

Quaranta anni fa moriva a Torino il pittore vastese Nicola Galante
Il pittore e scenografo Enrico Prampolini scriveva di lui negli anni ’20: “Nicola Galante è un rude animatore di paesaggi silenti, fatti da lui viventi e plasticamente lirici nel legno, suo elemento di genesi e di trasfusione spirituale”, e aggiungeva, “Egli è indubbiamente il più forte xilografo d’Italia”. Questo è solo uno delle tante testimonianze di apprezzamento e stima rilasciate dai tanti artisti e critici verso quell’umile ebanista, xilografo e pittore, nato a Vasto nel dicembre del 1883. Dopo aver frequentato le scuole tra Vasto e Chieti, nel 1907, Nicola Galante si trasferisce a Torino, come lui stesso ammette “principalmente per perfezionarmi nella mia professione, piuttosto che in cerca di lavoro, poiché a Vasto io e mio padre avevamo una buona bottega artigiana”.
Con l’arte nel sangue, tanta passione e voglia di riuscire, Nicola Galante diventa uno dei maggiori xilografi del tempo. Poi comincia a dipingere seguendo il proprio istinto, prediligendo le nature morte e i paesaggi. Seguiranno anni di intensa attività con tante mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, con consensi crescenti di critica e di pubblico.
Nel 1929 Nicola Galante entra a far parte del gruppo dei “Sei”, insieme a Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci.
Il critico e scrittore MarioSoldati, in occasione della prima mostra dei “Sei”, scrive del nostro concittadino: “Galante-artigiano è una falsa carta di identità- Galante è invece molto fine, molto signorile. Egli fa delle cose piccole… perché sa che è più di buon gusto, e ci sono maggiori probabilità di riuscita, a limitare la propria ispirazione e ad approfondirla”.
Nicola Galante è uno dei pochi pittori del Novecento che ha portato il nome di Vasto in giro per il mondo e per questo non dobbiamo dimenticarlo, così come lui non ha mai dimenticato la sua terra natìa impressa nelle tante tele dipinte, dove ritroviamo i suggestivi paesaggi e gli scorci della campagna vastese e i colori della nostra Marina.
Lino Spadaccini
Il pittore e scenografo Enrico Prampolini scriveva di lui negli anni ’20: “Nicola Galante è un rude animatore di paesaggi silenti, fatti da lui viventi e plasticamente lirici nel legno, suo elemento di genesi e di trasfusione spirituale”, e aggiungeva, “Egli è indubbiamente il più forte xilografo d’Italia”. Questo è solo uno delle tante testimonianze di apprezzamento e stima rilasciate dai tanti artisti e critici verso quell’umile ebanista, xilografo e pittore, nato a Vasto nel dicembre del 1883. Dopo aver frequentato le scuole tra Vasto e Chieti, nel 1907, Nicola Galante si trasferisce a Torino, come lui stesso ammette “principalmente per perfezionarmi nella mia professione, piuttosto che in cerca di lavoro, poiché a Vasto io e mio padre avevamo una buona bottega artigiana”.
Con l’arte nel sangue, tanta passione e voglia di riuscire, Nicola Galante diventa uno dei maggiori xilografi del tempo. Poi comincia a dipingere seguendo il proprio istinto, prediligendo le nature morte e i paesaggi. Seguiranno anni di intensa attività con tante mostre personali e collettive, sia in Italia che all’estero, con consensi crescenti di critica e di pubblico.
Nel 1929 Nicola Galante entra a far parte del gruppo dei “Sei”, insieme a Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci.
Il critico e scrittore MarioSoldati, in occasione della prima mostra dei “Sei”, scrive del nostro concittadino: “Galante-artigiano è una falsa carta di identità- Galante è invece molto fine, molto signorile. Egli fa delle cose piccole… perché sa che è più di buon gusto, e ci sono maggiori probabilità di riuscita, a limitare la propria ispirazione e ad approfondirla”.
Nicola Galante è uno dei pochi pittori del Novecento che ha portato il nome di Vasto in giro per il mondo e per questo non dobbiamo dimenticarlo, così come lui non ha mai dimenticato la sua terra natìa impressa nelle tante tele dipinte, dove ritroviamo i suggestivi paesaggi e gli scorci della campagna vastese e i colori della nostra Marina.
Lino Spadaccini
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