giovedì 10 dicembre 2009

Personaggi Vastesi: Luigi Peluzzo, medico ed appassionato di musica











di Lino Spadaccini
Il 10 dicembre del 1963 moriva il medico e chirurgo Luigi Peluzzo.
Personaggio di animo buono e gentile, Luigi Peluzzo nella vita ha avuto due grandi passioni: la professione medica, svolta con dedizione, sempre in aiuto delle fasce più deboli e pronto a collaborare con alcune istituzioni cittadine per aiutare le persone in difficoltà, e la musica.
Per questa sua seconda passione, nel 1956, insieme ad altri amici quali il prof. Mario Sacchetti e il dottore Giovanni de Sommain, costituì il Circolo Amici della Musica.
Questo circolo, come possiamo leggere nello statuto pubblicato dalla Tipografia Zaccagnini di P. Iezzi, era formato da persone “che amano la musica, intesa semplicemente ed unicamente come Arte, e che in essa trovano in sano e morale godimento spirituale”, ed aveva come scopo fondamentale “quello di incrementare e diffondere il culto della Musica in tutte le classi sociali, indipendentemente da ogni condizione economica, culturale e politica”. Luigi Peluzzo riposa nella tomba di famiglia presso il nostro cimitero e sulla lapide si legge la seguente iscrizione:
Dott. Luigi Peluzzo
Medico Chirurgo
16-01-1901 10-12-1963
La sua vita fu un apostolato a servizio
della scienza e del dolore
disinteresse ed abnegazione
furono le sue regole professionali
la musica fu la sua passione
in cui ritemprava lo spirito eletto
il suo ricordo vivrà imperituro
nell’affetto riconoscente dei famigliari
riposa in pace.

1 commento:

Ciccosan ha detto...

Il compianto dottor Peluzzo è stato il medico della mia infanzia. Lo ricordo come fosse ieri. Il portone a due ante, austero e protettivo in via Anelli, quasi su corso Palizzi. La saletta d'aspetto silenziosa e in penombra, con l'odore delle sigarette che il dottor Luigi fumava quasi ininterrottamente.
Quando mia madre mi introduceva nella stanza delle visite lui accennava ad un sorriso cordiale e ti sentivi subito tranquillo. Era di pochissime parole, chiedeva qualche informazione con una voce profonda che sembrava non provenisse da lui ma da ogni angolo della stanza, poi visitava. Le dita, scure di nicotina, erano fredde quando auscultava, battendole a martelletto sulle spalle, sulla schiena e sul torace.
Ma ciò che colpiva di più la mia immaginazione di bambino era il momento in cui scriveva la ricetta.
La stilografica oscillava a lungo prima di vergare il nome delle medicine; si fermava, poi riprendeva ad oscillare nel vuoto, appena sopra la carta dove avrebbe scritto con un grafia ampia, ed io immaginavo i suoi pensieri che ripassavano il mio corpo come da una cinepresa interna.
Staccava il foglietto e mentre lo passava a mia madre, che nel frattempo gli faceva le ultime mille domande, lui mi dava un buffettino e sorrideva di nuovo prima di accendersi un'altra sigaretta.