domenica 20 settembre 2009

Festa del Santo Patrono: stasera la statua di San Michele viene portata a S. Maria Maggiore

Stasera (Domenica) alle ore 18 la statua di San Michele Arcangelo verrà portata in processione fino a S. Maria Maggiore dove rimarrà esposta ai fedeli fino al 30 settembre.
Ma prima la statua del Santo Protettore veniva portata alla Chiesa del Carmine, non a S. Maria Maggiore: ripercorriamo allora alcune vicende storiche, fatte anche di polemiche e litigi ormai sepolti, che hanno portato alla decisione di utilizzare la chiesa di S.Maria per la festa del Patrono.
Nel 1838, durante i lavori di ampliamento della chiesa patronale, la statua del Santo fu trasferita nella chiesa di S. Giuseppe, ma una sede più adatta era al vaglio degli amministratori cittadini. Nella seduta del consiglio del 29 aprile 1842, l’allora Sindaco Pietro Muzii espose ai decurioni l’idea di portare il culto di San Michele nella chiesa del Carmine: “... La detta Chiesetta rurale, essendo angusta, si pensò di ampliare mediante due cappelle laterali, le quali sono in costruzione. Riflettendo che al Santo protettore della nostra Patria ogni convenienza suggerisca di erigere una decente Chiesa nel seno del nostro abitato, m’indusse di pregare il nostro Monsignor Arcivescovo a permettere che il culto di San Michele sia trasferito anche nella bella Chiesa urbana del Carmine ora di patronato comunale… Così detto tempio, potrebbe esser decorato dal titolo di Chiesa di San Michele e del Carmine… Allora la festa degli 8 di Maggio si celebrerebbe nella cappella rurale e la festa de’ 29 di Settembre si solennizzerebbe nella novella Chiesa Urbana. Fino a che però la costruzione delle due cappelle non sarà perfezionata in essa chiesetta suburbana attualmente ingombra di materiali si farà anche la festa di Maggio nella Chiesa del Carmine…”.
Per quasi ottanta anni la statua del Protettore venne regolarmente portata nella chiesa del Carmine per le solenni festività, ma il 22 giugno del 1921, accadde un episodio increscioso, che portò a polemiche e scontri anche duri tra la Congrega di Maria SS. del Carmine e la Congrega del SS. Sacramento e Sacra Spina: alcuni cittadini, capeggiati dal parroco di S. Maria e dalla sua congrega, senza permesso, andarono a prendere il santo protettore nella sua cappella per portarlo in processione per le strade di Vasto, ma la statua, anziché far ritorno alla Chiesa del Carmine, venne portato nella chiesa di S. Maria Maggiore.
Questo gesto provocò la rivolta della Congrega del Carmine, il quale si rivolse al commissario prefettizio di Vasto ed all’Arcivescovo di Chieti per denunziare l’atto di forza dei fedeli “Mariani”.
Lo stesso Arcivescovo Monterisi, l’anno successivo, pubblicò una lettera indirizzata al popolo cristiano della Città di Vasto, dove ammonisce duramente l’atto compiuto dalla Congrega del SS: Sacramento e della Sacra Spina, definendolo illegale e irragionevole, in quanto semmai l’unica chiesa che potrebbe avanzare qualche diritto sulla processione del Patrono è solo della Cattedrale, cioè S. Giuseppe, e non certamente S. Maria.
Lo stesso vescovo scrisse al Sottoprefetto Scarciglia affinché non si modificasse il diritto del Carmine, fino a quando S. Maria non avesse ottenuto regolare sentenza giuridica nel foro ecclesiastico. Contraddicendo alla volontà dell’arcivescovo, il Sottoprefetto si armò di cento carabinieri per tutelare la pretesa di S. Maria.
“...Ingiurie, fischi, dimostrazioni, minacce di sassate e peggio, sono forza bruta, e cioè la negazione della religione e fino della civiltà”, riferiva Nicola Gizzi, priore della chiesa del Carmine, “La quale violenza sarebbe certamente apprezzata e ammirata da qualche tribù barbara africana, ma non dalla civilissima Vasto, che ne è invece profondamente nauseata”.
Nonostante le dure, quanto vane proteste, il Consiglio Comunale in data 13 settembre 1924 deliberò la revoca del voto espresso nel 1842 dal Decurionato e la richiesta all’Arcivescovo di Chieti di voler dare parere favorevole affinché si portasse la statua del Patrono nella chiesa di S. Maria Maggiore.
A questo punto il Vescovo Monterisi non potette esimersi dal dare la sua approvazione.
Lino Spadaccini

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