
Le feste religiose nell’800: divieto di portarsi il fucile alle processioni
Agli inizi dell’Ottocento, le feste più sentite erano quelle di S. Pietro Apostolo, di S. Maria Assunta e quella patronale in onore di S. Michele Arcangelo. Molte altre erano le feste organizzate, in particolare nelle chiese rurali, grazie alla devozione dei tanti fedeli che si adoperavano per raccogliere le elemosine necessarie per garantire una festa decorosa. Come riferisce il Marchesani, le feste di contrada erano le più semplici e “lo scampanio.. e la distribuzione di oggettini benedetti, come figure, panettini, ne formano tutta la esterior pompa”.
I programmi dei festeggiamenti erano sempre ben nutriti: essi venivano organizzati all’interno delle chiese, a cura delle confraternite, e successivamente inoltrate alla Sottintendenza per la dovuta approvazione.
Le feste erano molto importanti anche perché attiravano tanta gente e animavano il commercio. In una nota apposta su una lettera di richiesta stilata dal Priore della confraternita del Gonfalone di S. Maria, per la festa dell’Assunta, Pietro Muzii scrisse: “Dobbiamo non rifiutare i calci per non perdere il commercio che ci anima. Un po’ di accortezza nel camminare, fuori attrazione, ci assicura la incolumità. In tutti i paesi commerciali si verifica lo stesso afflusso di animali da trasporto che restano stazionarii precariamente nei luoghi dove vengono discaricati i generi che s’immettono. Sempre maggiore afflusso di bestie adatte al commercio dobbiamo desiderare pel nostro bene”.
Tanta era la gente che dai paesi vicini raggiungevano Vasto: sin dalla notte si mettevano in cammino a piedi, passando attraverso i terreni agricoli per guadagnare qualche chilometro; solo chi possedeva un carretto riusciva a risparmiarsi la non trascurabile fatica.
Molto in voga già nella prima metà dell’Ottocento erano gli spari dei mortaretti, che creavano sicuramente allegria, ma anche non pochi problemi di ordine pubblico. In una lettera del 25 giugno 1842, indirizzata al sindaco Pietro Muzii, il Sottintendente Malvica denunciava: “Signor Sindaco. E’ una pessima usanza quella di sparare entro la Città centinaia e centinaia dei così detti mortai, che scuotono i casamenti, e producono loro gravissimo danno. Presso quasi tutti i paesi civilizzati è quella venuta meno, vietandosene il costume.
La Chiesa di S. Giuseppe è già puntellata, per le rovine che cominciava: è mestieri perciò di allontanare da essa tutte quelle cose che possono tornare a suo danno, rendendola più lesionata, e più pericolante. Quindi in linea di Polizia vieto lo sparo dei mortai in quel luogo, e la prego in tutte quelle occasioni nelle quali è uso lo sparo di essi di farlo verificare d’oggi in poi fuori Portanuova”.
In occasione delle feste religiose e, in particolare, delle processioni, molto spesso il Sottintendente era costretto da emanare disposizioni ben precise in merito al possesso e all’utilizzo di armi da fuoco. Ecco due esempi: il primo è del 14 aprile del 1833: “Resta a chiunque proibito anche quei che ànno la licenza da Caccia di andare armato di fucile nella Cappella rurale della Penna, nella ricorrenza della festa, che si celebra dimani quindici andante, sotto le pene di Polizia…”; il secondo è del 20 aprile successivo: “Signor Sindaco. Ricadendo domani la solennità, così che si esegue processionalmente il trasporto della SS.ma Vergine dell’Incoronata, si servirà ella di far pubblicare per mezzo di bandi, ed affissi il divieto di assistere, ed accompagnare la sudetta processione a chiunque persona armata, sia anche colla licenza da caccia, o di sparare arma da fuoco, sia fuori, che dentro l’abitato durante la processione sudetta, tanto nell’andata, che nel ritorno…”.
Lino Spadaccini
Agli inizi dell’Ottocento, le feste più sentite erano quelle di S. Pietro Apostolo, di S. Maria Assunta e quella patronale in onore di S. Michele Arcangelo. Molte altre erano le feste organizzate, in particolare nelle chiese rurali, grazie alla devozione dei tanti fedeli che si adoperavano per raccogliere le elemosine necessarie per garantire una festa decorosa. Come riferisce il Marchesani, le feste di contrada erano le più semplici e “lo scampanio.. e la distribuzione di oggettini benedetti, come figure, panettini, ne formano tutta la esterior pompa”.
I programmi dei festeggiamenti erano sempre ben nutriti: essi venivano organizzati all’interno delle chiese, a cura delle confraternite, e successivamente inoltrate alla Sottintendenza per la dovuta approvazione.
Le feste erano molto importanti anche perché attiravano tanta gente e animavano il commercio. In una nota apposta su una lettera di richiesta stilata dal Priore della confraternita del Gonfalone di S. Maria, per la festa dell’Assunta, Pietro Muzii scrisse: “Dobbiamo non rifiutare i calci per non perdere il commercio che ci anima. Un po’ di accortezza nel camminare, fuori attrazione, ci assicura la incolumità. In tutti i paesi commerciali si verifica lo stesso afflusso di animali da trasporto che restano stazionarii precariamente nei luoghi dove vengono discaricati i generi che s’immettono. Sempre maggiore afflusso di bestie adatte al commercio dobbiamo desiderare pel nostro bene”.
Tanta era la gente che dai paesi vicini raggiungevano Vasto: sin dalla notte si mettevano in cammino a piedi, passando attraverso i terreni agricoli per guadagnare qualche chilometro; solo chi possedeva un carretto riusciva a risparmiarsi la non trascurabile fatica.
Molto in voga già nella prima metà dell’Ottocento erano gli spari dei mortaretti, che creavano sicuramente allegria, ma anche non pochi problemi di ordine pubblico. In una lettera del 25 giugno 1842, indirizzata al sindaco Pietro Muzii, il Sottintendente Malvica denunciava: “Signor Sindaco. E’ una pessima usanza quella di sparare entro la Città centinaia e centinaia dei così detti mortai, che scuotono i casamenti, e producono loro gravissimo danno. Presso quasi tutti i paesi civilizzati è quella venuta meno, vietandosene il costume.
La Chiesa di S. Giuseppe è già puntellata, per le rovine che cominciava: è mestieri perciò di allontanare da essa tutte quelle cose che possono tornare a suo danno, rendendola più lesionata, e più pericolante. Quindi in linea di Polizia vieto lo sparo dei mortai in quel luogo, e la prego in tutte quelle occasioni nelle quali è uso lo sparo di essi di farlo verificare d’oggi in poi fuori Portanuova”.
In occasione delle feste religiose e, in particolare, delle processioni, molto spesso il Sottintendente era costretto da emanare disposizioni ben precise in merito al possesso e all’utilizzo di armi da fuoco. Ecco due esempi: il primo è del 14 aprile del 1833: “Resta a chiunque proibito anche quei che ànno la licenza da Caccia di andare armato di fucile nella Cappella rurale della Penna, nella ricorrenza della festa, che si celebra dimani quindici andante, sotto le pene di Polizia…”; il secondo è del 20 aprile successivo: “Signor Sindaco. Ricadendo domani la solennità, così che si esegue processionalmente il trasporto della SS.ma Vergine dell’Incoronata, si servirà ella di far pubblicare per mezzo di bandi, ed affissi il divieto di assistere, ed accompagnare la sudetta processione a chiunque persona armata, sia anche colla licenza da caccia, o di sparare arma da fuoco, sia fuori, che dentro l’abitato durante la processione sudetta, tanto nell’andata, che nel ritorno…”.
Lino Spadaccini
Nessun commento:
Posta un commento