lunedì 14 settembre 2009

La scuola a Vasto 200 anni fa




Facciamo un passo indietro di duecento anni per vedere com’era la situazione scolastica a Vasto e nel distretto, attraverso una memoria scritta dello storico vastese Benedetto Maria Betti, indirizzata all’Intendente:
“Il Distretto a numero rotondo, à 70 individui. Ad un per 70 almeno dovrebbe dare 1000 alunni alla pubblica istruzione. Qual vuoto!… Ogni quattordici famiglie non avrebbero che un solo ad istruirsi. Ma noi per ogni 30 famiglie abbiamo appena un alunno. Ecco dunque qual orribile maggior vuoto!… Quando una società non conosce né Religione né Principato, l’immoralità debacca e si generalizza; i ladri formicolano; gli scellerati cuoprono e turbano tutta l’estensione della terra. Intanto i ciechi Padri di famiglia, nella loro rozezza ed immoralità credon di avere un interesse a non mandare i figli alla scuola. Il volgo non vuol privarsi di essi, perché l’impiega alle faccende domestiche di giornata, e perciò li nega alla pubblica istruzione…
Se gli alunni non corrispondono che ad un solo per ogni 150, le alunne non si presentano che in ragione quasi di una per ogni mille e cinquecento… Nella istituzione della pubblica istruzione, sul bisogno del momento, disse il Governo: ogni luogo à il suo Parroco. Questi sa leggere e intende il Latino; può dunque istruire a leggere e scrivere dal Latino… Ma posteriormente si vide che qualcuno di questi Parrochi nient’altro intendeva che il latino del Breviario, e del Messale… Si rimuovano ove il Governo può vantaggiare la condizione della pubblica istruzione con soggetti più colti, e non addetti ad altr’opera.
E’ lo stesso delle istitutrici. Si istallarono allora delle donne che non sapevano leggere e scrivere, ma solo sapevano far calze, merletti ecc. Ma oggi che la cosa è stabilita perché non migliorarsi?…
Bisogna in ogni canto che li Comuni diano fissamente all’istruzione pubblica degli alunni e delle alunne due pubblici locali ben forniti di panche, sedie… Se l’istruzione farsi in propria casa dagl’istitutori; e dalle istitutrici, il precitato edifizio integralmente, l’istruzione è elusa. Le faccende domestiche delle istitutrici, e degli istitutori s’immischiano colla pubblica istruzione. Questa è da farsi in un pubblico locale esposto alla sorveglianza de’ Sindaci, de’ Decurioni e più de’ Padri. L’orario così di entrata, e uscita degli alunni e degli istitutori delle alunne e delle istitutrici non sarà turbato”
Lino Spadaccini

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