
Stasera è stato messo a dura prova il proverbiale self control di Don Decio. Ed alla fine la commozione ha ceduto. Ha ceduto nel momento dei ringraziamenti quando è arrivato a Peppino Ruzzi da quasi 60 anni sagrestano di S. Maria Maggiore. E' stato questo forse il momento più emozionante del saluto, anche se l'atmosfera e la solennità della cerimonia dava una tensione di come "canda si cante la prime Messe!" La chiesa affollata al massimo, il Coro Histonium, la confraternita, le autorità, non facevano altro che creare questa sensazione di grande coinvolgimento interiore. Al termine della Messa sono arrivati i saluti ed i ringraziamenti di tutte le componenti parrocchiali per i vent'anni a S. Maria Maggiore come parroco. Ci sono stati gli interventi delle suore indiane, l'ACR, dei giovani, delle catechiste, dei gruppi adulti, della confraternita, dei gabrielini, dei progettisti e dell'impresa che ha lavorato per la chiesa. Tutti hanno sottolineato l'intenso lavoro fatto da Don Decio in questi 20 anni. Oltre le iniziative per lo spirito numerosissime e non visibili, ce n'è una ben visibile, la ristrutturazione e il restauro della chiesa costati una ingente somma di denaro. Poi ha preso la parola Don Decio dicendo che voleva usare solo due verbi: "ringraziare", "chiedere perdono". Ha ringraziato tutti per le belle parole, si è commosso -come dicevamo - ringraziando Peppino il sagrestano ed ha chiesto perdono se per caso, non volendo, ci possono essere state delle manchevolezze. La festa poi si è spostata ai giardini dell'Istituto San Gabriele in un tono molto più gaio e familiare.
Don Decio continuerà a servire la Parrocchia, celebrerà Messa alla chiesa dell'Addolorata in piazza Rossetti e almeno una messa domenicale a S. Maria Maggiore.
A Don Decio gli auguri più sinceri miei personali e dei lettori del nostro blog.
Buona salute, serenità e pace. Il buon Dio continuerà ad illuminare il tuo sentiero.
Nicola D'Adamo
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