
Per favorire l’agricoltura il sindaco Pietro Muzii, nell’aprile del 1827, promosse l’istituzione del Monte Frumentario con i fondi comunali.
Nati nel quattordicesimo secoli, i Monti Frumentari erano enti istituiti allo scopo di acquistare grano e cereali e distribuirli per la semina, favorendo così la classe più povera degli agricoltori. Nella seduta del Consiglio dei Decurioni, Pietro Muzii espose la sua iniziativa: “Signori. A far prosperare questo Comune l’agricoltura… è necessario a parer mio, che si stabilisca un monte frumentario… Là ognuno che non tanto l’avvilimento de’ prezzi de’ generi abbia ammiserita la classe de’ coloni, quanto la ingordigia di coloro, che somministrando le semenze a prezzo alteratissimo sulla ruina degl’infelici erigono il colosso della loro fortuna. Non altrimenti perciò potrà darsi un sollievo alla classe di coloro che bagnando del proprio sudore l’aratro rendono proficue le loro opere non ad essi solo, ma a tanti che con loro vivono in società sotto l'impero di un Sovrano che veglia per la felicità comune”.
L’autorizzazione per lo stabilimento del Monte frumentario avvenne con decreto del 3 marzo 1828 del
re Francesco I° .
Per ottenere le semenze, gli agricoltori dovevano fare domanda verbale presentandosi presso l’ufficio della Commissione Amministrativa di Beneficenza entro il 15 di settembre di ogni anno, e soltanto se avevano già preparato le terre da seminare.
A Vasto il nuovo istituto inizialmente ebbe vita difficile a causa di fallimenti e di qualche frode che lo spinsero fino alla rovina. Dovettero passare diversi anni prima che potesse risorgere.
Restando in tema, uno dei problemi che diede gran filo da torcere al sindaco Pietro Muzii era la questione della qualità del pane. Per decenni gli amministratori locali non fecero nulla per garantire che sulle tavole dei vastesi arrivasse un pane di grano tenero o duro che fosse, di buona qualità. Solo il Muzii rimase fermo e deciso nei suoi propositi e dichiarò guerra aperta ai panettieri: “Signori. E’ pessimo il pane bruno che si spaccia dai nostri panettieri, e voi stesso lo vedete con profondo rincrescimento. In tutti i tempi la panizzazione è stata difettosa; e progredendo la colpabilità de’ panettieri per la impunità che godono, si sono resi eccessivamente perniciosi nella ostinazione di non sostituire il buono al pessimo, decisi a non emendarsi.
Tutti gli sforzi convien fare per liberare questa Città dalla vituperevole pratica di vendersi al pubblico del pane non cotto, nero non ben manipolato, e di farina non pura”.
Nella stessa seduta, Pietro Muzii, pose l’accento anche sulla qualità del pane bianco, prodotto da un solo privato, praticamente in regime di monopolio: “…A rimuovere tale inconveniente ho indotto il detto privatario a rinunciare all’Appalto; ed ho ottenuto il contentamento de’ pubblici panettieri d’accollarsi il peso della confezione del pane bianco sotto le stesse condizioni stipolate dal medesimo… Così dalla emulazione che sorgerà tra tutti i panettieri avrasi sicuramente un buon pane, senza che il Comune soffre detrimento nella sua finanza. A buon dire, la privativa in parola sostenuta da un solo verrebbe in linea di subappalto trasferita da lui a molti, che ne assumerebbero i dritti, ed i doveri, e de’ quali ognuno si attiverebbe di migliorare il suo pane in preferenza dell’altro, onde averne maggiore smercio e conseguentemente miglio lucro…”.
In un certo senso possiamo dire che Pietro Muzii fu un precursore del libero mercato.
Secondo quanto stabilito nel Regolamento di Polizia Urbana i panettieri erano tenuti a possedere un deposito di farina sufficiente a soddisfare il consumo per almeno cinque giorni. I loro forni dovevano rimanere aperti al pubblico dalle due ore innanzi al levare del sole, sino alle due ore della notte. Il prezzo del pane veniva stabilito dal 1° Eletto del Comune ogni otto giorni.
Lino Spadaccini
Nati nel quattordicesimo secoli, i Monti Frumentari erano enti istituiti allo scopo di acquistare grano e cereali e distribuirli per la semina, favorendo così la classe più povera degli agricoltori. Nella seduta del Consiglio dei Decurioni, Pietro Muzii espose la sua iniziativa: “Signori. A far prosperare questo Comune l’agricoltura… è necessario a parer mio, che si stabilisca un monte frumentario… Là ognuno che non tanto l’avvilimento de’ prezzi de’ generi abbia ammiserita la classe de’ coloni, quanto la ingordigia di coloro, che somministrando le semenze a prezzo alteratissimo sulla ruina degl’infelici erigono il colosso della loro fortuna. Non altrimenti perciò potrà darsi un sollievo alla classe di coloro che bagnando del proprio sudore l’aratro rendono proficue le loro opere non ad essi solo, ma a tanti che con loro vivono in società sotto l'impero di un Sovrano che veglia per la felicità comune”.
L’autorizzazione per lo stabilimento del Monte frumentario avvenne con decreto del 3 marzo 1828 del
re Francesco I° .
Per ottenere le semenze, gli agricoltori dovevano fare domanda verbale presentandosi presso l’ufficio della Commissione Amministrativa di Beneficenza entro il 15 di settembre di ogni anno, e soltanto se avevano già preparato le terre da seminare.
A Vasto il nuovo istituto inizialmente ebbe vita difficile a causa di fallimenti e di qualche frode che lo spinsero fino alla rovina. Dovettero passare diversi anni prima che potesse risorgere.
Restando in tema, uno dei problemi che diede gran filo da torcere al sindaco Pietro Muzii era la questione della qualità del pane. Per decenni gli amministratori locali non fecero nulla per garantire che sulle tavole dei vastesi arrivasse un pane di grano tenero o duro che fosse, di buona qualità. Solo il Muzii rimase fermo e deciso nei suoi propositi e dichiarò guerra aperta ai panettieri: “Signori. E’ pessimo il pane bruno che si spaccia dai nostri panettieri, e voi stesso lo vedete con profondo rincrescimento. In tutti i tempi la panizzazione è stata difettosa; e progredendo la colpabilità de’ panettieri per la impunità che godono, si sono resi eccessivamente perniciosi nella ostinazione di non sostituire il buono al pessimo, decisi a non emendarsi.
Tutti gli sforzi convien fare per liberare questa Città dalla vituperevole pratica di vendersi al pubblico del pane non cotto, nero non ben manipolato, e di farina non pura”.
Nella stessa seduta, Pietro Muzii, pose l’accento anche sulla qualità del pane bianco, prodotto da un solo privato, praticamente in regime di monopolio: “…A rimuovere tale inconveniente ho indotto il detto privatario a rinunciare all’Appalto; ed ho ottenuto il contentamento de’ pubblici panettieri d’accollarsi il peso della confezione del pane bianco sotto le stesse condizioni stipolate dal medesimo… Così dalla emulazione che sorgerà tra tutti i panettieri avrasi sicuramente un buon pane, senza che il Comune soffre detrimento nella sua finanza. A buon dire, la privativa in parola sostenuta da un solo verrebbe in linea di subappalto trasferita da lui a molti, che ne assumerebbero i dritti, ed i doveri, e de’ quali ognuno si attiverebbe di migliorare il suo pane in preferenza dell’altro, onde averne maggiore smercio e conseguentemente miglio lucro…”.
In un certo senso possiamo dire che Pietro Muzii fu un precursore del libero mercato.
Secondo quanto stabilito nel Regolamento di Polizia Urbana i panettieri erano tenuti a possedere un deposito di farina sufficiente a soddisfare il consumo per almeno cinque giorni. I loro forni dovevano rimanere aperti al pubblico dalle due ore innanzi al levare del sole, sino alle due ore della notte. Il prezzo del pane veniva stabilito dal 1° Eletto del Comune ogni otto giorni.
Lino Spadaccini
Nessun commento:
Posta un commento