Due secoli fa gli alunni si riunivano la mattina al Carmine per la Messa e poi andavano nelle classi. Il Comune ci teneva all'istruzione. Qualche genitore si "indignava" se il figlio riceveva il classico schiaffone.
In vista del rientro in aula degli ultimi studenti vastesi per lunedì 21 settembre, concludiamo il nostro viaggio sulle origini delle scuole a Vasto.
Agli inizi dell’800 era presente solo la scuola primaria, mentre per l’introduzione di quella secondaria passarono diversi anni, vedendo costretti coloro che volevano far studiare i propri figli a spostarsi in altri centri quali Lanciano o Chieti.
L’inizio dell’anno scolastico era fissato all’inizio di novembre preannunciato da un manifesto del Sindaco “onde infervorarne i Padri di famiglia, ed infiammare gli stessi alunni”. Ecco alcuni passi di un manifesto del 1841 firmato dal sindaco Pietro Muzii: “L’amministrazione Comunale avvisa che nell’ingresso del futuro mese di Novembre incominciando il novello anno scolastico prenderanno più regolare andamento le pubbliche scuole in questo Comune. Gli alunni al suono della campana dovranno presentarvisi, riunendosi al mattino nella Chiesa Comunale del Carmine, da dove dopo ascoltata la santa messa passeranno nelle rispettive scuole. Da queste sortiranno al suono del campanello, che appositamente sarà affisso nell’atrio dello edifizio nel quale trovansi stabilite le dette scuole; rimanendone l’osservanza dell’orario affidata ad un diligente prefetto, che vi sarà destinato. L’amministrazione Comunale veglierà rigorosamente sulla condotta degl’individui che istruiscono, e di quei che sono istruiti, in quanto all’adempimento de’ rispettivi doveri relativi alla istruzione…”.
Le scuole primarie erano sorvegliate da un ispettore circondariale che, seguendo disposizioni ben precise, ogni mese vidimava i registri riguardanti le presenze degli alunni ed il loro profitto scolastico e si occupava anche delle situazioni riguardante l’ordine pubblico. A tal proposito, nel nostro archivio storico si conservano diverse lettere scritte da un noto personaggio, il canonico Florindo Muzii, indirizzate al Sindaco, con le quali venivano denunciati i vari problemi scolastici. In una di queste, Florindo Muzii riferisce in merito ad uno schiaffo dato dal maestro ad un alunno: “Questa mattina nella scuola di Belle lettere il giovanetto Teodoro Pietrocola à ricevuto dal Maestro uno schiaffo, che à suscitato l’indignazione del di lui Padre D. Luigi; il quale è venuto meco a dolersene, e sento che abbiane ritolto il figlio dalla scuola.
Bisognerebbe in tale occasione, s’ella lo approva, di compatire il Maestro, che forse trovasi di poco buon umore; e nel tempo stesso indurre esso D. Luigi a ricondurre il figlio in una scuola, che avrebbe a tollerare per altri pochi mesi. Dico così per un certo comune decoro; onde non si discrediti ulteriormente l’Istituto. Ella potrà avvalersi di tali mie notizie in massima riserba, e combinare l’occorrente: ond’io non comparisca avverso al Maestro, per miei giusti fini”.
Lino Spadaccini
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