SUOR MARIA ZOCCHI
Il 24 ottobre del 1645 moriva a Vasto suor Maria Zocchi, monaca del terz’ordine di S.Domenico.
Presso la nostra biblioteca civica è conservato un manoscritto originale scritto da fra Marcello Oliviero, suo confessore, che racconta con dovizia di particolari la vita di questa suora, vissuta in odore di santità, per la sua vita dedicata essenzialmente alla preghiera, alla sofferenza e alla privazione, una donna “straordinaria” che all’età di tre anni predisse la morte del padre, come in effetti avvenne, e che parlava con S. Domenico, attraverso l’immagine di un quadro.
Leggendo le pagine di fra Marcello, non ci sono dubbi che ci troviamo di fronte ad una “santa”, ma bisogna pur tener conto che in quasi quattrocento anni non è mai stato aperto un processo di canonizzazione, a dimostrazione forse che ci troviamo davanti ad una storia per l’epoca abbastanza “normale”.
Ecco alcuni brani tratti dal manoscritto, pubblicato integralmente nel 1992 dallo storico Luigi Murolo, nel suo libro “Le muse fra i negozi”: “Quando Suor Maria videsi vestita di questo santo abito, cercò con ogni sforzo conformarsi alla vita di S. Caterina da Siena nella povertà, ubbidienza, e castità verginale; che però si diede ad una estrema e rigida penitenza: non mangiò mai carne, mai pesce, mai uova, mai minestra, o cosa cotta, mai frutta; e benché fingesse di mangiare, altro cibo non voleva, che un tozzo di pane duro, e fiorito, acciò fosse amaro; e da sua porzione dava secretamente à poveri, da quali prendeva qualche erba di cicoria…
In questa cameretta non vi stava letto, perché mai ebbe letto, ma solo una cassetta con un Crocifisso di legno, una figura di carta di M. Vergine, ed un ufficiuolo della med. Vergine M.
Andava scalza, co’ piedi nudi anco à tempo di neve, et acqua. Mai cercò vesti alla sua madre, ne a parenti, e se l’erano offerte somme di denari li rinunziava. Mai si curò, li lavassero li panni, che portava… Accadde una volta, che Suor Maria s’infermasse gravemente di febbre… non volle mai farsi osservare, né prendere alcuno medicamento; e perché stava nella sua cameretta sopra d’una sua cassa piccola coricata, e stesa, dove stava talmente sconcia, che il capo pendeva da una parte, come fosse cadavero, e dall’altra parte pendevano le gambe con i piedi…
Portava un cilicio, che li copriva tutte le spalle, a petto; e perché desiderava uno più grande cilicio per tormentare tutto il corpo, m’impose, che ce l’avessi procurato farcelo fare; onde le dimandai vedere quello che portava per vedere la fattura di quel cilicio; mi rispose, che non era possibile per stare incastrato, e conglutinato con la sua carne; che volendo distaccarlo avveria tirato pezzi di carne non senza gran dolore…
Un giorno… per voler fare prova della sua umiltà e perfezione, li dissi: suor Maria, vogliamo aiutare questi poveri? Rispose: Come? Andiamo insieme per questa terra cercando limosina; ma per muovere à compassione le genti bisogna che andiamo ignudi tutti e due, ed ella con prontezza rispose: si, si Padre, volentieri mi spoglierò, e verrò nuda limosinando per carità di quelli poveri… perché dove è Carità, ed amore di Dio, non può esservi scandalo”.
E questo è il commento scritto da Luigi Anelli nel suo libro “Ricordi di storia vastese”: “Da una parte un monaco briccone, dall’altra una povera pazza; ed ecco come il calendario gregoriano registra sempre santi novelli!”.
Lino Spadaccini
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