realizzazione di questo intervento. I giudizi del prof Stoppa sono misurati e derivano da un punto di vista scientifico. E c'è scienza quando si tiene conto della complessità. Se qualche anno fa' avessimo pensato di ripascere la zona sotto la punta d'Erce quello scoglio non si sarebbe spaccato? E' un'ipotesi, non una certezza.
http://www.histonium.net/news_10513__CAVA-SOTTOMARINA-AL-LARGO-DELLA-SPIAGGIA-DI-PUNTA-PENNA,-LE-PAROLE-DEL-PROFESSOR-STOPPA-ACCRESCONO-LE-PREOCCUPAZIONI-DEGLI-AMBIENTALISTI.php
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