Luigi Anelli (1860-1944), ci tramanda l'origine di questo detto vastese ormai in disuso: Scurteche 'ssà resce!"
Un giovane vastese proprio in prossimità delle nozze, venne abbandonato dalla sua promessa sposa per un dispetto, tipico delle donne quando s'impuntano.Il giovane non si perse d'animo e di lì a poco trovò un'altra bella vastarola e se la sposò. Ma il giorno stesso delle nozze, ancora contrariato dell'abbandono improvviso, portò alla ex fidanzata proprio una bella razza (resce) che, come sappiamo, per pulirla occorre molta cautela per non pungersi e per non escoriarsi le mani con la pelle ruvida del pesce. Buttandole il pesce sul tavolo, le disse appunto "scurteche 'ssà resce", come a dire "ora sbrigatela tu ad ingoiare il rospo dell'invidia".
Come nota aggiungo che la pelle della razza veniva recuperata dalle mamme volenterose ed usata come una specie di carta abrasiva fine per ripulire oggetti metallici ossidati.
a cura di Francescopaolo (Cicco) Spadaccini
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