Cento anni fa, il 22 gennaio del 1910 la cometa di Halley appariva sui cieli della nostra città.
L’avvenimento straordinario è stato seguito con molta curiosità dai vastesi come testimoniato da alcuni articoli apparsi sul giornale locale Istonio.

Il 16 gennaio del 1910 sull’Istonio esce un primo articolo, dai toni piuttosto ironici, a firma di Francesco Pisarri: “Dunque, fra breve, avremo una visita della gentile cometa di Halley. Io ne ho letto l’annuncio sui giornali quotidiani, con un misto di curiosità e di seccatura. Di curiosità, perché anelo anch’io di fare la personale conoscenza di una di queste signore, ed aggiungere al numero delle mie sensazioni migliori o spettacolo meraviglioso che si assicura diano le comete. Anzi confesserò che, quando nel 1907 se ne annunciò un’altra, passai tutta una notte a guardare il cielo, e fui assai contrariato, quando ne riportai solo una delusione e un raffreddore”. La seccatura è dovuta al fatto che un giorno non è improbabile che una cometa “mandi all’aria questo povero nostro pianeta o ci accoppino con una fitta sassaiola, con un incendio generale o con una generale asfissia”, ma prosegue Francesco Pisarri, “con tutto il rispetto dovuto alla scienza, non bisogna troppo impensierirsi delle predizioni degli astronomi. Se avessimo dovuto credere ad esse,
Nel numero dell’Istonio del 30 gennaio, a passaggio della Cometa avvenuto, i toni sono totalmente cambiati. Capiamo insieme cosa è successo. “La sera di sabato, 22, molti curiosi accorsero al piano dell’Aragona per vedere la grande cometa australe… L’apparizione destò la più viva curiosità; ma produsse anche… delle dolorose sorprese”. Ci furono forti sbalzi di termici: si passò da temperature miti a giornate fredde con bufere di neve, per ritornare poi a temperature elevate e successivamente a quelle invernali. “Ma il violentissimo aeromoto di martedì vuol essere particolarmente ricordato per i considerevoli danni prodotti. Dai tetti volarono tegole e caddero comignoli; più d’una casa fu quasi smantellata; dai cornicioni e dai muri si scrostarono calcinacci e si staccarono mattoni; molte grondaie e persiane furono divelte e portate a grande distanza, e un denso polverone si levò fuori piazza Cavour, dove alcuni passanti furono persino gettati a terra. Al palazzotto D’Avalos, nel largo Diomede, cadde un balcone, costruito a cemento”. I danni furono ancora molti, soprattutto nelle campagne e non venne risparmiato nemmeno il secolare olmo vicino la chiesa di S.Michele.
A chiusura dell’articolo il cronista si pone questo interrogativo: “Che cosa ci preparerà ora la cometa di Halley? Vorrà proprio regalarci la fine del mondo?”. Direi proprio di no, visto che siamo ancora qui a ricordare l’episodio.
Lino Spadaccini
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