venerdì 23 ottobre 2009

PD domenica le Primarie

LE PRIMARIE DEI DEMOCRATICI: PUNTO DI NON RITORNO
di Nicolangelo D'Adamo
Domenica 25 ottobre p.v. si svolgeranno le primarie per la scelta del Segretario nazionale del Partito Democratico, ovvero per confermare la scelta fatta dagli iscritti (Pierluigi Bersani) o promuovere uno degli altri due contendenti: Dario Franceschini o Ignazio Marino. Si voterà per l’intera giornata e la consultazione è aperta a tutti.
Terminerà, finalmente, un lungo tormentone, una gestazione lunghissima per la nascita di un partito nuovo frutto dell’incontro di due tradizioni politiche, comunque popolari, che stanno provando a dare risposte comuni ad uno scenario culturale, sindacale, politico, economico profondamente diverso dal secolo scorso e dagli imprevedibili sviluppi futuri, con molte variabili dipendenti dalla galoppante globalizzazione. Condivise alcune parole d’ordine, che appaiono come altrettanti paletti invalicabili, come Laicità, Mercato, Merito, Sicurezza, Sussidiarietà, non si può perdere altro tempo con qualche eccessivo protagonismo, qualche malpancismo fuori luogo o tatticismi vecchia maniera..
Il “Progetto” (perché ancora di progetto si parla) è arrivato ad un tale grado di sviluppo del percorso di sperimentazione che, nei prossimi mesi, anche i non addetti ai lavori capiranno se tutto è abortito e “la favola bella che ieri ci illuse” oggi non ci illude più, oppure l’impianto organizzativo si conferma valido, trova la sua legittimazione elettorale e congressuale ed è possibile passare alla disseminabilità del Progetto. I vertici attuali di questo partito nuovo avranno sicuramente avvertito che in periferia molti circoli sono addirittura avanti nella formazione del partito, è palpabile la voglia di favorire la crescita di un robusto Partito Democratico, si avverte un crescente interesse ed un entusiasmo partecipativo che prima non si conosceva, non devono fare altro che assecondare il cosiddetto “popolo delle primarie”, quelli che al Circo Massimo, qualche anno fa, gridavano “Unità!”, “Unità!”.
Le contumelie degli avversari, i tentativi di imitare Feltri con alcuni articoli aggressivi, la facile ironia, anzi il sarcasmo che possiamo registrare anche in periferia sui fogli locali, non dovrebbero distrarre più di tanto i Democratici veri: quelli che credono in un grande partito popolare riformista in grado di cogliere le dimensioni dei cambiamenti epocali che avvertiamo, capace di elaborare efficaci politiche di sviluppo, ma con la dovuta sensibilità e riguardo per l’”uomo”, nell’accezione più ampia del termine, in grado di interagire con i grandi movimenti politici e culturali del mondo che si pongono anche il problema dello sviluppo dignitoso di due terzi del pianeta che questa prospettiva oggi non ce l’hanno.
Un Partito Democratico che voli tanto alto, rischierà meno di rimanere impallinato.

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