Ha preso il via questa mattina il Convegno Internazionale di Studi “I Rossetti e l’Italia", con la partecipazione di illustri studiosi provenienti da varie università italiane ed europee, con il principale scopo di approfondire alcuni aspetti ancora poco conosciuti di Gabriele Rossetti e della sua famiglia. Dopo i saluti di rito del prof. Nicolangelo D’Adamo, delegato dal Sindaco, il prof. Gianni Oliva ha introdotto i lavori e presentato la giornata. “Con l’apertura del Centro Europeo di Studi Rossettiani”, ha detto il prof. Oliva, “era quasi inevitabile che a distanza di ventisette anni, dal quel lontano 1982, anno del convegno "I Rossetti tra Italia e Inghilterra", si facesse il punto della situazione tra la famiglia Rossetti e l’Italia”.
Un’indagine impegnativa a cui sono stati chiamati gli illustri relatori, provenienti da prestigiosi atenei italiani ed europei, per esporre i temi del convegno a cominciare dalla figura del capostipite, Gabriele, esule in Inghilterra, che coltivò per tutta la vita la speranza di vedere un Italia libera e anche la speranza, un giorno, di poter tornare nella sua terra natia.
Molto interessante l’intervento del prof. Michael Caesar dell’Università di Birmingham, che ha sottolineato il periodo dell’arrivo del Rossetti in Inghilterra, quando viene presentato alla società come poeta estemporaneo, improvvisatore e anche intrattenitore. Il poeta estemporaneo è colui che davanti ad un pubblico, che determina l’argomento, il tema, le rime e l’intercalare, dopo pochi minuti di riflessione, riesce a declamare versi senza fermarsi, correggersi o tornare indietro.
Dopo il Rossetti “improvvisatore”, il prof. Tobia R. Toscano si è soffermato sul periodo dopo il 1826, fino alla cattedra al King’ College, ponendo in risalto alcuni conflitti e presunte “scorrettezze” da parte del poeta Ugo Foscolo, fino all’Ode scritta nel 1831 (“Su, brandisci la lancia di guerra”), che gli ha precluso qualsiasi possibilità di rientro in Italia.
William Spaggiari dell’Università di Milano, ha illustrato la prima opera di poesie pubblicata dal Rossetti nel 1806, delineando una poesia ancora precoce, più che altro encomiastica e filo-bonapartista, mentre Raffaele Giglio, dell’Università di Napoli, ha brevemente ricordato la figura di Pompeo Giannantonio, “a cui la critica rossettiana deve molto”, ed ha approfondito alcuni aspetti degli studi danteschi di Gabriele Rossetti.
Nella seduta pomeridiana si sono susseguiti altri autorevoli interventi: la prof. Silvia Fabrizio Costa, ha parlato di un presunto caso di plagio da parte del letterato francese Eugène Aroux; Valeria Giannantonio ha approfondito il rapporto tra Foscolo e il poeta vastese, mentre la giovane Marilena Pasquini si è soffermato sul Rossetti massone, con un breve accenno al Rossetti carbonaro. Ha chiuso i lavori un appassionato quanto appassionante intervento dello storico vastese Luigi Murolo sulla figura di Teodorico Pietrocola Rossetti, letterato e biografo del Rossetti, accennando anche al ritrovamento, avvenuto solo tre mesi fa, di un importante documento di Benedetto Maria Betti, che attesta gli studi e le conoscenze dantesche di Gabriele Rossetti quando era ancora a Vasto.
Unico aspetto negativo della giornata, mi spiace sottolinearlo, è stata la scarsa partecipazione del pubblico vastese.
Lino Spadaccini
Un’indagine impegnativa a cui sono stati chiamati gli illustri relatori, provenienti da prestigiosi atenei italiani ed europei, per esporre i temi del convegno a cominciare dalla figura del capostipite, Gabriele, esule in Inghilterra, che coltivò per tutta la vita la speranza di vedere un Italia libera e anche la speranza, un giorno, di poter tornare nella sua terra natia.
Molto interessante l’intervento del prof. Michael Caesar dell’Università di Birmingham, che ha sottolineato il periodo dell’arrivo del Rossetti in Inghilterra, quando viene presentato alla società come poeta estemporaneo, improvvisatore e anche intrattenitore. Il poeta estemporaneo è colui che davanti ad un pubblico, che determina l’argomento, il tema, le rime e l’intercalare, dopo pochi minuti di riflessione, riesce a declamare versi senza fermarsi, correggersi o tornare indietro.
Dopo il Rossetti “improvvisatore”, il prof. Tobia R. Toscano si è soffermato sul periodo dopo il 1826, fino alla cattedra al King’ College, ponendo in risalto alcuni conflitti e presunte “scorrettezze” da parte del poeta Ugo Foscolo, fino all’Ode scritta nel 1831 (“Su, brandisci la lancia di guerra”), che gli ha precluso qualsiasi possibilità di rientro in Italia.
William Spaggiari dell’Università di Milano, ha illustrato la prima opera di poesie pubblicata dal Rossetti nel 1806, delineando una poesia ancora precoce, più che altro encomiastica e filo-bonapartista, mentre Raffaele Giglio, dell’Università di Napoli, ha brevemente ricordato la figura di Pompeo Giannantonio, “a cui la critica rossettiana deve molto”, ed ha approfondito alcuni aspetti degli studi danteschi di Gabriele Rossetti.
Nella seduta pomeridiana si sono susseguiti altri autorevoli interventi: la prof. Silvia Fabrizio Costa, ha parlato di un presunto caso di plagio da parte del letterato francese Eugène Aroux; Valeria Giannantonio ha approfondito il rapporto tra Foscolo e il poeta vastese, mentre la giovane Marilena Pasquini si è soffermato sul Rossetti massone, con un breve accenno al Rossetti carbonaro. Ha chiuso i lavori un appassionato quanto appassionante intervento dello storico vastese Luigi Murolo sulla figura di Teodorico Pietrocola Rossetti, letterato e biografo del Rossetti, accennando anche al ritrovamento, avvenuto solo tre mesi fa, di un importante documento di Benedetto Maria Betti, che attesta gli studi e le conoscenze dantesche di Gabriele Rossetti quando era ancora a Vasto.
Unico aspetto negativo della giornata, mi spiace sottolinearlo, è stata la scarsa partecipazione del pubblico vastese.
Lino Spadaccini
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