
IMBARCAZIONI, NAUFRAGI E FURFANTI
... IL MONDO DEL MARE NEI SECOLI SCORSI
Nelle mie continue ricerche di storia e curiosità locali, mi sono imbattuto per caso in un articolo scritto oltre duecentotrenta anni fa, in merito ad un tragico ritrovamento avvenuto al largo del nostro litorale. L’episodio è riportato sulla Gazzetta Universale (giornale pubblicato a Firenze dal 1773 al 1811), di sabato 23 marzo 1776.
“Nella marina di Vasto sull’adriatico”, si legge nell’articolo, “in una mattina dello scorso febbraio si vide ondeggiare fra la tempesta un bastimento. Fu subito spedita una barca per darli ajuto, ma ritrovatosi senza equipaggio fu condotto a riva, e fatte necessarie perquisizioni, si osservò del sangue sparso, un pezzo di cranio fresco, capelli ed altri segni di recente strage”. Ma da un’ispezione più approfondita della barca, fu trovato, nascosto tra le vele, un marinaio gravemente ferito.
Il superstite venne curato e rifocillato e dalla lingua che parlava si capiva che doveva trattarsi di un marinaio inglese. Fatto venire da Pescara un Ufficiale, che parlava la sua lingua, per prima cosa gli chiesero di convertirsi e “farsi cattolico”. Poi si apprese che la barca inglese era andata a Venezia con un equipaggio di sei persone a bordo; due malati furono lasciati nella città lagunare sostituiti da due italiani. Ma il capitano dell’imbarcazione mai avrebbe potuto immaginare di aver preso a bordo due malfattori, con intenzioni tutt’altro che buone: mentre viaggiavano verso le Isole Tremiti, all’alba del 16 febbraio “furono addosso ad un marinaio Inglese superstite, che per varj colpi di taglio scaricatigli sulle braccia e capo, cadde non si sa come tra le vele, e le antenne, rimase sopito, e fuori di se fino al mezzo giorno del seguente 17. Si crede che i due marinari Italiani scendessero poi sotto coperta, e togliessero la vita agli altri due marinari Inglesi, e al Capitano abbandonato al sonno, poiché in quella Camera era grande lo spargimento del sangue, e gli altri accennati segni, argomento infallibile dell’orrendo eccidio”.
Gli assassini spogliarono la barca di tutto ciò che era prezioso ed erano in grado di portare via, caricarono tutto su un battello e scapparono via, non senza aver prima praticato un foro sull’altro battello presente, per metterlo fuori uso. La provvidenza venne in soccorso al superstite e “questa barca ripiena d’acqua, colle vele gonfie, in preda a fortissimi venti, coll’unico marinaro semivivo, e rifiuto della morte, perviene meravigliosamente al lido del Vasto alle ore 22. del giorno
1 commento:
Complimenti a Lino Spadaccini per questa inedita pagina della NOSTRA storia locale.
Un grazie a nome mio, della redazione e dei numerosi lettori che ogni giorno seguono i suoi interessanti interventi.
Thank you very much indeed.
Nicola D'Adamo
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