

Il 7 ottobre del 1953 moriva a Roma, il pittore e poeta vastese Carlo Palmili.
Forse poco apprezzato dai suoi conterranei, Carlo Palmili ha vissuto gran parte della sua vita lontano dalla sua città natale. Oltre ad essere un valente pittore, ed aver immortalato su tela molti scorci della sua e nostra Vasto, Carlo Palmili amava poetare ed ha scritto un bellissimo inno dal titolo “Alla mia terra”, che così recita:
Forse poco apprezzato dai suoi conterranei, Carlo Palmili ha vissuto gran parte della sua vita lontano dalla sua città natale. Oltre ad essere un valente pittore, ed aver immortalato su tela molti scorci della sua e nostra Vasto, Carlo Palmili amava poetare ed ha scritto un bellissimo inno dal titolo “Alla mia terra”, che così recita:
ALLA MIA TERRA
Vasto, terra di sogni e di promesse
ch’alta sorridi al sol che nasce, come
tenera madre che rivede il dolce
figliol dopo il riposo, ascolta, ascolta,
o terra mia, il canto del tuo figlio…
O lido che t’inarchi come falce
e che raccogli i murmuri segreti
dell’adriatico mare
o vedi vaporare fra colli ed orti
immensi ulivi al sole,
e lungi del Gargano scopri il monte
fra corone di nubi ampio fuggenti;
lido che specchi rami d’aranceti
e palpiti di vele
e l’infinita azzurrità del cielo,
che di sé tutta l’anima m’inonda,
accogli, lido, la profonda voce
del devoto eremita,
che guarda e sogna e veglia sul tuo colle,
sacrato a l’arte, alla fede e al dolore!…
Tra le sue raccolte di poesie ricordiamo “Palpiti” (1926), “I canti dell’eremo” (1946), “Canti” (1947). Di rilievo anche la pubblicazione di un dramma “L’erede” (1926), una monografia su Romualdo Pantini, e una raccolta di prose “La mia vita di ieri”, dove decanta la sua terra natìa.
Carlo Palmili riposa nel nostro cimitero comunale e davanti alla lapide è ancora oggi visibile un busto con la sua immagine.
Lino Spadaccini
Vasto, terra di sogni e di promesse
ch’alta sorridi al sol che nasce, come
tenera madre che rivede il dolce
figliol dopo il riposo, ascolta, ascolta,
o terra mia, il canto del tuo figlio…
O lido che t’inarchi come falce
e che raccogli i murmuri segreti
dell’adriatico mare
o vedi vaporare fra colli ed orti
immensi ulivi al sole,
e lungi del Gargano scopri il monte
fra corone di nubi ampio fuggenti;
lido che specchi rami d’aranceti
e palpiti di vele
e l’infinita azzurrità del cielo,
che di sé tutta l’anima m’inonda,
accogli, lido, la profonda voce
del devoto eremita,
che guarda e sogna e veglia sul tuo colle,
sacrato a l’arte, alla fede e al dolore!…
Tra le sue raccolte di poesie ricordiamo “Palpiti” (1926), “I canti dell’eremo” (1946), “Canti” (1947). Di rilievo anche la pubblicazione di un dramma “L’erede” (1926), una monografia su Romualdo Pantini, e una raccolta di prose “La mia vita di ieri”, dove decanta la sua terra natìa.
Carlo Palmili riposa nel nostro cimitero comunale e davanti alla lapide è ancora oggi visibile un busto con la sua immagine.
Lino Spadaccini
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