
Raffaele Mattioli, un grande italiano.
(Vasto 1895 – Roma 1973)
Mattioli è forse la personalità di maggior spicco, di cui Vasto possa vantare i natali. Al vertice della Banca Commerciale Italiana dal 1933 al 1972 è il banchiere che ha orientato l’economia italiana nel ventennio fascista e nel dopoguerra, nei difficili anni della ricostruzione. Ma fu anche un uomo di lettere che promosse la cultura in Italia. E’ vissuto buona parte della sua vita a Milano.
Ai vertici della Banca Commerciale. Nato a Vasto il 20 marzo 1895, Raffaele Mattioli, nel 1922, appena ventisettenne, vinse il concorso per l’importante posto di Segretario Generale della Camera di Commercio di Milano. Ad agevolare l'ingresso di Mattioli alla Banca Commerciale Italiana (Comit) nel 1925 fu la sua amicizia con Giuseppe Toeplitz, diventato il padrone assoluto della banca. Nel 1933 Mattioli succedette a Toeplitz come amministratore delegato della Comit.
Presto imparano a conoscerlo anche all'estero. "The fabulous Italian banker", scrissero di lui in America.I rapporti politici. Pur essendo un autentico liberal-progressista, Mattioli tenne ottimi rapporti anche con Mussolini e il suo entourage, non rinunciando poi a lunghe conversazioni con il comunista Togliatti.
In quegli anni la Comit diventò un'università "segreta" della nuova classe dirigente italiana: vi si studiano Keynes, il laburismo inglese, il fabianesimo, il New Deal americano. In quegli anni furono assunti alla Comit, tra gli altri, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Guido Carli che nel dopoguerra sono diventati rispettivamente segretario del partito repubblicano, segretario del partito liberale, governatore della Banca d’Italia. Assieme ad altri due protagonisti della vita economica italiana: Enrico Cuccia (pupillo di Mattioli) e Cesare Merzagora. Nel 1942 Mattioli partecipò alla stesura del manifesto del Partito d'Azione, ma allo stesso tempo lavora al salvataggio di casa Savoia. Nel 1960 fu nominato presidente della Comit.
Finanziò la casa della cultura di Rossana Rossanda e una lunga serie di iniziative legate alla cultura, al teatro e all'arte. Morì a Roma il 27 luglio 1973.
Una lapide in corso De Parma a Vasto ricorda la sua casa natale, donata alla città, ora sede della Biblioteca Mattioli.
(Vasto 1895 – Roma 1973)
Mattioli è forse la personalità di maggior spicco, di cui Vasto possa vantare i natali. Al vertice della Banca Commerciale Italiana dal 1933 al 1972 è il banchiere che ha orientato l’economia italiana nel ventennio fascista e nel dopoguerra, nei difficili anni della ricostruzione. Ma fu anche un uomo di lettere che promosse la cultura in Italia. E’ vissuto buona parte della sua vita a Milano.
Ai vertici della Banca Commerciale. Nato a Vasto il 20 marzo 1895, Raffaele Mattioli, nel 1922, appena ventisettenne, vinse il concorso per l’importante posto di Segretario Generale della Camera di Commercio di Milano. Ad agevolare l'ingresso di Mattioli alla Banca Commerciale Italiana (Comit) nel 1925 fu la sua amicizia con Giuseppe Toeplitz, diventato il padrone assoluto della banca. Nel 1933 Mattioli succedette a Toeplitz come amministratore delegato della Comit.
Presto imparano a conoscerlo anche all'estero. "The fabulous Italian banker", scrissero di lui in America.I rapporti politici. Pur essendo un autentico liberal-progressista, Mattioli tenne ottimi rapporti anche con Mussolini e il suo entourage, non rinunciando poi a lunghe conversazioni con il comunista Togliatti.
In quegli anni la Comit diventò un'università "segreta" della nuova classe dirigente italiana: vi si studiano Keynes, il laburismo inglese, il fabianesimo, il New Deal americano. In quegli anni furono assunti alla Comit, tra gli altri, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Guido Carli che nel dopoguerra sono diventati rispettivamente segretario del partito repubblicano, segretario del partito liberale, governatore della Banca d’Italia. Assieme ad altri due protagonisti della vita economica italiana: Enrico Cuccia (pupillo di Mattioli) e Cesare Merzagora. Nel 1942 Mattioli partecipò alla stesura del manifesto del Partito d'Azione, ma allo stesso tempo lavora al salvataggio di casa Savoia. Nel 1960 fu nominato presidente della Comit.
Finanziò la casa della cultura di Rossana Rossanda e una lunga serie di iniziative legate alla cultura, al teatro e all'arte. Morì a Roma il 27 luglio 1973.
Una lapide in corso De Parma a Vasto ricorda la sua casa natale, donata alla città, ora sede della Biblioteca Mattioli.
NICOLA D'ADAMO
DA LO SCOPRIVASTO
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