
Nei suoi quattro mandati da sindaco Pietro Muzii ebbe un gran da fare per mantenere la pulizia e l’ordine pubblico nelle fontane cittadine, arrivando come ultimo espediente a mettere addirittura delle persone a guardia delle fontane.
Nel maggio del 1842, Pietro Muzii, per la fontana fuori Porta Castello, propose ai decurioni la costruzione di due vasche: una da utilizzarsi come abbeveratoio, e l’altra ad uso delle lavandaie: “Ad eliminare ogni inconveniente, e per dare un comodo ad esse donne, nonché a coloro che han bisogno in quella contrada di dissetare il bestiame, ho pensato che sia opportuno il costruirvi in vicinanza una vasca animata da dette soprabbondanti acque, la quale serve ad uso di lavatojo in una sezione, e nell’altra per abbeveratojo tanto necessario in occasione delle fiere che andremo a promuovere”.
Stessi problemi per la fontana vicino Porta Palazzo. Questa la proposta dell’architetto Pietrocola per risolvere il problema dell’utilizzo della fontana, riportata nell’introduzione al progetto da lui redatto: “Vicino Porta Palazzo, a ridosso delle mura della Città, esiste in Vasto una pubblica Fontana ad uso di abbeveratojo agli animali, ove invece fissandosi diuturnamente le pubbliche lavandaje, indecentemente ne deturpano il sito con pubblico scandalo, ad evitare il quale si viene qui a progettare una vasca di pubblico lavatojo fuori della Porta, precisamente nel portico di detto muro ove nell’interno della Città si addossa l’attuale fontana”. Tre anni dopo venne approvato e realizzato un progetto studiato dall’architetto Filippo de Blasiis, per la costruzione di una balaustra di ferro da inserire sul parapetto dell’abbeveratoio degli animali, in modo da impedire alle lavandaie di continuare a strofinare i panni “che rende le acque di tal recipiente un sudiciume schifoso a qualunque animale”.
Per evitare i continui abusi il Muzii pensò di mettere due persone a guardia delle varie fontane. In una lettera del 10 luglio 1842, vennero incaricati i signori Francesco Paolo de Lollis e Giovanni de Cristoforo per il controllo della fontana fuori Porta Castello: “Ad evitare che delle degradazioni avvengono per opera di cattive persone nella novella vasca costruita sulla spianata del castello, viene essa messa sotto la sorveglianza… badando specialmente che l’acqua in essa vasca non venga allordata, dovendo servire per solo uso di poto”.
Nel 1892 il poeta Luigi Anelli ha composto un sonetto che descrive in maniera schietta e reale quello che quotidianamente succedeva attorno alle fontane.
A LA FUNDANE
— Live ‘ssa cânghe, attocch’ a mmä a ‘pparà!
— Mo’ ti sfassce la cocce, pi’ Ggisî!
È cchiî di ‘n àure chi štingh’ a ‘spittà’,
mo’ ti n’ ahìsce ca vu’ ‘pparà’ tî?!
— Mbò, mar’ a mmä! Li nnîmmure štè’ a ddà?!
Avema fa’ li prêuve?!... vija sî,
lìvele quässe, vëite ch’ à’ da fa’,
ca ji so’ pprëime e ‘m bozz’ aspittà’ cchiî!
— Prëim’ u ‘ppresse la cânghe à da šta’ èlle;
prich’ ali murta tu’ chi ni’ li schenze,
cà massäire ti cacce li videlle!...
— ‘Ccuscë ffirâuce mê si’ ddivindate?!...
Vë’ ca la huardie, vë’, št’ aéll’ annenze!
— Chiàmele, cà mi fa ‘na sicutate!...
Nel maggio del 1842, Pietro Muzii, per la fontana fuori Porta Castello, propose ai decurioni la costruzione di due vasche: una da utilizzarsi come abbeveratoio, e l’altra ad uso delle lavandaie: “Ad eliminare ogni inconveniente, e per dare un comodo ad esse donne, nonché a coloro che han bisogno in quella contrada di dissetare il bestiame, ho pensato che sia opportuno il costruirvi in vicinanza una vasca animata da dette soprabbondanti acque, la quale serve ad uso di lavatojo in una sezione, e nell’altra per abbeveratojo tanto necessario in occasione delle fiere che andremo a promuovere”.
Stessi problemi per la fontana vicino Porta Palazzo. Questa la proposta dell’architetto Pietrocola per risolvere il problema dell’utilizzo della fontana, riportata nell’introduzione al progetto da lui redatto: “Vicino Porta Palazzo, a ridosso delle mura della Città, esiste in Vasto una pubblica Fontana ad uso di abbeveratojo agli animali, ove invece fissandosi diuturnamente le pubbliche lavandaje, indecentemente ne deturpano il sito con pubblico scandalo, ad evitare il quale si viene qui a progettare una vasca di pubblico lavatojo fuori della Porta, precisamente nel portico di detto muro ove nell’interno della Città si addossa l’attuale fontana”. Tre anni dopo venne approvato e realizzato un progetto studiato dall’architetto Filippo de Blasiis, per la costruzione di una balaustra di ferro da inserire sul parapetto dell’abbeveratoio degli animali, in modo da impedire alle lavandaie di continuare a strofinare i panni “che rende le acque di tal recipiente un sudiciume schifoso a qualunque animale”.
Per evitare i continui abusi il Muzii pensò di mettere due persone a guardia delle varie fontane. In una lettera del 10 luglio 1842, vennero incaricati i signori Francesco Paolo de Lollis e Giovanni de Cristoforo per il controllo della fontana fuori Porta Castello: “Ad evitare che delle degradazioni avvengono per opera di cattive persone nella novella vasca costruita sulla spianata del castello, viene essa messa sotto la sorveglianza… badando specialmente che l’acqua in essa vasca non venga allordata, dovendo servire per solo uso di poto”.
Nel 1892 il poeta Luigi Anelli ha composto un sonetto che descrive in maniera schietta e reale quello che quotidianamente succedeva attorno alle fontane.
A LA FUNDANE
— Live ‘ssa cânghe, attocch’ a mmä a ‘pparà!
— Mo’ ti sfassce la cocce, pi’ Ggisî!
È cchiî di ‘n àure chi štingh’ a ‘spittà’,
mo’ ti n’ ahìsce ca vu’ ‘pparà’ tî?!
— Mbò, mar’ a mmä! Li nnîmmure štè’ a ddà?!
Avema fa’ li prêuve?!... vija sî,
lìvele quässe, vëite ch’ à’ da fa’,
ca ji so’ pprëime e ‘m bozz’ aspittà’ cchiî!
— Prëim’ u ‘ppresse la cânghe à da šta’ èlle;
prich’ ali murta tu’ chi ni’ li schenze,
cà massäire ti cacce li videlle!...
— ‘Ccuscë ffirâuce mê si’ ddivindate?!...
Vë’ ca la huardie, vë’, št’ aéll’ annenze!
— Chiàmele, cà mi fa ‘na sicutate!...
Nessun commento:
Posta un commento