Dal sito ILTEMPO.IT
Tagli /Venturoni annuncia la riconversione «di cinque o sei nosocomi»
Con la riduzione delle Aziende parte del personale cambierà sede di lavoro
La nuova mappa
Colpo di scure sulla sanità solo 9 ospedali e 4 Asl
PESCARA. Tra la conclusione del G8, le rinnovate preoccupazioni per la ricostruzione post terremoto, l'anniversario dell'inchiesta di Sanitopoli, sono passate sotto silenzio in questi giorni le parole di Lanfranco Venturoni, assessore alle «Politiche della salute», e non «alla Sanità». Una sfumatura lessicale significativa in una regione nella quale non solo la ricostruzione post sisma, ma la stessa sanità è commissariata. La «longa manus» del Governo ha le fattezze di Gino Redigolo, tecnico veneto abituato a lavorare al riparo dai riflettori, poco amato dalla politica. Venturoni ha lanciato una serie di messaggi. Il primo: il 31 dicembre, ha preannunciato l'assessore con formula dubitativa, «dovrebbe terminare il commissariamento». Ciò significa che l'Abruzzo a quella data avrebbe raggiunto il pareggio di bilancio e Redigolo potrebbe andarsene serenamente altrove. La sanità tornerebbe sotto la tutela della classe politica locale. Può accadere, ma al momento Roma sembra tenere sotto stretto controllo questa regione. Soprattutto, il Governo chiede interventi incisivi che la politica (a destra e a sinistra) finora non ha avuto il coraggio di attuare. Che le scelte non siano più rinviabili sembra indicarlo lo stesso Venturoni, il quale ha annunciato la chiusura di «cinque o sei ospedali» in una prima fase (ce ne sarà anche una seconda?), utilizzando la consueta formula della «riconversione»: non saranno proprio chiusi, diventeranno altro. Tutti i piccoli ospedali rischiano la sforbiciata, ormai inevitabile se si considera che gli ospedali più grandi, quelli dove la gente va a curarsi quando sta male sul serio, rischiano di chiudere per carenza di personale. La nuova mappa sanitaria dell'Abruzzo, una volta completate tutte le azioni (o fasi), dovrebbe prevedere non più di nove ospedali: Teramo, Giulianova, L'Aquila, Avezzano, Sulmona, Pescara, Chieti, Lanciano e Vasto. Su tutti gli altri è destinata ad abbattersi la scure della Regione, che finora ha cercato di prendere tempo e di resistere al pressing del Ministero della Salute che sollecita con insistenza il drastico ridimensionamento dell'offerta ospedaliera in Abruzzo. Non basta. La notizia che fa più rumore, ufficializzata da Venturoni, è il progetto di dare vita a quattro Asl provinciali (in pratica l'accorpamento delle Asl dell'Aquila e di Avezzano-Sulmona e di quelle di Chieti e Lanciano-Vasto). E' una misura già prevista nel Piano sanitario regionale, che però istituiva contestualmente anche le Aziende ospedaliere a Chieti e L'Aquila, utili anche ai fini di un riequilibrio di ruoli a livello territoriale. Ma la creazione delle aziende ospedaliere è stata sospesa in Parlamento nella conversione del decreto terremoto, e quindi qualcuno dovrà rassegnarsi a perdere la sede della Asl, L'Aquila o Avezzano, Chieti o Lanciano. Parte del personale dovrà cambiare luogo di lavoro, molti responsabili di dipartimenti e servizi perderanno i loro incarichi (ci sarà un solo capo del personale, un solo capo del Dipartimento tecnico e così via). Si risparmierà, ma se l'operazione sarà affrettata e male organizzata (come capita spesso da queste parti), senza procedure certe e meditate, si rischia di peggiorare l'esistente. I maligni (ma bene informati) insinuano che a spingere il centrodestra verso le 4 Asl è, più che la sete di fare economia, la volontà di trovare una strada per rimuovere gli attuali direttori generali, tecnici con i quali Redigolo sta lavorando con risultati positivi nella riduzione dei debiti e nella riorganizzazione delle aziende, ma indigesti alla politica perché espressioni del precedente governo regionale. D'altra parte non fanno mistero in proposito gli uomini di An, che in più di un'occasione hanno annunciato il disegno di riappropriarsi al più presto delle poltrone Asl. Venturoni ha pure parlato della creazione di due centri per gli acquisti in Abruzzo, uno per Chieti-Pescara e uno per L'Aquila-Teramo. Tutte ottime idee, ma da almeno un anno la programmazione sanitaria è arenata ed è difficile immaginare una così ampia rivoluzione in tempi rapidi. L'assessore e il presidente Gianni Chiodi dovranno imprimere una svolta, dopo la parziale soluzione del caso «Villa Pini». Parziale, perché le somme incassate finora da Vincenzo Angelini bastano a coprire due mesi e mezzo dei sei-sette mesi di stipendi arretrati maturati dai dipendenti. C'è il rischio del fallimento, comunque di una fase ancora tumultuosa nella sanità privata. Mentre l'inchiesta della Procura di Pescara su Sanitopoli annuncia ulteriori sviluppi, a destra, oltre che... a manca.
15/07/2009
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